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di Sara Sesti*
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il servizio a cura di Federico Pedrocchi
Ho visitato la mostra "Donne alla guida della
più grande macchina mai costruita dall'Uomo"
presso l'Istituto Shenker, che, partner del progetto,
la ospita a Milano e continuerà ad ospitarla
in nelle sue belle sedi italiane (QUI
il programma). Una visita estremamente piacevole per
cui desidero esprimere la mia gratitudine a Elisabetta
Durante, giornalista scientifica, che ha ideato e realizzato
questa preziosa esposizione dedicata a ricercatrici
italiane che stanno contribuendo alla realizzazione
del grande progetto europeo LHC.
Come insegnante di Matematica, trovo molto importante
l'obiettivo della mostra di "comunicare alle nuove
generazioni un modello di donna diverso da quello, piuttosto
avvilente e tristemente omologante, che domina sui media:
un modello di donna talvolta molto giovane, ma già
avviata su un cammino di competizione internazionale
e pienamente immersa in quella che sempre più
sarà la società della conoscenza".
Per questo motivo ritengo che l'esposizione debba circolare
soprattutto nelle scuole dove avrebbe una funzione positiva
nell'orientamento delle studentesse alla scelta delle
Facoltà scientifiche, soprattutto dove si insegnano
le cosiddette "discipline dure" - Fisica,
Chimica, Matematica, Ingegneria - in cui il numero degli
iscritti negli ultimi anni ha subito un calo vertiginoso.
Il principale merito della mostra è quello di
sottrarre all'anonimato tante giovani scienziate, mostrandone
i visi (peraltro simpatici) e l'aspetto 'fisico' per
farle conoscere al grande pubblico. Nell'immaginario
comune la scienza ha infatti un volto maschile, e il
ruolo significativo svolto dalle donne nell'ambito della
ricerca dall'antichità ai giorni nostri è
poco conosciuto. Nei pannelli che riportano loro brevi
biografie, le ricercatrici vengono riprese in momenti
di lavoro quotidiano mentre progettano, costruiscono,
mettono in funzione o controllano parti del gigantesco
e complesso acceleratore di particelle LHC. Immagini
vivaci che comunicano al visitatore una sensazione di
impegno e di fatica, ma anche di gioia e di soddisfazione
per il fatto di partecipare a un progetto importante.
L'esposizione mi è sembrata in qualche modo
la prosecuzione ideale di un'altra mostra che ho curato
nel 1997: "Scienziate
d'occidente. Due secoli di storia", prodotta
dal Centro di ricerca PRISTEM dell'Università
Bocconi come esito di una ricerca collettiva sul rapporto
delle donne con la scienza. Quello studio ha mostrato
che ovunque abbiano avuto la libertà e il potere
di farlo, le donne si sono sempre occupate di scienza
e che sono state a lungo delle eccezioni solo perché
i luoghi di produzione del sapere erano riservati agli
uomini. Solo nel 1867 un'università scientifica,
l'Ecole Politecnique di Zurigo, ha accettato
per la prima volta l'iscrizione di una donna, e bisogna
attendere il 1878 per avere la prima laureata italiana
in una materia scientifica.
Oggi il rapporto tra donne e scienza è senza
dubbio migliorato: nel progetto LHC le donne sono
circa il 25% dei ricercatori. La loro attività
ha evocato in me il ricordo di alcuni importanti lavori
collettivi femminili del passato. Per esempio le ricerche
astronomiche delle équipes di sole donne che
infaticabilmente e per decenni hanno lavorato ai due
più importanti Cataloghi stellari dell'Ottocento:
il Catalogo fotografico La Carte du Ciel, cui
hanno collaborato anche le Suore della Specola Vaticana
e quello fotometrico di Harvard, il famoso Catalogo
Draper, contenente i dati di oltre 225 mila stelle,
dati ottenuti senza l'aiuto del calcolatore, attraverso
calcoli laboriosi e tecniche estenuanti e faticose.

Le astronome di Harvard
L'esposizione di Elisabetta Durante mi
ha fatto pensare anche alle scienziate che hanno avuto
un ruolo decisivo nel Progetto Manhattan, che vide almeno
85 donne al fianco di Enrico Fermi, e alle programmatrici
dell'ENIAC, il primo computer della storia,
che fu costruito nel 1943, per calcolare le traiettorie
balistiche durante la seconda guerra mondiale, compito
svolto fino ad allora manualmente da 80 matematiche.
Le "Ragazze dell' ENIAC" sono venute alla
ribalta solo cinquant'anni dopo, grazie al premio assegnato
loro nel 1996 dall'Associazione americana "Women
in Technology International", che promuove
le figure femminili che hanno dato un contributo all'innovazione
industriale.

Le "Ragazze" dell' ENIAC,
il primo computer della storia
Durante l'inaugurazione della mostra ci siamo interrogati
sulla cancellazione delle donne di scienza e del loro
operato dalla memoria storica, un fenomeno che non è
attribuibile solo alla responsabilità degli storici,
ma che è stato favorito dal fatto che sovente,
per essere prese in considerazione, le scienziate nel
passato dovevano pubblicare col nome dei mariti o con
uno pseudonimo maschile e perciò le loro opere
venivano attribuite a uomini. Abbiamo ricordato il caso
di Sophie Germain, che nell'Ottocento si firmava
Monsieur Le Blanc per poter corrispondere col
matematico Louis Lagrange e sottoporgli i suoi lavori
sul calcolo infinitesimale e abbiamo sorriso della paradossale
vicenda di Trotula de Ruggiero, medica medievale
della rinomata Scuola delle Mulieres salernitanae
che, nonostante firmasse le sue opere col proprio
nome, nelle trascrizioni successive se lo vide cambiato
nel maschile Trottus, perché qualche zelante
copista ritenne impossibile che una donna avesse delle
competenze in campo medico.
Sarà, invece, grazie alla mostra di Elisabetta
Durante che ricorderemo che "la complessità
di LHC è in mano alle donne", anche italiane.
Si tratta di una sfida tanto scientifica quanto tecnologica,
che comporta formidabili avanzamenti, da cui in futuro
deriveranno applicazioni di grande interesse sociale
ed economico (in campi come energia, salute, elettronica,
informatica, ambiente ecc.): una sfida a cui le ricercatrici
hanno offerto importanti contributi e spesso costruito
una carriera di successo internazionale.
Nota *
Sara Sesti, docente di Matematica fa parte dell'Associazione
Donne e Scienza. Ha curato, per il Centro di Ricerca
PRISTEM dell'Università Bocconi, la mostra "Scienziate
d'Occidente. Due secoli di storia". E' responsabile
per l'Università Statale di Milano della rassegna
di film "Vedere la Scienza - Sguardi sulle Donne
di scienza". Ha pubblicato con Liliana Moro il
libro "Scienziate nel tempo. 65 biografie",
edizioni Libera Università delle donne di Milano,
2008. E' una delle webmaster del sito universitadelledonne.it
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