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Nell'immagine la partenza del razzo Delta II da Cape Canaveral,
la mattina dell'11 giugno 2008, alle ore 12.
Così è entrato in orbita GLAST (Gamma Ray Large
Area Space Telescope), l'osservatorio spaziale orbitante che ha
come missione raccogliere dati su alcuni dei più suggestivi
e spesso misteriosi eventi dell'universo, come i potenti gamma-ray
burst, ovvero getti di materia con energie altissime.
Il 26 giugno la NASA ha annunciato che GLAST è
stato dedicato a un grande scienziato italiano e ribattezzato
Fermi Gamma-ray Space Telescope (FGST), in onore di Enrico Fermi
(1901-1954), uno scienziato poliedrico, pioniere dello studio
delle particelle di alta energia che, tra l'altro, intuì
il meccanismo fisico per accelerare i raggi cosmici che pervadono
la nostra galassia e che giungono fino a noi.
"Fermi è stato il primo a intuire come le particelle
cosmiche potessero essere accelerate ad alte energie, e questo
lavoro fornì le fondamenta per comprendere la potenza di
fenomeni che il satellite a lui dedicato osserverà"
dice Paul Hertz, a capo del direttorato scientifico della NASA.
La NASA ha annunciato che tutti i primi controlli sul funzionamento
dell'osservatorio spaziale sono andati a buon fine. Tutto
sta funzionando perfettamente. E tutto fa capire come l'osservatorio
stia effettivamente mostrando le sue rivoluzionarie specificità.
Sono anche arrivate le prime immagini prodotte da FGST..
Ascolta l'intervista
con Paola Rebusco, la corrispondente dagli Stati Uniti
per Moebius, che ha seguito la conferenza stampa nella quale sono
stati forniti i primi dati sul funzionamento di FGST.
Ascolta anche
l'approfondimento nel quale Paola Rebusco commenta immagini
e video dai quali si ricava come FGST riesca a produrre immagini
come mai in precedenza.
In questa conversazione si fa riferimento al seguente Filmato
che si può rapidamente scaricare, e ai file immagine Uno,
Due e Tre.
Ma anche i buchi neri entrano nelle attività del FGST,
soprattuto quelli contenuti nelle galassie più lontane.
Da FGST l'astrofisica si aspetta anche di ricavare nuove e importanti
informazioni sulla materia oscura. La missione, che nasce come
collaborazione fra Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Svezia,
ha quindi come obbiettivo lo studio di fondamentali fenomeni dell'universo,
dai quali si potrebbe anche raggiungere un punto di osservazione
senza precedenti nella comprensione del mondo fisico.
FGST è composto da due strumenti, il Large Area Telescope
(LAT) ed il Gamma-ray Burst Monitor (GBM) che permetteranno di
spingere lo studio del cosmo da un'energia di circa 10 KeV fino
a valori dello spettro elettromagnetico celeste mai raggiunti
finora, 300GeV ed oltre
La caratteristica principale di FGST è quindi una elevata
sensibilità nella "cattura" dei segnali che provengono
dagli oggetti cosmici. In sintesi tale sensibilità è
accresciuta di un fattore 50 rispetto ai più potenti telescopi
orbitanti finora costruiti.
Ascolta l'intervista di Barbara Gallavotti a Gloria Spandre,
ricercatrice dell'Infn, uno degli enti di ricerca italiani coinvolti
nella progettazione del telescopio. L'intervista è stata
fatta subito dopo il lancio.
Stiamo parlando di telescopi e si potrebbe immaginare che in
orbita
siano collocati dei marchingegni simili a quelli usati da noi
tutti per osservare il cielo, ovvero dei "tubi" con
dentro delle lenti, pensandoli molto più potenti, ovviamente.
Non è così. Lo studio del cosmo, e soprattutto di
sorgenti molto lontane o non visibili per via ottica (buchi neri,
materia oscura) avviene per via indiretta e cioé catturando
le emissioni di radiazione, al di fuori dell'ottico, che da tali
oggetti è prodotta. E' per questo motivo che la struttura
di una macchina come FGST ci appare molto diversa dall'immagine
classica del telescopio.
Nell'immagine qui di lato, per esempio, si vede il cuore del LAT,
uno dei due strumenti di osservazione collocato a bordi del FGST.
Si tratta di 16 "torri" - così sono state definite
- di circa 37 cm di altezza e una base quadrata di circa 6 cm.
E' questo strumento che osserva e registra le emissioni di cui
si è detto.
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