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Per piacere
Storia culturale della chirurgia estetica


 
   
 

a cura di Chiara Albicocco

Andreste in giro per tre settimane con un avambraccio fissato alla testa da una fasciatura, la mano appoggiata alla nuca? È quello che capitava nel 1500 a uomini e donne che si rivolgevano a Gaspare Tagliacozzi, antesignano dei moderni chirurghi plastici, per sottoporsi a quella che oggi chiamiamo rinoplastica. La pelle dell'avambraccio serviva per la ricostruzione del naso delle dame che volevano diventare più belle e dei cavalieri che magari ne avevano subito l'amputazione in duello. Le tre settimane erano necessarie alla formazione dei vasi sanguigni e quindi alla riuscita dell'intervento.
Non è solo dei nostri giorni l'ansia di apparire e di investire nel miglioramento del proprio aspetto, a costo di grandi sacrifici economici ma anche fisici. La differenza sta nella diffusione nell'immaginario comune delle tecniche di chirurgia estetica, e naturalmente nel notevole miglioramento di queste. Nel 1500, infatti, non si praticava né la disinfezione, né l'anestesia.
Rossella Ghigi, sociologa e docente presso l'Università di Bologna, ha indagato in cinquecento anni di chirurgia estetica, raccogliendo i risultati nel volume Per piacere, storia culturale della chirurgia estetica, edito da Il Mulino.
Ha scoperto per esempio che la cellulite è un'invenzione francese di fine Ottocento e che nei primi anni del secolo scorso era considerata anti-estetica sulla nuca e sulle caviglie femminili. Ma anche che nel 1924 il New York Daily Mirror lanciò un vero e proprio concorso di bruttezza. Primo premio, un intervento di ricostruzione estetica.

Ascolta l'intervista a Rossella Ghigi

Scarica il file audio in mp3

Il libro

Paola studia all'università e lavora il fine settimana in un supermarket per pagarsi una taglia in più di seno. Laura ha deciso di cancellare le rughe del viso con un lifting per salvare il suo matrimonio. Piero è deriso dai compagni per le sue orecchie a sventola e i genitori stanno pensando di farlo operare. Trasformare il corpo a colpi di bisturi è una pratica sempre più diffusa, ma è davvero una novità solo degli ultimi anni? E perché lo facciamo, per piacere a noi stessi o agli altri? Il libro ripercorre la storia della chirurgia estetica scoprendo insospettabili continuità nel processo che ha portato alla banalizzazione di questa pratica nell'era contemporanea. Dalla ricostruzione dei nasi tagliati nei duelli medievali alla cancellazione dell'infamia della sifilide, dalla correzione del "naso da ebreo" negli immigrati del primo '900 alla occidentalizzazione degli occhi asiatici del secondo dopoguerra, sino al corpo scolpito della donna in carriera, quello che è chiamato in causa è soprattutto l'individuo con il suo desiderio di integrazione sociale.

24.01.2011

 

 

 

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