a cura di Mariachiara Albicocco e
Federico Pedrocchi
La notizia è rimbalzata su tutti i giornali
cartacei, radiofonici e televisivi. Sul fiume Lambro
sono state riversate tonnellate di idrocarburi provenienti
dalle cisterne del deposito della ex raffineria Lombarda
Petroli a Villasanta (provincia di Monza e Brianza).
Ormai lo stato di emergenza sembra superato, ma limpatto
a lungo termine sullecosistema fluviale del Lambro
e del Po e, soprattutto in quella ricchezza di biodiversità
che è il delta.
Cerchiamo di capire gli aspetti ecologici e scientifici
di questo grave incidente insieme al ricercatore dell'Istituto
di ricerca sulle acque (Irsa) del CNR, Gianni Tartari.
Comunicato diffuso dall'ente di ricerca Il Fiume Lambro rappresenta da decenni una delle
principali sorgenti di inquinamento antropico lungo
il corso del Fiume Po. Gli studi condotti dall'Istituto
di Ricerca Sulle Acque (IRSA)-CNR fin dalla metà
degli anni settanta hanno contribuito prima ad identificare
e poi a quantificare il fenomeno, fissando per il Lambro
in circa il 30% il contributo al carico totale di inquinanti
che viene veicolato dal grande fiume padano nel Mare
Adriatico.
La pressione urbana, industriale ed agricola di uno
dei territori più sviluppati dell'Europa sono
la causa dello stato di degrado elevato delle acque,
che nei recenti due decenni ha visto crescere l'attenzione
degli Enti gestori anche a seguito dell'adeguamento
normativo alla Direttiva Quadro sulle Acque, adeguamento
a cui l'IRSA ha fornito un contribuito rilevante per
lo sviluppo delle metodologie per la classificazione
della qualità ecologica.
Nel tratto a monte della città di Milano a partire
dalla metà degli anni ottanta prima il depuratore
di San Rocco, della attuale ALSI (Alto Lambro Servizi
Idrici), poi il depuratore di Merone, dell'ASIL (Azienda
Servizi Integrati Lambro), hanno contribuito a determinare
un recupero significativo delle acque del Fiume Lambro,
con presenza di fauna ittica, miglioramento della biodiversità
della fauna bentonica e ad un aspetto visivo più
accettabile delle acque.
Un analogo sforzo gestionale è stato realizzato
in quest'ultimo decennio anche a valle di Milano, con
la costruzione/ampliamento degli impianti di depurazione
di Nosedo, Milano San Rocco e di Peschiera Borromeo,
raggiungendo nel 2005 l'obiettivo di trattare la totalità
delle acque reflue della metropoli lombarda.
La situazione alle soglie del secondo decennio di questo
secolo dava segnali di speranze positive rispetto alla
situazione di massimo degrado delle acque raggiunto
nel passato, nonostante le difficoltà a raggiungere
ancora livelli qualitativi accettabili. In questo contesto
si viene ora a inquadrare il problema dello sversamento
nel Lambro di una notevole quantità di petrolio
e di oli combustibili verificatosi lo scorso 23 Febbraio.
Nonostante che l'impatto sull'ecosistema fluviale sia
stato in parte attenuato dall'aver "sacrificato"
l'impianto di depurazione dell'ALSI, in cui è
stata trattenuta una parte rilevante dei prodotti petroliferi
pervenuti attraverso il collettore consortile, la grande
quantità di idrocarburi in gioco determinerà
un significativo impatto per un certo tempo sulla fauna
fluviale. Una situazione solo in parte alleviata dalle
portate del fiume in queste settimane, dovute al lungo
periodo piovoso che caratterizza questo inverno. In
un corso d'acqua, infatti, portate elevate determinano
la mobilizzazione degli oli pesanti eventualmente depositatisi
sul fondo, mentre quelli più leggeri vengono
maggiormente dispersi incrementando i problemi alle
biocenosi acquatiche sensibili alla tossicità
degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), degli
idrocarburi alifatici e degli altri inquinanti più
o meno solubili largamente presenti nei prodotti petroliferi
riversati nel Lambro. La situazione idrologica attuale
del Po può quindi favorire l'attenuazione del
fenomeno acuto, ma non necessariamente attenua il problema
dell'impatto a lungo termine sull'ecosistema. L'accumulo
di idrocarburi nei sedimenti, infatti, potrà
rappresentare una sorgente di esposizione a sostanze
tossiche per un periodo molto lungo.
Analizzando il problema dell'impatto nel contesto del
bacino idrografico padano, le preoccupazioni devono
però distinguersi in effetti ecologici sul Po
ed effetti sanitari per l'uso potabile delle acque nella
parte terminale del suo percorso. Se è difficile,
in questo momento in cui l'emergenza è ancora
in atto, identificare tutte le differenti e possibili
conseguenze ambientali, perché ciò richiederebbe
una definizione della reale distribuzione dell'onda
di idrocarburi lungo il corso del Po, che non è
ancora disponibile, vi è comunque un aspetto
che richiede attenzione perché sarà un
impatto inevitabile per il Mare Adriatico, l'ecosistema
recettore finale. L'interruzione per alcune settimane
della operatività dell'impianto ALSI di San Rocco
determinerà, infatti, lo sversamento non depurato
dei reflui urbani di circa settecentomila abitanti,
con la formazione di un carico in eccesso di nutrienti
che giungeranno alla foce del Fiume Po in un momento,
l'inizio della primavera, durante il quale si hanno
le prime fioriture algali, generalmente diatomee, che
danno inizio ai naturali cicli stagionali. Esiste quindi
una certa possibilità che si possano verificare
situazioni di fioriture al di fuori della norma, con
conseguenze anche sull'ecosistema marino prospiciente
la foce del Po.
Come si vede, le conseguenze di un atto criminale come
quello avvenuto a Villasanta, nella provincia di Monza
e Brianza, cioè in posizione centro occidentale
del bacino idrografico del Po, avrà conseguenze
complessive su tutto l'ecosistema sulla cui portata
c'è ancora molto da capire. Si possono invece
fin da ora considerare le conseguenze a livello sociale,
poiché rovesciare intenzionalmente quella quantità
di petrolio nel fiume Lambro è più di
un reato, è una tragedia culturale ben difficilmente
sanabile.