Una nano goccia di elio liquido trasformata in laboratorio
sperimentale dove fare avvenire reazioni chimiche che
coinvolgono solo poche, fredde, molecole.
C'è tutta una chimica sconosciuta, che fino
a pochi anni fa non era nemmeno possibile esplorare,
perché non esistevano gli strumenti adatti. Siamo,
infatti, in uno di quei casi in cui è decisamente
la tecnologia a stimolare nuova ricerca di base. Parliamo
della chimica dei nano aggregati: cioè di una
tutta una chimica che entra in gioco quando sono coinvolte
poche molecole alla volta. E' una chimica che ha regole
diverse da quella tradizionale, e tuttavia è
alla base di numerosi fenomeni naturali. Per esempio,
è implicata nella formazione del buco dell'Ozono.
Il primo anello della formazione del buco nell'Ozono
è la dissociazione dell'acido cloridrico all'interno
di gocce di acqua di pochi miliardesimi di metro, sospese
nel gelo della stratosfera. Un dato riscontrato sperimentalmente,
ma rimasto fin'ora senza una spiegazione. Nella stratosfera,
la dissociazione dell'acido nelle nanogocce d'acqua
catalizza - cioè favorisce e accelera - la creazione
di cloro. È questo cloro che va poi a interagire
con l'ozono causandone la scomparsa. Una reazione ben
compresa dagli scienziati, tranne che per la sua prima
fase: come può avvenire questa dissociazione
nella stratosfera, dove la temperatura è bassissima?
Perché vi sia una reazione, infatti, le molecole
che vi prendono parte devono necessariamente avere sufficiente
energia termica (calore) da interagire tra loro. Energia
che certamente non posseggono nel gelo di quelle regioni.
Per risolvere questo enigma, i ricercatori hanno studiato
la reazione grazie ai nanoaggregati, molecole piccolissime:
le più piccole unità chimiche in grado
di prendere parte a reazioni. Questi oggetti microscopici
sono stati analizzati grazie a una tecnica innovativa,
la spettroscopia infrarossa in elio superfluido, che
consente di catturare in una goccia di elio le molecole
che compongono il nanoaggregato nel quale avviene la
reazione. L'elio è del tutto inerte chimicamente,
così la piccolissima goccia diventa un vero e
proprio "laboratorio microscopico", nel quale
è possibile studiare in dettaglio la massa e
le interazioni delle molecole che vi sono intrappolate.
Raffreddando questo microlaboratorio al di sotto dei
-272°, i ricercatori hanno finalmente potuto osservare
"in diretta" il fenomeno di dissoluzione dell'acido.
La dinamica della dissociazione è semplice:
quattro molecole di acqua e una di cloruro di idrogeno
vanno ad interagire tra loro all'interno della nanogoccia.
E
il cloruro, cedendo un protone, fa si che si generi
la più piccola goccia d'acido possibile. Ma da
dove deriva l'energia per questa reazione? La spiegazione,
sostengono gli scienziati, sta tutta in un fenomeno
detto di aggregazione molecolare: molecole "lontane"
fra loro - anche se dotate di poca energia termica -
tendono ad attirarsi, e da questo processo di avvicinamento
si genera proprio l'energia cinetica (e quindi termica)
necessaria a causare la reazione.
Uno degli aspetti più sorprendenti è che
la dissociazione si verifica sempre e soltanto quando
la quarta molecola d'acqua "cade" sull'acido
cloridrico, che nel frattempo si è già
legato ad altre tre molecole (vedi immagine).
Questo processo era ignoto, è cioè una
nuova modalità con cui le molecole possono interagire
a bassa temperatura, finora sconosciuta. Si tratta quindi
un dato molto generale, che va al di là del caso
specifico dell'Ozono. Per esempio, un tale processo
potrebbe essere responsabile, almeno in parte, della
formazione di molecole complesse nello spazio.
L'esperimento è stato condotto da ricercatori
dell'Università tedesca di Bochum, mentre parallelamente,
Marco Masi dell'INFM e dell'Università di Sassari,
ha sviluppato la teoria e simulato la reazione al computer,
fornendo così la chiave di lettura a quanto osservato.
Lo studio si è guadagnato la pubblicazione su
Science.