I servizi e le interviste
di Moebius


La scienza del Qatar


 
   
 

a cura di Barbara Gallavotti

Nel cuore della penisola araba c'è un Paese che ha una superficie pari più o meno a quella dell'Abruzzo, e circa un milione e mezzo di abitanti; di questi appena 250.000 hanno la cittadinanza mentre. gli altri sono immigrati. Oltre a possedere fantastiche quantità di petrolio, questo Paese è la terza nazione al mondo per riserve di gas, dopo la Russia e l'Iran: tesori che a occhio e croce dovrebbero bastare per garantire ai suoi abitanti almeno un altro paio di secoli di vero benessere. Eppure i governanti di questo minuscolo mondo felice, come i re di alcune favole, hanno una preoccupazione: è vero che grazie alle risorse del sottosuolo una popolazione povera si è trovata improvvisamente straricca, tuttavia come il tesoro scoperto da Alì Babà si tratta di una ricchezza ad esaurimento, e comunque non è saggio basare su di essa tutta la propria esistenza. E dunque, per assicurarsi un futuro altrettanto prospero del presente, il regno del Qatar, perché è del Qatar che stiamo parlando, ha deciso di dotarsi di una riserva di quello che secondo molti sarà il vero petrolio del prossimo futuro: teste accuratamente educate e autonomamente pensanti. Scienziati però si comincia a diventare da piccoli, e quanto ci vuole per creare strutture di ricerca avanzate in un Paese che deve in primo luogo dotarsi di un buon sistema scolastico? Poco, se si dispone di determinazione e mezzi. Nel 1995 è stata istituita la Fondazione Qatar, con l'obiettivo di munire il regno di scuole per i più piccoli e di istituti di ricerca per i più grandi. Nel 2006 si è stabilito che il finanziamento in ricerca e sviluppo dovesse raggiungere il 2,8% del prodotto interno lordo (un obiettivo a cui da anni mira anche l'Europa, ma nonostante gli sforzi noi restiamo sotto il 2%, anche considerando gli investimenti privati). I risultati sono arrivati molto presto. Per i piccoli innanzitutto, grazie a programmi educativi studiati a partire dai tre anni di età. E per i più grandi, pronti a iniziare la loro vita lavorativa. Finanziamenti e determinazione però non bastano a creare un ambiente favorevole alla ricerca di punta se manca la giusta tradizione culturale. Quindi i ricercatori del Qatar hanno stretto accordi di collaborazione con Università dalla storia più antica e consolidata, in particolare negli Stati Uniti. Proprio dai laboratori nati grazie a una collaborazione con l'Università Cornell nell'aprile di quest'anno è giunto l'annuncio del sequenziamento del DNA della palma da dattero: un obiettivo che può apparirci folcloristico ma che permette di conoscere meglio una coltura vitale per il vicino oriente. I programmi di ricerca sponsorizzati dalla Fondazione Qatar non sono però solo di interesse regionale, al contrario molti sforzi si concentrano sullo studio delle cellule staminali, il centro strategico del settore di biomedicina, mentre altri studi puntano alle nanotecnologie. Il Parco Scientifico e Tecnologico del Qatar si occupa di ricerca sull'energia, per essere preparati all'era post combustibili fossili (difficile pensare a un utilizzo più preveggente per i proventi delle più grandi riserve di combustibili fossili del pianeta!). Si può sempre fare di meglio però e i ricercatori aspettano con ansia l'apertura del Centro di Medicina e di Ricerca Sidra, atteso per il 2012. Il centro, finanziato con 7,9 miliardi di dollari, si occuperà soprattutto di salute delle donne, infertilità e malattie infantili. Intanto il Paese dove è nata Aljazira, oggi uno dei canali televisivi più seguiti al mondo, non poteva dimenticare la divulgazione scientifica. Così la Fondazione Qatar ha promosso un reality: una sorta di Grande Fratello studiato per accrescere l'interesse dei ragazzi per la scienza. Quest'anno i partecipanti sono stati sedici, provenienti da undici Paesi arabi e selezionati fra 5600 aspiranti. Ognuno aveva un proprio progetto tecnologico da realizzare, ad esempio un caricatore per cellulari senza fili o batterie solari per fornire energia alle tende dei nomadi. Per cinque settimane i concorrenti hanno lavorato in gruppo negli attrezzatissimi laboratori della Fondazione Qatar, sotto lo sguardo fisso di un Grande Fratello dal palato decisamente raffinato. Ogni settimana una giuria indicava i progetti migliori, quelli destinati ad andare avanti. A questo punto gli esclusi non lasciavano il programma, ma si univano alle squadre ancora in gioco, perché nella scienza, si sa, l'unione fa la forza. Il premio promesso al vincitore? 300.000 dollari da investire per rendere l'invenzione dei suoi sogni un prodotto commerciabile. Meglio lottare per vedere le proprie creazioni conquistare il mercati di tutto il pianeta o per ottenere qualche anno di inviti ai talk show?

 

 

 

 

 

 

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