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a cura di Maurizio Melis
Scarica l'intervista
a Enrico Saggese
Commisssario dell'ESA
Più robot e meno uomini nello spazio, ma tutte le grandi
missioni approvate. E'questo, in estrema sisntesi, il bilancio
dell'ultima Ministeriale dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA),
la riunione al vertice dei ministri competenti in fatto di spazio
che decide obiettivi e finanziamenti per i tre anni successivi.
Il volo umano - tanto più in anni di recessione - costa
troppo: 50 miliardi per tornare sulla Luna (non si sa bene a che
scopo), e 500 per andare su Marte. Quanto alla conquista del pianeta
rosso, poi, ci sono ancora pesanti incertezze sulla nostra effettiva
capacità di riportare indietro gli astronauti vivi. Per
esempio, non è affatto chiaro se siamo in grado di schermare
a sufficienza il veicolo per proteggerli dalle radiazioni a cui
sarebbero esposti per un tempo di almeno un paio d'anni, fuori
dalla protezione offerta non solo dall'atmosfera ma anche dalla
magnetosfera terrestre, all'interno della quale orbita pur sempre
la Stazione Spaziale Internazionale.
I progetti esplorativi però non mancano. A cominciare
da ExoMars,
con cui si intende mandare un rover tutto Europeo su Marte, e
Mars
Sample Return: un progetto che prevede di riportare sulla
Terra campioni di suolo marziani.
Per entrambe le missioni si prevede di collaborare con Russi
e Americani, anche per risparmiare un po' utilizzando alcune infrastrutture
spaziali già esistenti (anzi, questo di imparare a lavorare
in economia è uno degli obiettivi strategici che l'Europa
vuole darsi, e che alla NASA hanno metabolizzato già qualche
anno fa, dandone prova con le missioni Spirit e Opportunity, entrambe
"ammartati" grazie a un cuscinetto di aribag, anziché
complessi sistemi di atterraggio basati su razzi e razzetti)
Sempre in tema di esplorazione scientifica c'è poi Bepi
Colombo, una missione che porterà una sonda su
Mercurio in collaborazione con l'agenzia spaziale Giapponese.
Poi c'è la Terra, sempre più "sorvegliato
speciale". Anzitutto va completato Galileo,
il sistema concorrente del più noto GPS, con cui l'Europa
intende acquisire indipendenza - anche strategica - dagli Stati
Uniti. E poi c'è Kopernikus,
anche questo un progetto che prevede a regime una costellazione
di satelliti (circa una decina) che orbiteranno intorno alla Terra
tenendola sotto costante monitoraggio: monitoraggio dell'ambiente
(si terranno sotto controllo mari, terra e atmosfera); ma anche
di quanto di "metallico", per esempio, si muove sulla
superficie terrestre: come ponti in zone sismiche, piuttosto che
altri oggetti di interesse militare. Saranno queste le prime,
vere infrastrutture Europee.
Abbiamo intervistato su questo
e altro Enrico Saggese, recentemente nominato Commissario
dell'Agenzia Spaziale Italiana dall'attuale Governo Berlusconi.
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