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Perchè sia assimilato correttamente, il rame
deve essere somministrato all'interno dei fattori nutrizionali
in cui è naturalmente presente. Mentre non viene
assimiliato, e anzi può provocare intossicazione,
se somministrato in forma ionica, per esempio sotto forma
di sale. Ciò significa che le carenze di rame vengono
recuperate esclusivamente per via dietetica.
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Pillole di rame?
Una volta riconosciuto che il rame è fondamentale
e una sua carenza può causare diverse e gravi patologie,
non basta allora somministrarlo per ripristinarne la giusta
concentrazione nell'organismo? E non porterebbe, questo,
a dimostrare l'effettivo rapporto di causa-effetto tra queste
patologie e la carenza di rame? La risposta certamente è
sì. Ma con alcune necessarie precisazioni.
Viene istintivo pensare che il modo più semplice
di somministrare rame dietetico sia in forma ionica (quindi
come sale, es. solfato di rame). Questo è quanto
si fa normalmente, come riportato in letteratura. Ma alla
prova dei fatti questa via si è dimostrata inefficace,
infatti il rame ionico non è assimilato, perchè
non è disponibile ai processi biologici che ne hanno
bisogno. Anzi, così somministrato, il rame si comporta
da metallo pesante quale è, causando intossicazioni
gravi ed anche letali in alte dosi; mentre se ingerito occasionalmente
e in piccole dosi, in breve l'organismo se ne libera, con
danni di piccola entità ma cumulabili mel tempo.
La prova di questa mancata assimilazione del rame ionico
è data dal fatto che nessuno, in letteratura, riporta
di essere riuscito ad innalzare il valore di quei biomarkers
che segnalano la presenza di rame effettivamente disponibile
all'organismo ().
La svolta arriva con la dieta
Negli ultimi anni, numerose ipotesi sono sorte circa
il possibile coinvolgimento del rame in molte in patologie
degenerative. L'Alzheimer, in particolare, potrebbe essere
determinato da rame-carenza. A questa tesi, sostenuta da
tempo dal prof Leslie Klevay (Università del North
Dakota), sta portando un contributo notevole il prof. Benedetto
Salvato, fisiologo dell'Università di Padova che
da otto hanni ne ha fatto il principale tema della sua attività
di ricerca, e attualmente è il leader di un progetto
che vede coinvolto un team di lavoro ampio e qualificato,
distribuito in numerosi centri di ricerca sul territorio
italiano, oltre a una sperimentazione in corso in Vietnam.
Gia nel 2001 contestava l'ipotesi prionica della Encefalopatia
Spongiforme (Morbo della Mucca Pazza) e sosteneva che si
tratta in realtà di una Sindrome da Rame Deficienza
Acquisita (AcuDA) per via nutrizionale. A suo avviso molte
malattie degenerative possono in ultima analisi essere considerate
Sindrome da AcuDA, in considerazione del ruolo fondamentale
che questo micronutriente gioca direttamente o indirettamente
in molto processi biologici; mentre la variabilità
individuale e la storia clinica spiegano come le rame-deficienze
si manifestino con quadri clinici molto diversi tra loro.
Salvato ha avuto un'intuizione, ritenendo di poter aumentare
il rame biodisponibile somministrandolo tramite cibi che
lo contengono sotto forma proteica idonea, ovvero inglobato
all'interno delle proteine in cui svolge la sua normale
funzione (vedi Il
metabolismo del Rame).
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