Riconoscere le facce:
questione di esperienza infantile
I
volti utilizzati negli esperimenti
a cura di Chiara Albicocco
Ricordare e riconoscere il volto di una persona per
alcuni è un gioco da ragazzi, per altri è
veramente complicato. La spiegazione a questo tipo di
attitudine andrebbe ricercata nelle esperienze che abbiamo
avuto nei primi anni di vita.
E' quanto emerge da una ricerca recentissima che proviene
dai laboratori di psicologia dell'Università
Milano Bicocca.
Ci racconta tutti gli esprimenti la professoressa Viola
Macchi Cassia che ha coordinato i lavori.
Lo studio
Le esperienze visive fatte da bambini non vanno perdute
ma si riattivano da adulti. I ricercatori
dellUniversità di Milano-Bicocca hanno
scoperto che la capacità di riconoscere volti
di età diverse è facilitata se si sviluppa
nei primi tre anni di vita. Lesperienza precoce
preserva il sistema percettivo dalla perdita naturale
di plasticità.
Parlare una seconda lingua, si sa, è più
facile se si impara da bambini. Ciò che però
ancora non si sapeva è che la stessa cosa vale
anche per il riconoscimento dei volti. Lesperienza
con volti di una particolare classe di età ne
facilita il riconoscimento se è acquisita nei
primi tre anni di vita, ma non ha nessun effetto se
acquisita in età adulta. Inoltre, cosa ancora
più sorprendente, il nostro sistema percettivo
si ricorda dellesperienza alla quale è
stato esposto nei primi tre anni di vita e la utilizza
per gli apprendimenti successivi che risultano così
facilitati.
Lo ha dimostrato una ricerca condotta da un team di
studiosi dellUniversità di Milano-Bicocca,
guidato dalla professoressa Viola Macchi Cassia
del Dipartimento di Psicologia.
I ricercatori sono arrivati a tale scoperta studiando
la capacità di riconoscere volti di neonati in
bambini di 3 anni con e senza un fratello o una sorella
minore, in donne adulte madri al primo parto
di un bambino o bambina di 9 mesi e che, nei primi 3
anni di vita, hanno o non hanno avuto un fratello o
una sorella minore senza avere avuto nel corso della
vita altre particolari esperienze con bambini di età
inferiore ai 3 anni, e in donne adulte prive di qualsiasi
esperienza con bambini (non esperte), eccetto quella
derivante dallavere avuto un fratello o una sorella
nei primi 3 anni di vita.
La nascita di un fratello minore nei primi 3 anni di
vita ha consentito ai ricercatori di studiare gli effetti
immediati (nei bambini di 3 anni) o a lungo termine
(nel caso delle donne adulte non esperte) dellesperienza
precoce con un neonato. La nascita di un figlio ha consentito
di isolare nelle madri al primo parto gli effetti dellesperienza
acquisita in età adulta sul riconoscimento di
volti di neonato. I risultati hanno dimostrato che,
mentre i bambini con fratello o sorella minore riconoscono
i volti di neonato in modo più accurato e utilizzando
processi percettivi maggiormente specializzati rispetto
ai loro coetanei che non hanno un fratello o una sorella
più piccola, la nascita di un figlio nelle donne
adulte non influenza in alcun modo i processi percettivi
e laccuratezza del riconoscimento dei volti di
neonato. Lunica condizione nella quale lesperienza
acquisita in età adulta dalle madri ha un effetto
sul riconoscimento dei volti di neonato è quella
in cui lesperienza tardiva si somma allesperienza
precoce acquisita nei primi 3 anni di vita, come accade
nel gruppo delle madri con fratelli o sorelle minori.
I dati dimostrano per la prima volta che lesperienza
visiva precoce, ossia quella alla quale siamo esposti
nei primi anni di vita, ha una capacità di plasmare
e influenzare i nostri processi percettivi molto maggiore
rispetto allesperienza acquisita in età
adulta, tanto grande da produrre effetti che rimangono
latenti nel corso dello sviluppo, pronti a riattivarsi
dopo molti anni, alla comparsa di una nuova esperienza.
In sostanza, lesperienza precoce è in grado
di preservare il sistema percettivo dalla perdita di
plasticità che naturalmente avviene nel corso
dello sviluppo.
Gli esperimenti Lo studio è composto da tre esperimenti,
il primo condotto su due gruppi di bambini di 3 anni,
24 (11 femmine e 13 maschi) dei quali senza un fratello
o sorella più piccoli e 25 (12 femmine e 13 maschi)
con un fratellini o sorellina. Il secondo esperimento
ha coinvolto 23 donne, madri al primo parto di bambini
di nove mesi, 12 senza e 11 con fratello o sorella minore,
mente il terzo è stato condotto su 16 donne adulte
(non madri) con almeno un fratello o sorella più
piccola. Tutti gli adulti che hanno preso parte alla
ricerca sono stati selezionati per essere privi di specifiche
esperienze con neonati tramite un questionario volto
a quantificare le ore di esperienza accumulata negli
ultimi 5 anni con bambini di età inferiore ai
3 anni. Sono stati incluse nello studio solo donne che
(a) in nessun mese nel corso dellultimo anno avessero
accumulato più di 24 ore di esperienza con bambini
di età inferiore ai 3 anni, e (b) in nessun anno
nel corso degli ultimi 5 anni avessero acquisito più
di 288 ore di esperienza con bambini di età 0-3
anni.
In tutti gli esperimenti è stato utilizzato un
compito di riconoscimento a scelta forzata tra due alternative
nel quale è stata misurata laccuratezza
della risposta di riconoscimento alla presentazione
di 48 volti di neonati e 48 volti di giovani donne tra
i 20 e i 30 anni presentati con orientamento dritto
ed inverso, tutti in bianco e nero e fotografati in
visione frontale con espressione neutra (vedi immagine
in alto). Ai partecipanti veniva presentato un volto
al centro dello schermo di un computer per un tempo
prefissato (5 secondi per i bambini e 1 secondo per
gli adulti), e subito dopo due volti tra i quali il
soggetto doveva indicare il volto appena visto, indicandone
la posizione sullo schermo per i bambini, e premendo
il tasto corrispondente per gli adulti.
Ogni orecchio sente un mondo diverso
La corteccia uditiva è adattata e sintonizzata in ogni individuo in
modo diverso a seconda dell'ambiente che lo circonda
Neuroni Specchio. Lo specchio
dell'altro
Su di loro si raccontano storie diverse: Giacomo Rizzolatti, che li ha scoperti,
ci racconta quelle vere e quelle false