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a cura di Maurizio Melis
L'associazione tra il bianco e nero e uno degli oggetti simbolo
dell'era informatica sembra stridere. Eppure il mouse in questi
giorni compie ben 40 anni. Lo ha inventato Duglas Engelbart (nella
foto sopra) che assieme a 17 colleghi fondò l'Augmentation
Research Centre: un istituto in cui, dai '60 in avanti, si immaginava
come vari tipi di informazioni potessero essere mostrate e manipolate
su di uno schermo.
Il
mouse fu presentato per la prima volta allo Stanford Research
Institute il 9 dicembre del 1968, davanti a un pubblico di esperti
informatici, che all'epoca dovevano essere rari come oggi lo sono
i maniscalchi. C'è un
sito che documenta ampiamente quel frangente storico, con
il video
integrale della presentazione, durata in tutto un centinaio
di minuti.
Nel video Engelbart si trova davanti a una consolle con una tastiera
al centro (vedi foto sopra), ma l'aggeggio che ci interessa, è
quello che maneggia con la mano destra: il primo mouse della storia;
un oggetto squadrato, in legno, grande come un cartone del latte
da mezzo litro, con due rotelline sotto e un grosso bottone sopra.

Il primo mouse
Nel video si vede anche un altro strano aggeggio, simile alla
tastiera di un pianoforte con soli 5 tasti (vedi immagine sotto)
che Engelbart controlla con la sinstra e di cui si è però
persa la memoria, come di chissa quanti alti marchingengi elettronici.
Per la verità anche al mouse non andò
molto meglio, per lo meno per i successivi 15 anni. Ci volle infatti
il talento visionario di Steve Jobs, il papà della Apple,
per comprenderne e valorizzarne il potenziale.

La Chordkeyboard. A differenza del mouse, non si è
mai affermata nell'uso comune - Courtesy of MouseSite
Jobs vide il mouse per la prima volta nel 1984 a una presentazione
della Xerox, in una versione migliorata, più simile a quella
moderna, e decise immediatamente di adottarlo per il suo nuovo
personal computer Lisa, seguito a ruota da IBM e Microsoft.
C'è anche un piccolo giallo che riguarda il nome dell'oggetto.
Della forma del topo infatti la prima versione non aveva nulla:
"mattone", semmai, sarebbe stata una metafora più
adeguata. Pare infatti che mouse fosse l'acronimo di Manually
Operated User Selection Equipment, o qualcosa di altrettano
noioso. Un'etimologia davvero poco affascinante per uno degli
oggetti simbolo della nostra epoca, tanto da essere all'origine
di una malattia professionale: una tendinite detta "sindome
da mouse" che colpisce chi ne abusa.
Certezze sull'orgine del nome, comunque, non ce ne sono. Pare
infatti che lo stesso Engelbart, tutt'ora in vita, non sappia
spiegarla.
E il futuro? Beh, non è dei più rosei. La tecnologia
Touchscreen ha potenzialità di manipolazione del
conteuto di uno schermo impensabili per il mouse, ed è
destinata a soppiantarlo.
Ma si sa... dove c'è un topo, spunta sempre un gatto pronto
a fargli la pelle.
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