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Ancora oggi il mare nasconde un mondo affascinante, una
meravigliosa rete di organismi e ambienti che detengono
la chiave dell'equilibrio - o disequilibrio - del nostro
pianeta.
E' per questo che centinaia di navi da ricerca sono state
e sono ancora impegnate a esplorare gli oceani di tutto
il mondo: luoghi relativamente vicini ma che, sostengono
alcuni studiosi, conosciamo meno della Luna.
La prima nave oceanografica fu l'HMS Challenger, che nel
1870 gettò le basi della oceanografia; da allora
ne sono seguite molte, e anche l'Italia ha una sua flotta.
Sono veri prodigi di tecnologia e di ingegneria. Proviamo
a conoscerli un po' più da vicino.
A cosa servono le navi da ricerca?
Ricerca scientifica stretta
oceanografia fisica: si occupa della caratterizzazione
delle acque, dei parametri chimico fisici strutturali e
ambientali come temperatura, densità e salinità.
geofisica: le navi da ricerca sono fondamentali
nello studio dei fondali oceanici e delle strutture geologiche
come le dorsali oceaniche e le zone di subduzione (dove
si trovano le famose fosse oceaniche)
correntometria: studia le correnti oceaniche e i
fenomeni di scambio delle acque superficiali e profonde,
è di grande importanza nella climatologia. La scoperta
delle dorsali oceaniche e la tettonica delle zolle
Batimorfologia
mappatura dei fondali: di fondamentale importanza
per la navigazione, la mappatura dei fondali per la creazione
di mappe batimetriche è tra le prime attività
che storicamente impegnarono i vascelli da ricerca oceanografici.
Monitoraggio ambientale
studi su inquinamento: il sistema ecologico oceanico
è ricchissimo ma molto delicato e messo a dura prova
dalle attività dell'uomo; in esso si trova la maggior
parte della biomassa terrestre e, nel futuro, diverrà
probabilmente la fonte primaria di cibo per l'umanità.
popolazioni ittiche: conoscere le dinamiche delle
popolazioni ittiche, attualmente sottoposte a un eccessivo
sforzo di pesca, è fondamentale. Per questo motivo
molti vascelli da ricerca sono attrezzati per la pesca scientifica.
flora e fauna: una varietà biologica stupefacente
si nasconde sotto la superficie degli oceani; con nuove
specie, e talvolta antiche specie che si credevano estinte,
che si aggiungono ogni anno all'incredibile bestiario oceanico.
Caratteristiche peculiari delle navi
da ricerca
Rispetto alle più diffuse navi da cabotaggio o da
trasporto passeggeri, le navi da ricerca hanno alcune necessità
particolari che ne influenzano il progetto. Eccole in sintesi.
Massima manovrabilità
Soprattutto se destinate a operazioni di campionamento del
fondale, con trivelle o carotiere, le navi da ricerca devono
essere estremamente manovrabili. Per questo motivo sono
dotate di timoni particolarmente grandi e di un'elica prodiera
- inserita nella prua e orientata perpendicolarmente alla
direzione di marcia - che permette rapidi spostamenti laterali
della prua della nave, oppure di eliche direttamente montate
su piedi orientabili in tutte le direzioni.
Minima interferenza
Le navi da ricerca sono spesso dotate di eliche intubate,
ciò per evitare che vi si aggroviglino attorno i
lunghi cavi, dotati di sensori o campionatori, che di frequente
portano al traino. Inoltre, laddove la ricerca richieda
l'uso di idrofoni o altre apparecchiature acustiche molto
sensibili, le eliche vengono costruite in modo da ridurre
al minimo i rumori, specialmente quelli causati dalla "cavitazione",
ossia la formazione di bolle d'aria che si sviluppano quando
le eliche ruotano velocemente.
Navigazione di precisione
I vascelli da ricerca hanno la capacità di navigare
seguendo rotte estremamente precise, fatto indispensabile
per gli studi idrografici e altre attività di ricerca.
Per questo sono dotate di un sistema di navigazione a precisione
centimetrica, possibile grazie all'utilizzo dei DGPS al
posto dei comuni GPS.
Stabilità
Un carotaggio non è cosa particolarmente complicata
sulla terra ferma, ma provate ad eseguirne uno dal ponte
di una nave, che oscilla, scarroccia, beccheggia. Ecco perché
molte navi da ricerca posseggono raffinati sistemi di stabilizzazione
e riduzione del rollio, e accorgimenti per aumentare la
stabilità come i serbatoi dell'acqua (o del gasolio)
comunicanti, per fare sì che il loro peso sia sempre
equidistribuito tra poppa e prua.
Quando hanno bisogno
di restare ferme nello stesso punto, le navi da ricerca
utilizzano un sistema di posizionamento dinamico, che compara
la posizione reale della nave, rilevata tramite il DGPS,
con quella desiderata, ed esegue automaticamente continue
manovre di aggiustamento, permettendo all'imbarcazione di
rimanere praticamente immobile sullo stesso punto geografico.
Uno
dei più interessanti e creativi vascelli oceanografici
è il FLIP (Floating Instrument Platform), che essendo
capace di posizionarsi verticalmente, risponde pienamente
alla richiesta di stabilità di una nave oceanografica.
Una volta giunto in loco, il FLIP allaga la poppa con 1500
tonnellate d'acqua, immergendosi per gran parte e lasciando
fuori solo 18 dei 118 metri di lunghezza complessiva del
vascello; così facendo, diventa virtualmente insensibile
alle oscillazioni dovute al moto ondoso.
Quando assume la posizione verticale, gli scienziati all'interno
del FLIP si trovano a camminare, letteralmente, sui muri.
I più diffusi strumenti scientifici
a bordo delle navi da ricerca
Navigazione
DGPS: il GPS Differenziale è più preciso
di un GPS convenzionale, e consente di stabilire la posizione
esatta di una nave in pieno oceano con una precisione dell'ordine
del
metro. Ha bisogno di ricevitori complessi e di una stazione
fissa di riferimento a terra. Oggi esistono sistemi più
semplici, che quasi eguagliano le prestazioni dei DGPS,
e vanno sotto il nome di WAAS o EGNOS.
Batimorfologia
eco-scandaglio: è un apparecchio acustico
che emette degli impulsi audio (click) e ne misura il tempo
di ritorno dal fondale marino. Lo scopo principale di un
ecoscandaglio, è quello di fornire la visualizzazione
della tipologia del fondale che scorre sotto l'imbarcazione.

multibeam: parente dello scandaglio, il multibeam
emette e riceve molti impulsi, ed è in grado di tracciare
la forma di oggetti sommersi sotto lo scafo, anziché
limitarsi a individuarne il profilo bidimensionale.
side scan sonar: anche il side scan sonar (sonar a scansione
laterale) è utilizzato per tracciare la forma dei
fondali e degli oggetti sommersi, piuttosto che per individuare
banchi pesci, ma
sviluppa i fasci acustici lateralmente, lasciando per contro
scoperta la fascia centrale, quella su cui passa il dispositivo
stesso.
Per lo più il side scan sonar è trainato a
una certa distanza dalla nave e a una certa profondità,
per minimizzare l'interferenza causata dalla rumorosità
del vascello e l'effetto dei movimenti della superficie
del mare.
Prelievo sedimenti e benthos
(il benthos: l'insieme degli organismi vegetali e animali
presenti sul fondo del mare)
benna: La benna è uno strumento di campionamento
che raccoglie sedimento "disturbato" all'interfaccia
acqua-sedimento. Un campione s'intende disturbato quando
perde la sua integrità verticale ed orizzontale e
non può essere suddiviso in strati significativi
o livelli.
draghe: Strumento generalmente utilizzato per il
campionamento
delle associazioni bentoniche, fornisce unavalutazione qualitativa
delle associazioni faunistiche presenti ed, inoltre, può
fornire uno stato complessivo dei fondali marini anche da
un punto di vista chimico-fisico.
carotiere e vibrocarotiere: sono strumenti di campionamento
del fondo marino che, a differenza della draga o della benna,
mantiene intatto il campione evitando il rimescolamento
dei sedimenti e rendendo perciò evidente la loro
stratificazione.
Oceanografia fisica
sonda multiparametrica: viene utilizzata al fine
di studiare la distribuzione, ed eventuali anomalie, dei
diversi parametri lungo la colonna d'acqua e per poter individuare
differenti masse d'acqua con caratteristiche e origini differenti.
La più comune è detta CTD: Conducibilità
Temperatura Densità; sono queste le variabili fondamentali
nella caratterizzazione della colonna d'acqua, dalle quali
si ricava anche la salinità.
campionatore multiplo di acqua (rosette): si tratta
di un complesso di bottiglie che prelevano campioni di acqua
a diverse profondità. L'acqua viene poi analizzata
e filtrata per individuarne i soluti, oppure riconoscere
gli organismi in sospensione.
Monta particolari contenitori cilindrici, aperti da entrambe
le estremità, chiamati "bottiglie di Niskin".
I contenitori possono essere chiusi uno per volta, alle
quote scelte, lanciando un comando dalla nave; sono opachi
alla luce per evitare processi di fotosintesi supplementari
una volta che la sonda è tornata in superficie.
disco di Secchi: è un semplice disco bianco
di 30 cm di diametro, inventato da un abate italiano. Viene
calato in acqua finché non scompare alla vista, serve
a misurare la trasparenza dell'acqua.
correntometro: è un apparecchio che misura
la velocità ed eventualmente la direzione delle correnti.
Funziona sfruttando l'effetto doppler.
Biologia marina
idrofono: è un microfono acquatico molto sensibile
e adatto a registrare una gamma molto ampia di frequenze
acustiche che vanno dagli infrasuoni agli ultrasuoni. E'
utilizzato per l'ascolto dei rumori del mare, ad esempio
il verso dei cetacei. cortina idrofonica: è una catena
di idrofoni, che oltre a captare i suoni provenienti dal
mare consente di individuare da quale direzione provengono.
Geologia/sismica
rilevatori gravimetrici e di campo magnetico: si
tratta di strumenti complessi, necessari nell'indagine della
geologia dei fondali marini e oceanici. Sono in grado di
rilevare le variazioni locali del campo gravitazionale e
magnetico.
pesca scientifica reti da pesca: si tratta di comuni
reti da pesca, ma più piccole e adatte a catturare
solo pochi esemplari.
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