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a cura di Maurizio Melis
Se la seconda metà dell'800
fu segnata dalla saga
della craniometria, il cinquantennio successivo
vide il trionfo dei teorici del quozionte di intelligenza,
i quali erano convinti di riuscire a misurarla tramite
i cosiddetti reattivi mentali, da cui sono discesi gli
attuali test attitudinali.
Cambia il metodo, ma il succo del discorso
è sempre lo stesso: i poveri e i derelitti sono
tali per colpa loro, e non per via di una società
profondamente ingiusta. Il loro destino è scritto
nei geni, e la loro inferioritàpuò essere
dimostrata e addirittura quantificata. Ecco come il
determinismo biologico (ancora oggi non del tutto estinto)
sopravvisse alla figuraccia del secolo precedente.
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il servizio
E' mattina quando il transatlantico arriva in vista
del porto. La prima sagoma che emerge dalla nebbia è
una figura, alta quasi 100 metri, che regge col braccio
teso una fiaccola. La si scorge appena, quando tra i
poveracci che per due settimane sono vissuti ammassati
nel ventre del transatlantico, tra sacchi e valigie
di cartone, si sparge la voce ed ecco che si leva una
babele di voci. "L'America!" gridano
Italiani, tedeschi, ebrei, polacchi, irlandesi. Tutti
ugualmente sfiniti dal viaggio, disorientati e impauriti
da un paese che non conoscono, una lingua che non capiscono,
un futuro incerto.
Sono venuti in America spinti dalla fame e dalla disperazione.
Ma prima di mettere piede sul continente, li attende
una sosta su una piccola isola appena fuori dal porto
di New York. È Ellis Island, dove l'immigrazione
americana sbriga le pratiche necessarie prima di consentire
(o negare) l'ingresso negli Stati Uniti.
E' il 1913 e per la prima volta, ai consueti controlli,
se ne aggiunge uno nuovo. Si materializza sotto forma
di una signorina armata di fogli di carta e matita,
molto cordiale. Prende da parte alcuni immigrati, li
fa sedere e chiede loro di rispondere ad alcune domande,
di tracciare dei disegni a matita (molti di loro non
ne avevano mai tenuta in mano una).
Fu così che 35 immigrati ebrei, 22 ungheresi,
50 italiani e 45 russi vengono sottoposti a un test
messo a punto dal francese Alfred Binet per identificare
i bambini leggermente ritardati al fine di aiutarli
a recuperare. L'idea è di Henry Goddard, psicologo
ed eugenetista. A differenza dello stesso Binet, di
cui distorce le intenzioni e le finalità del
test, egli era fermamente convinto che l'intelligenza
fosse un'entità ben precisa e misurabile. Ma
soprattutto ereditaria, innata e sostanzialmente immutabile.
Non solo: Goddard era convinto, e come lui molti intellettuali
dell'epoca, che ogni male della società, dal
crimine alla prostituzione alla semplice povertà
(compresa quella degli immigrati), fosse causato da
debolezza mentale.
Tuttavia, i risultati del primo tentativo di misurare
il QI, il Quoziente di Intelligenza nel primo campione
di immigrati, sorprendono lo stesso Goddard: oltre l'80%
del campione mostrava un'età mentale inferiore
ai 12 anni: mezzi imbecilli, insomma. Il dubbio che
il test potesse essere sbagliato, che misurasse non
l'intelligenza innata, ma solo la familiarità
con la lingua e la cultura americana, lo sfiorò
appena. "Moron", battezza Goddar questi uomini
scemi ma non troppo. Per i moron, sostiene, non c'è
scuola che tenga. Per loro ci sono solo due ipotesi:
confinarli in colonie o sterilizzarli. In ogni caso,
bisogna impedire loro di riprodursi. E' l'inizio di
una parabola dagli effetti devastanti.

Non appena sbarcati, gli immigrati venivano sottoposti
a varie visite per accertarne la salute e la capacità
di lavorare
Sulla stessa linea di Goddard, Lewis Terman teorizzò
una tecnocrazia dell'innatismo. Tutti, e non solo gli
immigrati, dovevano essere testati e indirizzati, a
seconda dei risultati ottenuti, a diversi mestieri.
Mezz'ora e cinque test potevano segnare un bambino per
la vita. Ma per Terman, si trattava solo di dare una
mano alla natura, che già aveva fatto il grosso
del lavoro.
"E' il posto occupato dalle cosiddette classi
inferiori nella scala sociale e industriale il risultato
della loro inferiore dotazione innata? " Questo
si chiedeva Terman, ma già conosceva la risposta.
Ogni volta che dati e pregiudizi non coincidono, Terman
da libero sfogo alla fantasia: i migliori punteggi ottenuti
dai neri provenienti dal nord degli Stati Uniti, del
nord rispetto ai neri del Sud, non alle terribili condizioni
di vita di questi ultimi, ma all'emigrazione al nord
dei neri più intelligenti. E quando scopre che
gli immigrati giunti in America da alcuni anni ottengono
risultati migliori, non lo attribuisce al fatto che
i test misuravano la familiarità con la cultura
americana, e non questa fantomatica intelligenza innata,
bensì a un peggioramento della qualità
intellettuale dell'immigrazione. Quando un ampio campione
di vagabondi risultava un po' troppo intelligente per
i suo status sociale, semplicemente ne elimina i tre
quarti, conservando solo i risultati più bassi.
Tale era la fede di Terman nell'innatismo dell'intelligenza,
che si spinse persino a calcolare il QI di eminenti
personalità del passato sulla base della loro
biografia in giovane età. Chi ne aveva poca,
magari perché veniva da una famiglia umile, finiva
per vedersi affibbiati punteggi al limite della normalità.
Faraday risultò a malapena normale. Shakespeare,
che di biografia precoce non ne aveva proprio, rischiava
di finire tra i moron. Mentre, sottoposto a test, finì
tra i moron il anche sindaco di Boston. Che essendo
ancora in vita non la prese altrettanto bene.
Robert Yerkes, riuscì a convincere il governo
a sottoporre a test tutte le nuove leve, e nel corso
della prima guerra mondiale presiedette alla somministrazione
di 1.750.000 test. Per l'occasione furono messi a punto
test scritti a dir poco improbabili. Il risultato fu
sconvolgente: metà della popolazione americana
risultava subnormale. Di fronte a una tale ecatombe,
iniziò a vacillare persino la fede nel sistema
politica. Come poteva la democrazia sopravvivere a cotanta,
irrimediabile stupidità?
Che dire
Terman, Goddard e altri eugenetisti
ritrattarono, alla fine, ma quando ormai era troppo
tardi. Il governo, preoccupato dai risultati dei test,
aveva nel frattempo posto severe quote all'immigrazione.
Centinaia di migliaia di ebrei in fuga dall'Europa,
dove nubi oscure si stavano addensando, furono rispediti
indietro. Sappiamo tutti come andò a finire.
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