Hanno scandagliato per una settimana il fondale del
Lago di Garda. Disponevano di dispositivi tecnologicamente
avanzati e avevano il compito di studiare la sismicità
dell'area. Loro sono un gruppo di scienziati italiani
appartenenti a diversi enti di ricerca: il cnr, l'Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e l'Università
dell'Insubria.
Tra questi c'era anche Crescenzo Violante dell'Istituto
per l'ambiente marino costiero del Cnr di Napoli (Iamc-Cnr),
che stasera ci racconta che dati hanno raccolto.
Abbiamo parlato di geologia e di sismicità legata
ai laghi. Ora vogliamo continuare e approfondire invece
il discorso sulla fauna. Soprattutto quella che vive
sui fondali lacustri che
sono stati scandagliati Chi abita queste profondità?
Mostri, plesiosauri o piccoli crostacei?
Ne parliamo con Angela Boggero, ricercatrice
dell'istituto per lo studio degli ecosistemi di Pallanza.
La ricerca sui fondali
La parte meridionale del lago di Garda, da Punta San
Vigilio alla penisola di Sirmione,
è stata scandagliata per una settimana con tecnologie
davanguardia allo scopo di valutare il rischio
sismico nellarea e aggiornare le conoscenze sulla
tettonica in Lombardia. I grandi bacini lacustri rappresentano
un vero e proprio archivio della storia ambientale del
territorio e, grazie alla ricerca, sono state confermate
le evidenze di paleo-sismicità già rilevate
in aree emerse, anche in una zona considerata a basso
rischio sismico come la Lombardia.
È stata utilizzata per la prima volta nel lago
di Garda una tecnica dindagine Multibeam, in grado
di restituire ad altissima risoluzione unimmagine
del fondo lacustre fino a una profondità di circa
500 metri. Le attrezzature scientifiche sono state
installate su una Motovedetta in dotazione alla Guardia
Costiera del lago di Garda.
Da una prima interpretazione dei dati è stato
possibile individuare rotture di pendenza lineari che
sembrerebbero aver dislocato recentemente
il fondo lago. Nel caso in esame la loro origine è
con ogni probabilità riconducibile a fenomeni
neotettonici, anche se la definizione dellattività
recente di queste strutture può avvenire solo
in parte su evidenze morfobatimetriche. Sono necessarie
ulteriori indagini geofisiche in grado di accertare
lorigine e la corretta collocazione temporale
di tali lineamenti che allo stato attuale rappresentano
importanti indizi preliminari.
Inoltre, i dati raccolti hanno permesso di evidenziare
tre sottozone in base ai principali caratteri morfologici:
fondali compresi tra -50 e -3.6 metri, corrispondenti
allalto strutturale di San VigilioSirmione,
con irregolarità e deformazioni riconducibili
a morfologie glaciali e presenza di campi di pockmarks;
unarea di scarpata compresa tra 50 e 200
m circa, interrotta a Nord da una pronunciata depressione
con profilo a U e direzione NO-SE; settori di fondale
compresi tra 110 e -226 m a morfologia sub-pianeggiante,
degradanti verso Nord e localmente interessati da presenza
di pockmarks.
I pockmarks sono depressioni emisferiche di varia
dimensione e profondità, la cui formazione è
messa in relazione a emissioni fluide di natura gassosa
o di acque interstiziali; in alcuni casi possono essere
associati a campi di gas. Nel caso in esame, hanno diametro
variabile dai 18 ai 200 m, e profondità comprese
tra 0.5 e 10 m. Immediatamente a Sud della secca del
Vò, si ritrovano allineati a formare depressioni
di lunghezza superiore al chilometro. La loro formazione
è con ogni probabilità da mettere in relazione
alla estesa attività idrotermale che interessa
larea in esame e in particolare la penisola di
Sirmione.
Lanalisi morfologica preliminare ha inoltre evidenziato
la presenza di superfici di abrasione che testimoniano
stazionamenti del livello del lago a quote inferiori
rispetto allattuale. In particolare, sono stati
individuati due possibili livelli: a 30-35 m e a 3-10
m di profondità, questultimo posizionato
alla sommità della secca del Vò e correlabile
alla superficie sommersa che circonda la punta di Sirmione.