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Gli Archeoscienziati di Qatna: archeologi post-Indiana Jones


 
 

La località in cui sorgeva Qatna, nei pressi dell'odierna Mishrife, in Siria
 
 

A cura di Maurizio Melis

Ascolta l'intervista a Daniele Morandi Bonaccossi

oppure
Scarica intervista a Daniele Morandi Bonaccossi


A Qatna si scava ormai da dieci anni. Eppure solo una piccola porzione dell'antico insediamento - risalente all'Età del bronzo e divenuto una "metropoli" dell'Età del ferro - è stata portata alla luce. Qatna è in Siria, 160 Km a Nord di Damasco, al confine con la zona arida che si estende, ad Est, nell'interno di tutto il paese. Attualmente, in corrispondeza dell'atica Qatna sorge Mishrife, ed è lì che ha sede la missione archeologica congiunta tra Italia, Germania e Siria. Per l'Italia c'è l'Università di Udine.

L'odierna Mishrife è di molto posteriore all'antica Qatna, la quale, al termine di una parbola durata migliaia di anni, fu abbandonata; e il sito rioccupato molti secoli dopo, quando ormai l'antica Qatna era stata dimenticata.

andando alle origini, le prime evidenze di una attività umana di tipo stanziale a Qatna risalgono al IX millennio a.C (parliamo quindi di oltre 10.000 anni fa). Grazie alle analisi microscopiche dei sedimenti carsici presenti nel suolo, gli Archoebotanici hanno mostrato che per 6000 anni - quindi circa dal 9000 al 3000 a.C - il territorio fu oggetto di un'intensa attività di disboscamento (in cui furono sacrificate prevalentemente querce).

Verso la fine di questo periodo, nel IV millennio a.C., si ha il primo sviluppo urbano, e contestualmente la nascita del lago antistante la città: quasi certamente un invaso artificale necessario a fornire una comoda fonte di prelievo sia per gli abitanti che per l'agricoltura.
Il cambio di passo nello sviluppo urbano si riflette anche nella nuova economia. Le analisi dei pollini ritrovati nei sedimenti del lago mostrano infatti la presenza di abbondanti coltivazioni cerealicole e di una foresta rada di ginepro. Ma fiorisce anche l'allevamento. Le analisi zooarchologiche indicano che venivano allevati ovini, caprini e suini. Tracce di queste attività si trovano lungo tutto il III e il II millenno a.C..


Vista dall'alto dei contrafforti di Qatna, alti 20 metri

E' uscito un bell'articolo su Le Scienze di Settembre, sulla storia di Qatna. E' firmato da Daniele Morandi Bonaccossi dell'Università di Udine, ricercatore in Storia e Tutela dei beni Culturali e capo della missione italiana. Al microfono ci ha raccontato la storia di questo antico centro dell'Età del ferro e le cause ambientali che portarono al suo declino. Ma ciò che emerge ulteriormente dall'intervista è in che direzione si sta muovendo l'archeologia.

Il "Cacciatore di Tesori" a cui spesso con l'immaginazione associamo la figura dell'archeologo; e l'archeologia stessa, intesa come ricerca di antichi oggetti arcani o preziosi, sono categorie che appartengono a loro volta al passato. Indiana Jones e le sue peripezie contro il sinistro Abner Ravenwood, insomma, sono un ottimo format per un film di avventura, ma nulla di più.

Una delle ragioni è che negli ultimi 20 anni hanno fatto il loro ingresso in archeologia le cosiddette "scienze dure": fisica, chimica, biologia, le cui capacità di indagine hanno aperto nuove frontiere alla archeologia. E si è completata una transizione culturale. Oggi l'archeologia non dimentica la propria "mission" di recuperare i grandi patrimoni perduti del passato, ma con lo stesso interesse guarda alla ricostruzione delle condizioni di vita delle comunità umane, del loro rapporto con l'ambiente e le risorse natuali; fino all'effetto antropico, che si registra su scala globale - ormai è chiaro - già a partire da un passato molto remoto.

Per questa ragione, sempre più spesso in futuro, l'archeologia sarà in grado di portare nuovi elementi di riflessione al dibattito generale sul rapporto tra uomo e ambiente.

Scarica intervista a Daniele Morandi Bonaccossi

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