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a cura di Maurizio Melis
800 metri per rendere innoqua la CO2
E' possibile conciliare combustibili fossili e ambiente? Spezzare
l'equazione petrolio (o gas naturale, o carbone) uguale emissioni
di anidride carbonica? La risposta l'abbiamo da sempre sotto gli
occhi, sotto forma di una delle più belle catene montuose
al mondo, estesa lungo tutte le alpi orientali: le dolomiti. Ecco
come si trasforma l'anidride carbonica, il gas che
sta cambiando il clima, reagendo con gli altri minerali del sottosuolo
in milioni di anni. Ed ecco dove vogliono spedirla i geologi e
gli ingengneri che in tutto il mondo lavorano alla tecnologia
di cattura e sequestro geologico dell'anidride carbonica
(Carbon Capture and Sequestration - CCS).
L'idea non è nuova, per la verità, ed è
concettualmente molto semplice: la CO2 viene intercettata
e separata dai fumi di scarico, per esempio, di una centrale termoelettrica
o di una raffineria. Questo processo è detto di "cattura".
Poi, la CO2 viene compressa fino alla liquefazione e trasportata
da un sistema di tubi al sito del sequestro, dove è pompata
nel sottosuolo. A partire dagli 800 metri di profondità
le condizioni di pressione la mantengono liquida, e scegliendo
il sito con le caratteristiche mineralogiche e geologiche giuste,
viene intrappolata definitivamente. Da decenni, soprattutto in
America, si pratica l'iniezione dell'anidride carbonica all'interno
di giagimenti di petrolio per migliorarne il rendimento. La CO2,
infatti, da un lato aiuta a mantenere il giacimento in pressione,
dall'altro "lava" la roccia come un solvente, favorendo
il distacco del petrolio.
Ma da quando si è iniziato a pensare alla CCS come soluzione
al problema dell'effetto serra, sono nati diversi impianti sperimentali.
A Weybourn, in Canada, c'è il primo e il più importante:
vi si seppelliscono 5000 tonnellate di CO2 al giorno, e gli italiani
dell'INGV (Istituto di Geofisica e Vulcanologia) sono stati tra
i protagonosti del progetto. Il nostro paese, infatti, è
ricco di competenze in questo campo, soprattutto per l'elevata
sismicità della Penisola e la presenza nel suo sottosuolo
di numerosi giacimenti naturali di CO2.
Qualche dubbio, ma non per gli esperti
Se è la fase di cattura quella che pone i maggiori
problemi di costo, è invece lo stoccaggio geologico che
solleva più preoccupazioni da parte di alcune organizzazioni
ambientaliste, rappresentate in Italia a livello politico soprattutto
dai Verdi, ma infondate secondo la comunità scientifica.
Le principali obiezioni riguardano la sicurezza del confinamento
della CO2: potrebbe sfuggire - si dice - tornando in atmosfera
e vanificando così gli sforzi o, peggio, causando un danno
alla salute pubblica.
L'argomentazione è la seguente: è vero che da 30
anni si pratica in varie circostanze il sequestro della CO2 senza
fughe, ma cosa sappiamo di quel che può accadere tra 200
o 300 anni? Questo tipo di argomentazioni, che fanno leva su paure
irrazionali, non contribuiscono alla causa dell'ambiente. Sono
invece un esempio di quei casi in cui, come accade spesso, i principali
depositari delle competenze sull'argomento non vengono ascoltati.
il riferimento evidentemente è alla ricerca. Tutti i dati
scientifici infatti puntano in direzione opposta.
I geologi sono in grado di produrre una quantità di dati
e motivazioni a sostegno della sicurezza della procedura di stoccaggio
geologico. Vi sono molti modi per ottenere l'imprigionamento definitivo,
o il dissolvimento della CO2 all'interno di opportune strutture
sotterrane. Definitivo, va sottolineato, anche in caso di violenti
terremoti [vedi riquadro a fianco].
Le obiezioni al sequestro, insomma, sembrano essere più
dettate da contrapposizione ideologica. Un ruolo potrebbe giocare
il timore che i combustibili fossili possano riprendere quota
nell'opinione pubblica, o che la tecnologia della cattura e sequestro
possa sottrarre risorse alle rinnovabili.
Spesso si fa anche confusione tra CCS e il cosiddetto "carbone
pulito". Si tratta di un accostamento improprio: infatti
con "carbone pulito", attualmente, si intende la rimozione,
dai fumi della combustione del carbone, delle sostanze più
inquinanti come le polveri e i composti dello zolfo e dell'azoto.
Una pratica che lascia del tutto irrisolto il problema della CO2,
comunque liberata in atmosfera. Il sequestro apre invece la prospettiva
di un carbone a emissioni zero: niente CO2, ma nemmeno
polveri e sostanze inquinanti, che potrebbero essere pompate anch'esse
nel sottosuolo. I geologi lo assicurano, ciò non modificherebbe
le condizioni chimico fisiche in profondità perchè
quelle stesse sostanze sono del tutto comuni nelle viscere della
terra, dove trovano naturalmente dimora depositi di andidride
carbonica e altri gas, oltre a composti a base di zolfo e azoto
che col tempo vanno a formare le rocce.
Un ponte verso le rinnovabili
Rispettivamente per 50 e 70 anni, petrolio e gas naturale
saranno ancora disponibili, ma a costi sempre crescenti, e d'altronde
già adesso quasi priobitivi. Il loro utilizzo per la produzione
di energia elettrica dovrebbe perciò essere limitato a
vantaggio di un uso più razionale come fonte di materie
prime e, nel caso del gas, per la distribuzione capillare nelle
case.
Per il carbone il discorso è diverso. Quella che attuamente
è la più inquinante delle fonti fossili (a causa
delle polveri e dei vari composti chimici che libera durante la
combustione); e la fonte a più altro tenore di carbonio,
quindi la peggiore in termini di emissioni di CO2, potrebbe cambiare
completamente volto grazie alla CCS. Inoltre, ci sono riserve
per 200 anni a prezzi convenienti.
E allora? Addio rinnovabili?
Certamente no... Solo le rinnovabili hanno il respiro necessario
per risolvere il problema energetico sul lungo periodo. La CCS,
d'altronde, non è nemmeno una fonte di energia. E neppure
è pensabile produrre tutta l'energia che serve solo dai
fossili. Le rinnovabili sono indispensabili e lo saranno sempre
di più in futuro. Questo lo detta non l'ottimismo, ma i
trend di mercato. Tuttavia la transizione a cui dovrà necessariamente
andare incontro il quadro mondiale della produzione enrgetica
sarà lunga e lenta, specialmente nei prossimi decenni.
E non è realistico aspettarsi che migliaia di centrali
termolelettriche in funzione, con decenni di aspettativa di vita
davanti (300 a carbone nella sola Cina), vengano improvvisamente
dismesse e sostituite da pale eoliche e pannellil solari.
La CCS si propone allora come un realistico "ponte a emissioni
zero" verso un nuovo mondo a base di rinnovabili, garantendo
nel frattempo un'immediata riduzione delle emissioni di CO2, per
la quale non possiamo attendere decenni.
Un chilo di CO2... fanno 40 centesimi
Attualmente cattura e sequestro della CO2 costano
70$ a tonnellata: troppo per un'applicazione generalizzata.
Ma i progressi nella tecnologia di cattura - è
lì che si concentrano i costi - sono ancora tutti
a venire. Nell'arco di 5 o 10 anni il processo dovrebbe
divenire sensibilmente più economcio. Se a ciò
si accompagnerà una adeguata politica di tassazione
delle emissioni (diciamo 30$ o 40$ a tonnellata), allora
presto (diciamo entro il 2015) il sequestro potrebbe
divenire economicamente conveniente.
23.02.08
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