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a cura di Federico Pedrocchi
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il servizio
Denis Noble è l'autore di
"La musica della vita", edito da Bollati
Boringhieri.
Per presentarlo al pubblico italiano lui sale sul palco
con il curatore dell'edizione, Dario Di Francesco,
al quale fa cantare "O sole mio", e poi con
Lorna Windsor, soprano, e Christoph Denoth, chitarrista
classico.

Foto della conferenza stampa di presentazione
del libro
Se ascoltate l'audio che è andato
in onda nella puntata
n° 75 di Moebius, sentirete che questi curiosi
ingredienti stanno insieme perfettamente.
Denis Noble è uno dei più autorevoli
esponenti della ricerca biomedica degli ultimi 30 anni,
e Di Francesco, suo allievo negli anni '70 del secolo
scorso, è pure lui un ricercatore, nello stesso
campo, di livello internazionale.
Il saggio di Noble ruota intorno a una tesi di fondo:
si è data una eccessiva importanza ai geni, individuandoli
come i fondamentali rappresentanti della vita sulla
Terra. Questo ruolo gli è stato in particolare
attribuito da un saggio degli anni '70, "Il
gene egoista", scritto da un grande biologo,
Richard Dawkins, il quale sostenne che i corpi
degli esseri viventi, uomini, uccelli, cetacei, insetti,
tutti insomma, altro non sono che dei supporti "creati"
dai geni come involucri, come mezzi di trasporto nell'ambiente
naturale terrestre.
Oggi lo stesso Dawkins è decisamente meno convinto
di questa tesi, che Noble dimostra essere lontana dalla
realtà che la ricerca ha ormai ben delineato.
E' tutta la struttura delle proteine, complessa e variegatissima,
che ha un primo ruolo fondamentale negli organismi viventi;
ma è poi una generale complessità dei
corpi che va assunta in quanto tale e che non consente
di stabilire facili gerarchie. Nessuno discute l'importanza
dei geni ma, per usare un linguaggio da cinofili, si
può assegnare loro un Oscar come migliori attori
non protagonisti.
Vedete nella foto in alto Denis Noble che suona con
il chitarrista Christoph Denoth. Si tratta di un passaggio
della presentazione del libro, preceduto da una breve
scenetta nella quale Noble prende uno spartito musicale
e dice "bene, adesso suoniamo la musica",
come se per farlo bastasse tenere in mano quei fogli.
L'amico chitarrista gli risponde che non è possibile,
che le note sono solo dei segni e che la musica si fa
con gli strumenti e con dei musicisti. Le note sono
importanti ma non sono la musica.
La metafora note=geni è a questo punto
evidente.
Durante la presentazione Noble si esibisce anche in
alcune antiche canzoni occitane. Lo fa perché
fu proprio l'ascolto, per la prima volta, di questi
brani, dolci e struggenti, all'origine della intuizione
alla base del suo saggio. E per incorniciare definitivamente
il parallelo - molto efficace, indubbiamente - con la
musica, Noble chiude la sua presentazione con una performance
corale sulle note di O sole mio, nella quale tutti i
suoi ospiti sono coinvolti.
Ascoltate dunque il nostro servizio sulla conferenza
stampa più originale degli ultimi anni.
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