La forsennata corsa degli spermatozoi verso l'oocita
da fecondare, quando è coronata dal successo,
termina con l'aggancio a una proteina presente sulla
superficie della meta: si chiama ZP3 ed è nota
da circa trent'anni. Non è ancora nota invece
la sua struttura tridimensionale: una informazione fondamentale
sia se si vogliono diagnosticare cause di infertilità
sia per progettare anticoncezionali che agiscano sulla
fecondazione invece di basarsi sugli ormoni (agendo
quindi sulla maturazione dell'oocita), come quelli oggi
disponibili. Un primo passo è stato compiuto
da un gruppo di ricercatori del Karolinska
Institutet di Stoccolma, autori di uno studio ZP3
appena pubblicato su Nature. Ne parliamo con Luca Jovine,
parte del gruppo di ricerca di Stoccolma.
L'AIDS italiano finisce in tribunale
Non hanno trovato un modo migliore, i due massismi esperti nazionali della
malattia, per dirimere una controversia
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Moebius è andato sulla Luna!
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Campagna 3
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