'Cicciottella
è una bambina fatta a forma di bignè'
cantava Loretta Goggi, nei primi anni 80. Ma il testo
e il senso di questa famosa sigla televisiva è
quanto mai attuale studi
scientifici recenti ci dicono che la tentazione
che abbiamo verso il cibo, soprattutto quello ricco
di grassi e zuccheri, faccio rifermento ovviamente al
barattolone di Nutella che ci ammicca dalla credenza
o a quell'ultima fetta di torta abbandonata sul tavolino,
deriva dalle nostre abitudini alimentari monotone, ma
anche dalle diete troppo restrittive e poco appaganti.
Ovviamente un ruolo fondamentale lo gioca l'età
e l'ormone infatti gli studi ci dicono di più
il genere femminile è soggetto agli attacchi
di golosità più frequentemente nel periodo
premestruale e durante la gravidanza, ma anche in situazioni
negative e poco piacevoli.
Al contrario, i maschi si abbuffano in situazioni positive,
euforiche e i divertimento.
Questa è la teoria, la pratica è un po'
diversa, le abitudini alimentari sono davvero subordinate
alla soggettività di un individuo. Da sempre
la Gola è considerata un vizio, mai una necessità.
Nei secoli il concetto di gola si è trasformato,
si è evoluto e si è accentuato. Un bell'articolo
su "Mente
e cervello" di questo mese, firmato dallo psicologo
Massimo Barberi, ci fa riflette proprio su come sia
cambiata nei secoli la percezione del 'goloso'.
I nostri tempi danno alla golosità una connotazione
più estetica, legata alla linea e alla bellezza
fisica, prima, dal medioevo in poi, se ne faceva una
questione di etica invece. Del goloso ora si occupa
il medico, prima era una questione da sacerdote
Il vizio capitale di cui più difficilmente potremmo
liberarci è proprio la gola, è proprio,
cito dal sito religioso vocazione.org l'abuso
del mangiare e del bere. Il corpo ha bisogno di riparare
di continuo le perdite che necessariamente deve subire;
il nutrirlo quindi è un dovere. Se è un
bene dare l'alimento al corpo, è però
un male l'esagèrare nella quantità ed
anche nella qualità.
Sono sicura che ognuno di noi non deve andare molto
indietro nel tempo per ricordare un pranzo o una cena
recente in cui non si sia mangiato lo stretto indispensabile
per nutrire il nostro corpo, ma qualcosa in più
qualcosa come antipasto, primo, secondo, contorno, dolce,
caffè amaro, ammazzacaffè Ma nell'occidente opulento di oggi ha ancora senso
parlare di gola come vizio capitale? Si chiede Barberi
nell'articolo. In realtà oggi la Chiesa ha introdotto
il concetto di moderazione una sorta di precetto
della serie "allegro ma non troppo". Mangiare
sì certo, ma con giudizio, senza goderne eccessivamente.
E se invece esagerassimo, peccassimo di ingordigia,
ecco che cosa ci attenderebbe.
Se siete ebrei sarete costretti negli inferi a nutrirvi
di sabbia e braci di ginestra, ma se vi guadagnaste
il paradiso allora ad attendervi ci sarebbero carne
a volontà, fiumi di vino, calici di succo di
miele e latte.
Per i musulmani in Paradiso oltre a trovare belle vergini,
potrete gustare i frutti più diversi e abbeverarvi
con latte, vino, miele e acqua cristallina.
Chi però avrà peccato in vita, solo fluido
bollente e frutto di oleandro, amarissimo e tossico.
Sul fronte cattolico, una volta arrivati in paradiso
se sarete stati accorti con gli eccessi non troverete
ne' cibo ne' bevande, vivrete di puro spirito
all'Inferno invece vi nutrirete delle cose più
ripugnanti fango insetti, immondizia e così via
del resto anche Dante ci aveva avvisati nel Canto
VI dell'Inferno una pioggia putrida sui corpi
dei golosi li costringe a vivere nel fango in compagnia
di cerbero latrante, per l'eternità
E dalle pagine della Divina Commedia, a quelle del Corano,
passando per la Bibbia ora la gola, come vizio,
è finito nei manuali medici che trattano di disturbi
fisici e mentali. Chi mangia troppo è obeso,
chi troppo poco è anoressico, Il cibo è
diventato un male del nostro tempo, della nostra società
si dice ed è vero.
E se siete di quelli che pensano che l'obesità
sia legata ai panini dei fast food e riguardi solo gli
americani mangia-hamburgher, dovrete ricredervi. Il
Giornale dell'assoc medici americani ha pubblicato a
gennaio un rapporto sullo stato dell'obesità
negli Stati Uniti, un paese nel quale, tanto per avere
un confronto, il numero degli obesi è 10 volte
superiore a quello che si registra in Giappone. Lo studio
ci propone delle cifre meno allarmanti del solito. Il
numero di donne obese non è aumentato negli ultimi
10 anni, mentre quello degli uomini è stabile
negli ultimi 3 di anni. Anche per i piccoli, che negli
Stati Uniti sono tutt'altro che lontani dal pericolo
dell'obesità, si registra una sostanziale stabilità
tranne che nella categoria piccoli grandi obesi, quelli
fuori standard, che invece un po' crescono. Questo rallentamento
è visto con molto interesse perché potrebbe
preludere a un calo negli ultimi anni. Si tenga presente
che i costi dell'obesità sono altissimi. Una
persona obesa deve investire in assistenza medica circa
il 50% in più di una persona normale, con una
cifra globale che - da uno studio che proietta in un
prossimo futuro i costi che si avrebbero se il fenomeno
non si riducesse - pari, negli Stati Uniti, a un trilione
di dollari per anno.
Eppure nel 1960 l'obesità era un terzo della
attuale, negli USA. Come mai? La risposta è semplice:
c'erano molti meno soldi nelle tasche della gente!
L'università (italiana) che non
c'è
Critiche severe e grande impegno per cambiare le cose. Intervista a Mauro
Ferrari, uno dei massimi esperti mondiali di bioingegneria e nanotecnologie.