Da sempre antagonista nelle favole o protagonista malvagio.
Partendo da Cappuccetto rosso fino ai Tre porcellini,
passando per Pierino e arrivando ai sette capretti.
Ci riferiamo proprio al lupo cattivo.
C'era una volta Si suol dire all'inizio di ogni
novella, ma c'è ancora. Nel XXI sec. a un passo
da Marte permane la paura del lupo mannaro.
Di pochi giorni fa la notizia di istituire in Piemonte
le ronde anti-lupo, pensate dalla Coldiretti per
difendere le mandrie e i greggi dall'attacco dei predatori
(vai agli articoli de Corriere
della Sera e La
Stampa)
Tempo e soldi buttati, vien da dire, quelli spesi dai
ricercatori e dai parchi per ripopolare questa specie
simbolo del nostro Paese, che proprio a causa dell'attività
venatoria era ridotta all'estinzione.
Da anni Marco
Apollonio, biologo e direttore del dipartimento
di Zoologia dell'Università di Sassari, è
impegnato nella ricerca sull'ecologia e l'etologia del
lupo in diverse zone della nostra penisola.
Il prof. Apollonio è infatti coordinatore di
diversi
campi di ricerca sui grandi mammiferi e, in particolare
sul lupo (Canis lupus).
Il monitoraggio della specie Canis lupus è
possibile grazie all'applicazione di tecniche di ricerca
naturalistiche:
- i percorsi per la ricerca di segni di presenza (escrementi,
sangue e peli) per comprendere la dieta e la genetica
- l'ululato indotto (wolf-howling) per l'individuazione
dei siti di allevamento dei cuccioli e per accertare
l'avvenuta riproduzione nei branchi
- la rilevazione di impronte su neve (snow-tracking)
o fango (vedi foto qui accanto) per valutare il numero
degli individui presenti e raccogliere segni di presenza
- le analisi genetiche su campioni biologici
Tematiche affrontate:
- Ecologia alimentare del lupo, in relazione alla disponibilità
di prede selvatiche
- Distribuzione spaziale del lupo, attraverso l'analisi
di tutti i segni di presenza rilevati sul territorio
- Variazione numerica della popolazione di lupo, in
rapporto al ciclo biologico della specie e a fattori
limitanti esterni, attraverso il censimento dei nuclei
riproduttivi e il rilevamento della mortalità
- Genetica non invasiva della popolazione
Moebius vi porta nell'Oasi di protezione Alpe
di Catenaia in provincia di Arezzo (ved. Foto 1),
dove si studiano il lupo e le sue prede.
Sara Occhipinti ci accompagna insieme al responsabile
del Progetto Lupo Andrea Gazzola e alle giovani
collaboratrici Elena e Daniela, alla ricerca di un branco
di lupi nel cuore della notte.
Ascolta come i ricercatori, emettendo
un ululato registrato, aspettano pazientemente la risposta
del branco
Foto 1 - Centro studi Casa Stabbi
Oasi di protezione Alpe di Catenaia (AR)
Foto 2 - Segnaletica del Centro studi
Foto 3 - Altoparlante (tromba esponenziale)
collegato ad un registratore che diffonde l'ululato
registrato
Foto 4 - Gli strumentidi ricezione e posizionamento
A sinistra: microfono direzionale; cuffie e registratore
digitale per la cattura dell'ululato di risposta
A destra: bussola e GPS per localizzazione geografica
del branco