Buttiamo subito giù due numeri: 15% e 30%. Il
primo indica quanto si potrebbe risparmiare nel settore
agroalimentare solo grazie a comportamenti virtuosi,
il secondo quanto invece si può risparmiare facendo
interventi finalizzati a ottimizzare i consumi energetici
(c'è scritto 30: ma in realtà è
un intervallo che va da 10 al 40%, a seconda della profondità
dell'intervento. Per garantire i risultati migliori,
infatti, si deve mettere in conto una ristrutturazione
degli impianti). Se si somma tutto, si arriva al 50%,
un numero ricorrente nelle statistiche che segnalano
le potenzialità di risparmio energetico in vari
settori.
L'industria agroalimentare, quella quindi di trasformazione
degli alimenti, non fa eccezione. Con Riccardo Guidetti
e Valentina Giovenzana del DIA (Dipartimento di Ingengeria
Agraria dell'Università di Milano) cerchiamo
di capire le potenzialità generali di risparmio
energetico del settore, ma soprattutto, dove sono concentrati
gli sprechi e le opportunità. Le strategie chiave?
Applicare gli inverter (o variatori di velocità)
a pompe e ventilatori, e quando possibile recuperare
il calore e valorizzare gli scarti. Per capire meglio,
ascoltate il servizio.