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a cura di Maurizio Melis
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l'intervista a Mauro Adenzato
E' stata la Selezione Naturale a forgiare le nostre abilità
cognitive? C'è una branca della psicologia, la psicologia
evoluzionistica, che parte esattamente da questo presupposto:
la mente dell'uomo, le sue peculiari predisposizioni e la sua
organizzazione, sono frutto degli stessi meccanismi evolutivi
descritti per la prima volta da Darwin. In questa luce, la psicologia
evoluzionistica rilegge domande come: l'aggressività è
un prodotto del nostro passato di scimmie cacciatrici? La propensione
maschile per la "poligamia" ha delle basi biologiche?
L'innamoramento si può spiegare meramente in termini
biochimici?
Il fatto è che l'Uomo ha dovuto affrontare per millenni
una quantità di problemi: sopravvivere evitando di essere
ucciso dai predatori, costruire utensili, riconoscere i propri
simili, comunicare con loro, trovare un partner adatto per procreare,
allevare i figli, e infine gestire i rapporti sociali, che sono
divenuti gradualmente sempre più complessi. Tutte attività
che richiedono abilità cogitive specifiche. E chi le possedeva
in maggior misura ha avuto maggior successo nel generare una discendenza.
Per esempio, possiamo supporre che un individio dotato di migliori
strutture cerebrali deputate al linguaggio, e quindi favorito
nella comunicazione con i propri simili, abbia potuto rafforzare
la propria posizione sociale in seno al gruppo, generando una
prole più numerosa a cui ha trasmesso la propria abilità.
Vi sono, cioè, tutti gli ingredienti necessari perché
un processo evolutivo basato sulla selezione naturale possa operare.
C'è cioè un ambiente che determina delle pressioni
selettive, e il successo riproduttivo dipende dal grado di adattamento
a queste pressioni, che è determinato da una base genetica.
E il contesto culturale? Mauro Adenzato, ricercatore all'Università
di Torino e psicologo evoluzionista, precisa che cercare di
spiegare l'evoluzione della mente senza considerare il contesto
culturale è come cercare di calcolare l'area di un rettangolo
conoscenso solo la base e non l'altezza. E' infatti evidente che
il contesto culturale è, per le abilità congitive,
parte integrante del concetto stesso di ambiente: l'individuo
con buone potenzialità linguistiche, se si trova inserito
in un gruppo sociale non linguistico, non potrà infatti
trarne alcun vantaggio.
Insomma, la dotazione genetica è una condizione necessaria
ma non sufficiente. E' infatti l'ambiente che permette alle potenziali
abilità di manifestarsi, trasformandole in un vantaggio
concreto.
Un esempio interessante in questo senso è il pianto del
bambino. Il neonato è "programmato" per lanciare
un messaggio in caso di pericolo o disagio, appunto, attraverso
il pianto. Possiede cioè un corredo genetico che include
questa strategia. Tuttavia "lo sviluppo del bambino e la
formazione della sua personalità - spiega Adenzato - saranno
fortemente influenzati dalla risposta materna al pianto: cioè
a seconda che la madre sia accudente, o che invece tenda a svalutare
il messaggio di allarme lanciato dal bambino".
Il comportamento dell'individuo adulto, quindi, sarà
il risultato dei meccanismi psicologici innati, che riceve per
via genetica, e della sua specifica interazione con l'ambiente.
E' su questi meccanismi psicologici, che si trovano alla base
dell'infrastruttura cognitiva umana, e su come sono stati selezionati
in milioni di anni, che si concentra l'attenzione degli psicologi
evoluzionisti.
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l'intervista a Mauro Adenzato
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