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Il 10 settembre 2008 ha fatto il primo giro.
La più grande macchina del mondo ha iniziato
a funzionare. Mercoledì 10 settembre 2008 alle
ore 10.27 il primo fascio di protoni, all'interno dell'anello
circolare lungo 27 km dell'acceleratore di particelle
LHC (Large Hadron Collider), presso il CERN di Ginevra.
Il fascio, che ha percorso la circonferenza settore dopo
settore, era composto da un pacchetto di un miliardo di
protoni che hanno viaggiato all'energia di 450 GeV. Ogni
volta che raggiungeva un settore il fascio veniva distrutto
e ne veniva iniettato uno nuovo che raggiungeva il settore
successivo. Complessivamente, tra l'iniezione nel primo
settore e quella che ha completato il giro, sono passati
circa 50 minuti.
Ascolta
il racconto di quelle fatidiche ore! Barbara Gallavotti
ha seguito per noi l'evento con due ospiti: Sergio Bertolucci,
vicepresidente dellInfn
e Andrea Camilleri noto scrittore e ospite d'onore
della manifestazione.
Durante il primo "giro", sono state anche osservate
interazioni protone-protone a bassa energia perché
le particelle del fascio hanno incontrato quelle del gas
residuo all'interno della ciambella dell'acceleratore. Verso
le ore 12.00, poi, è circolato anche il fascio in
senso contrario.
E' un grande successo della fisica europea, conseguito dopo
anni di lavoro, lo sforzo di migliaia di ricercatori e 3
miliardi di euro investiti. Ma è un grande successo
anche per la fisica italiana, perché LHC nasce con
un enorme contributo di idee e di scienziati del nostro
paese, coordinati dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Sono oltre 600 i ricercatori italiani che lavorano a Ginevra
e altre migliaia che collaborano a questa grande impresa.
Nei prossimi mesi, LHC verrà portato ad energie sempre
maggiori per poi arrivare, entro la fine dell'anno o all'inizio
del 2009, alla sua energia "nominale", cioè
a due fasci che viaggiano con una energia di 7 Tev e si
scontrano quindi a una energia di 14 Tev.
Qui
trovi una animazione che illustra bene come il fascio di
protoni sia prima accelerato su traiettorie più piccole
prima di essere immesso nel grande anello di 27 km.
L'acceleratore del CERN, dunque, dopo anni di lavoro per
mettere a punto questa macchina enorme, ha effettuato le
prime verifiche sul campo.
LHC fa scontrare protoni e cerca di studiare cosa esce da
questa materia che, al momento della collisione, ha energie
altissime, mai studiate prima d'ora e analoghe a quelle
che si ritiene siano apparse all'origine dell'universo.
Naturalmente è bene sottolineare che se le energie
sono altissime la quantità di materia che ogni volta
collide è ben poca. Si parla di qualche miliardo
di protoni, a confronto dei quali la punta di uno spillo
è una montagna. Ma che conta è l'energia e
non la quantità di materia.
Il
sito del CERN mette a disposizione, in rete, una video cronaca
della storica giornata del 10 settembre, con riprese
nella control room di LHC. Ricercatori e ricercatrici che
attendono i segnali dai primi fasci che percorrono l'acceleratore,
tanti applausi, e molti commenti. Il video è in inglese.
Sempre dal sito del CERN due interviste con due scienziati
italiani che lavorano alla grande macchina: Lucio
Rossi, che diretto una delle componenti fondamentali del
progetto, ovvero i magneti superconduttori (costruiti
da Ansaldo) che hanno il compito di controlare la traiettoria
circolare del fascio di protoni; e Amalia
Ballarino che lavora nelle sezioni dalle quali dipendono
tutti i sistemi per l'accelerazione dei protoni.
LHC andrà a caccia di due prede fondamentali.
La prima è i bosone
di Higgs (Higgs è lo scienziato che ne ha
prefigurato l'esistenza, teoricamente, e ora bisogna vedere
se c'è concretamente; ma è stato così
anche per il Quark). Le forze fondamentali che agiscono
in natura - ovvero le due nucleari, forte e debole, e quella
elettromagnetica - si è capito che dipendono dall'azione
di particelle che ne "mediano" gli effetti. E'
come dire che una pellicola cinematografica è ciò
che media fra la realtà e la nostra percezione del
film. Le particelle sono il supporto dell'evento.
C'è un'altra zona della fiisica e dei fenomeni
che riguradano l'universo che è ancora occupata da
sostanziali misteri. E' quella che riguarda l'attrazione
fra le masse, e quindi la gravitazione e la natura stessa
della massa. Perché le "cose" - un tazzina
di caffé o un pianeta - hanno una massa? C'è
qualcosa che ne è all'origine? Un fisico teorico,
Peter Higgs, ha formulato una teoria secondo la quale la
massa sarebbe mediata da una particella, un bosone. Per
riuscire a individuarla ci vogliono energie molto elevate,
ci dice questa teoria, e l'LHC queste energie le raggiunge.
Si troverà il bosone di Higgs? Lo si vedrà
nei prossimi mesi.
C'è poi la forza garvitazionale. Quali siano le sue
relazioni con l'origine della massa è un tema ancora
oscuro, al momento. Ma anche in questo caso si sostiene
che vi sia una particella - è stata chiamata gravitone
- che è mediatrice del fenomeno. Dicono i fisici
dell'LHC che, se la fortuna li assisterà - l'evento
si ritiene non facile - anche il gravitone lo si potrà
cattuare.
L'altra preda si chiama supersimmetria. L'idea nasce
dall'osservazione dell'universo e delle sue galassie. Qualcosa
non torna, perché da molti dati sembra che vi sia
la presenza di forze che agiscono in modo antigravitazionale,
ovvero allontanando le masse fra di loro (le galassie, per
esempio). Una teoria, anche in questo caso, afferma che
il fenomeno si potrebbe spiegare bene con la presenza di
una materia simmetrica a quella che vediamo, e invisibile.
Le energie in gioco in LHC dovrebbero consentire l'individuazione
di questa materia simmetrica.
Catturate queste due prede, la nostra conoscenza delle regole
fondamentali che governano l'universo farebbero un gigantesco
passo in avanti.
Intervista al fisico Michelangelo Mangano
Barbara Gallavotti e Federico Pedrocchi, invece, hanno
intervistato intervistato Michelangelo Mangano, fisico
al CERN e fra gli autori, inoltre, del rapporto sulla sicurezza
dell'LHC. Quest'ultimo particolare non è secondario
perché nelle ultime settimane è circolata
la notizia che LHC potrebbe generare, durante il suo funzionamento,
dei piccoli buchi neri. Piccoli all'inizio ma poi, voraci
come sono di materia, questi potrebbero prendere a ingrassare
rapidamente mangiandosi prima la Svizzera e poi tutto il
pianeta. Nell'intervista si parla anche di questa vicenda.
E' una storia paradossale, supportata da alcuni personaggi
in cerca di un po' di fama, che però sono anche riusciti
a presentare una interpellanza alla Corte Suprema di Strasburgo.
La quale avrebbe potuto fermare l'esperimento. Ma non l'ha
fatto.
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