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Lago Kivu: estrarre il metano per ridurre i rischi


 
   
 

a cura di Maurizio Melis

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Il lago Kivu si trova a 1500 metri di altezza, al confine tra il Ruanda e il Congo, circondato da pendii che ricorderebbero un paesaggio svizzero, se non fosse per i banani e gli alberi di manioca.

Il lago Kivu è uno di quei luoghi in cui più la natura esprime la sua schizofrenia. Sulle sue rive vivono oltre due milioni di abitanti, che dal lago dipendono, ma le sue acque, profonde fino a 500 metri, celano una bomba a orologeria: una impressionante quantità di gas disciolti: anididride carbonica e solfuro di idrogeno, generati dall'attività vulcanica sottostante; e metano, prodotto dai batteri anaerobici che popolano il fondale.

E' un lago molto calmo, il lago Kivu. E questa è una fortuna. Perché è grazie a questa calma che i gas accumulati negli strati più profondi rimangono imprigionati. Una perturbazione abbastanza forte, come un terremoto o il contatto con una massa di lava, e il lago potrebbe eruttare improvvisamente una nube di gas asfissiando centinaia di migliaia di persone.

Tutto potrebbe cominciare con delle bolle [bolle sound]. Come in una bottiglia di acqua frizzante appena stappata, le prime bolle inizierebbero a risalire, e risalendo trascinerebbero con sé, verso la superficie, acqua di profondità ricca di gas disciolti: altro materiale per bolle. Il processo una volta innescato, finirebbe per auto-sostenersi e riversare in poco tempo nell'atmosfera circostante gran parte dei gas intrappolati. Il lago Nyos in Cameroon, nel 1986, ha liberato improvvisamente un km cubo di co2 uccidendo 1700 persone. Le procedure di degassamento esistono, ma ad oggi sono state applicate in misura insufficiente.

Tuttavia nel lago Kivu c'è anche molto metano… e questa è la buona notizia. (Cosa che per inciso, a questo punto ci voleva proprio.)

Dei pochi laghi affetti da questo problema, il Kivu infatti è il più ricco di metano. Una opportunità preziosa per il Rwanda, povero di risorse e affamato di energia elettrica. Nelle normali proceduredi degassamento si sfrutta lo stesso principio fisico che causa il disastro, ma gradualmente, contenendone la portata così da evitare scossoni all'equilibrio del lago. In pratica si tratta di piantare un tubo che dalla superficie raggiunge il fondo del lago. Poi basta una spinta iniziale, con una pompa, e l'acqua viene su gorgogliando fino a formare una fontana permanente: una fontana di acqua gasata…

Ma il governo Rwandese ha un progetto che punta a non disperdere il gas, o meglio la parte più preziosa. Con un sistema di serbatoi subacquei posti lungo il tubo ad altezze diverse, per sfruttare differenze di pressione adeguate, intende estrarre il metano e lasciare sotto il resto. Se tutto funzionerà come si spera, il Rwanda, che si è imbarcato in un progetto unico al mondo, estrarrà metano equivalente al doppio del suo attuale consumo energetico, e nel frattempo la bomba sarà lentamente disinnescata, con la cautela che si riserva a qualunque oggetto esplosivo.


 

 

 

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LA TRAGEDIA DEL LAGO NYOS

Era il 21 Agosto 1986 quando dal Lago Nyos, in Camerun, si liberò una nube di CO2 che uccise 1700 persone e 3500 capi di bestiame.

Il fattore scatenante non è mai stato determinato con certezza. E' però chiaro che, raggiunta un certa concentrazione, le acque non riscono ad accogliere ulteriore gas, e a quel punto può partire un degassamento violento del lago, con le tragiche conseguenze che abbiamo detto. Mentre un fenomeno imprevisto, come una frana subacquea, può anticipare l'evento.

Segni della tragedia

L'evento ha profondamente sconvolto il lago, oltre che i dintorni. Nella foto qui sotto, il Lago Nyos prima, e immediatamente dopo la liberazione della nube di CO2. La risalita del gas ha trascinato con se molto ferro, che a contatto con l'ossigieno si è ossidato conferendo al lago il colore rosso che si vede.

Laghi a rischio

Al mondo sono tre i laghi soggetti a saturazione delle acque di profondità da parte di CO2 e altri gas. Si tratta tipicamente di laghi vulcanici, che giacciono sopra a un serbatoio di lava ancora attiva. Si tratta dei laghi Nyos e Monoun, in Cameroon, e del Kivu, in Rwanda. Attualmente il lago Nyos, anche se in misura insufficiente, è sottoposto a degassamento. Un tubo, dal fondo del lago, porta in superficie l'acqua satura di CO2, che fuoriesce formando una imponente fontana sotto la spinta del gas liberatosi durante la risalita.

Per prevenire il ripetersi della tragedia, gli scienziati avevano previsto l'installazione di 5 tubi. Uno è infatti insufficiente a garantire un degassamento adeguato.

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