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L'idrogeno si fa di notte


 
   
 

a cura di Maurizio Melis

ascolta l'intervista a Matteo Colombo

Nel manuale del piccolo chimico c'è un esperimento che non manca mai: l'elettrolisi dell'acqua, o più semplicemente idrolisi. Bastano una pila da 4 volt e mezzo, una bacinella d'acqua, due provette di vetro e un mezzo metro di filo elettrico

Come è noto l'idrolisi è un procedimento elettrochimico il quale non fa altro che scomporre l'acqua nei suoi due componenti: ossigeno e idrogeno. Proprio quello su cui si scommette per risolvere almeno un buon pezzo dei problemi dell'ambiente. Sfortunatamente, però, questo metodo così semplice per produrre idrogeno è anche il meno efficiente perché consuma energia elettrica, che è una forma di energia molto pregiata (tanto è vero che normalmente l'idrogeno viene prodotto non con l'idrolisi, ma a partire da combustibili fossili, con un processo di separazione termica chiamato reforming). Insomma: in genere, non conviene convertire l'energia elettrica in idrogeno, perché c'è un bilancio energetico negativo. Allora perché vi parliamo dell'idrolisi? Perché ci sono circostanze in cui può comunque rivelarsi utile, per esempio in tutti quei casi in cui c'è un eccesso di produzione elettrica, come accade la notte, quando i consumi diminuiscono ma non sempre è possibile, o sensato, fermare le centrali. E siccome immagazzinare energia elettrica come tale è estremamente inefficiente e costoso (sarebbero necessarie batterie gigantesche), allora una buona idea è immagazzinarla sotto forma di idrogeno, che può essere facilmente stoccato e utilizzato al momento del bisogno. Da un punto di vista economico, l'operazione si regge sulla differenza, piuttosto significativa, che c'è tra il costo dell'energia di giorno e di notte, quando è molto più economica.

In questa direzione si è mossa Idrogen2, società nata nel 2007 con sede nel Polo Tecnologico della Brianza, che ha sviluppato un idrolizzatore di nuova concezione con cui ha vinto il secondo premio messo in palio dall'Alta Scuola Impresa e Società dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Un premio attento tanto all'originalità dell'impresa tecnologica, quanto alla sua capacità di produrre reddito.

Lavorando sull'ottimizzazione dei materiali e del processo, Idrogen2 è riuscita ad abbattere di ben sei volte il costo del dispositivo, a ridurne dimensioni e ad aumentarne l'efficienza.

Poiché il mercato dell'idrogeno è lungi dall'essere sviluppato compiutamente, il problema che si pone oggi è individuare applicazioni che abbiano un senso immediato. Nicchie che possono essere anche ristrette, ma che sono fondamentali, in questa fase, sia al "posizionamento" delle imprese che hanno scelto di scommettere su questo settore, sia allo sviluppo del mercato stesso dell'idrogeno.

La prima applicazione della nuova tecnologica sviluppata da Idrogen2 prevede quindi che venga miscelato con metano (si parla di idrometano ) e utilizzato per riscaldamento. L'idea, in questo caso, è di usarlo in contesti condominiali. Una volta usciti dalla fase prototipale, un complesso di 40 appartamenti potrebbe acquistare uno di questi idrolizzatori con una spesa per famiglia intorno ai 350€, e un conseguente risparmio sulla bolletta del gas di circa 50/60€ anno. Parliamo di un investimento che si ripaga in 6 o 7 anni: meno del fotovoltaico. Un'altra tessera del nuovo mosaico energetico potrebbe perciò venire da qui.

ascolta l'intervista a Matteo Colombo

 

 

 

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