sponsored By
FONDAZIONE SIGMA-TAU

cerca su moebiusonline

 
powered by Google


ultime notizie

  • Virgo entra in azione
    L'interferometro VIRGO entra in azione e comincia la sua raccolta dati sulle onde gravitazionali. Qui il servizio sul blog di Moebius, con l'intervista a Federico Ferrini (direttore dello European Gravitation Observatory)
  • Le leggi della Robotica di Asimov
    Giulio Sandini (direttore del dipartimento di Robotica, Scienze Cognitive e del Cervelo dell'IIT) spiega a Moebius, su Radio24, le tre leggi della robotica di Isaac Asimov
  • Intelligenza Artificiale
    È nato il nuovo programma della redazione di Moebius e Triwù, condotto da Federico Pedrocchi: in onda il sabato alle 14 e la domenica alle 18.50, affronteremo tutte le complesse dinamiche in gioco nella relazione tra uomo e macchina

notizie recenti


 


I servizi e le interviste
di Moebius


Glashow, premio Nobel per la fisica, al festival della matematica


 
   
 

a cura di Barbara Gallavotti

In natura, ci dicono i fisici, esistono quattro forze fondamentali. La forza di gravità, che ci tiene legati al suolo e fa sì che le mele cadano dagli alberi, secondo la famosa osservazione attribuita a Newton, la forza elettromagnetica, che fa sì che gli elettroni ruotino intorno ai nuclei atomici, la forza forte, che tiene protoni e neutroni uniti nei nuclei, e la forza debole, importantissima in molti fenomeni come la radioattività e la fusione nucleare che tiene accese le stelle. La scoperta dell'esistenza di queste forze è uno dei fondamentali risultati della fisica moderna e un contributo molto importante è stato dato da uno dei più geniali fisici contemporanei: Sheldon Lee Glashow, autore di una teoria sulle forze deboli per la quale ha vinto il premio Nobel nel 1979; e anche autore della teoria sull'esistenza del cosiddetto quark charm, formulata con John Iliopoulos e Luciano Maiani, recentemente eletto alla presidenza del CNR. Sheldon Lee Glashow è stato ospite del Festival della matematica di Roma. E noi di Moebius l'abbiamo incontrato.

Ascolta l'intervista al premio Nobel S. L. Glashow

 

Sbobinatura dell'intervista:

D: Buonasera professor Glashow
R: Buonasera

D: Innanzitutto, visto che siamo al festival della matematica, lei ha detto che non si può governare bene un Paese se non si capisce la matematica, perché?
R: È un problema più generale: ho insegnato per molti anni a studenti che non erano studenti di scienze e ho scoperto che almeno negli Stati Unici c'è molta gente che arriva alla laurea senza sapere niente di matematica, alcuni sono addirittura incapaci di utilizzare in numeri anche nei modi più elementari. Vediamo le conseguenze di questo fatto ad esempio nel mio Paese, gli Stati Uniti, dove i governanti sembrano incapaci di fare un bilancio e dove ci sono industrie finanziarie che hanno causato enormi problemi ai cittadini perché non sono in grado di comprendere gli strumenti matematici necessari nelle operazioni finanziarie. Anche la crisi che adesso sta colpendo un po' tutto il mondo è dovuta al fatto che chi si occupa di finanza non comprende la matematica.

D: Pensa che i problemi finanziari siano solo dovuti all'incapacità di usare gli strumenti matematici? Non può essere dovuto anche al fatto che l'economia è una questione in cui giocano moltissime variabili e dunque non è facile fare previsioni?
R: Bhé c'è un pensiero diffuso che dice che questo genere di cose sono troppo complicate per essere prevedibili, e dunque non c'è nulla che possiamo fare. È vero ad esempio che gli eventi climatici sono troppo complessi perché possiamo prevedere con assoluta sicurezza il tempo di domani. Tuttavia possiamo concentrarci sugli effetti a lungo termine, come ad esempio il riscaldamento globale e capire l'evoluzione del tempo atmosferico nel futuro. Allo stesso modo sarebbe possibile prevedere le conseguenze a lungo termine delle politiche economiche. E comunque, con una popolazione planetaria che mediamente non capisce la matematica, come ci si può aspettare che la bilancia economica mondiale vada in pari?

D: Venendo alla sua attività scientifica, lei ha vinto il Nobel per una teoria formulata con Steven Weinberg e con lo scienziato pachistano Abdus Salam, che fra l'altro ha lavorato molti anni in Italia, a Trieste. In questa teoria lei ipotizzava che le forze deboli e le forze elettromagnetiche fossero in effetti aspetti diversi di una medesima forza. In seguito lei ha ipotizzato che anche la forza forte potesse essere unificata alle altre due. Può spiegarci, nel modo più semplice possibile, perché ritiene ciò?
R: In effetti si dice che Weinberg, Abdus Salam ed io abbiamo vinto il Nobel per aver teorizzato l'unificazione della forza debole e di quella elettromagnetica, ma in realtà noi abbiamo semplicemente formulato una teoria che rende compatibili le due forze, mantenendole però distinte. Poi è stata formulata una ipotesi in cui si rende compatibile con le prime due anche la forza forte, ed è la teoria che si chiama Modello Standard. Negli anni settanta Howard Georgi ed io abbiamo formulato una ipotesi di unificazione delle tre forze in senso ancora più ampio, facendole rientrare in un gruppo matematico più semplice. È una idea che mi piace molto, però purtroppo le previsioni sperimentali sui cui si basa questa teoria unificata non sono state confermate da nessun esperimento. C'è però una domanda: perché i fisici sentono questo bisogno di unificare le proprie teorie? Perché tutto deve essere riconducibile a un'unica teoria? Forse perché Einstein ha speso gli ultimi trenta anni della sua vita cercando di trovare una teoria unificata? Non mi pare un buon motivo.

D: Esiste un buon motivo?
R: In realtà non so se esiste una teoria unificata e non penso che l'unificazione sia un problema così fondamentale, abbiamo tanti altri interrogativi a cui dare risposta: non sappiamo perché il quark top ha una massa così grande, non sappiamo perché l'elettrone ha una massa così piccola, non sappiamo perché in natura esistono sei quark. Abbiamo moltissime domande di questo tipo di cui non conosciamo le risposte. Vorrei semplicemente avere una risposta a questi problemi. Non è tanto un problema di unificare le teorie dunque quanto di comprendere i dettagli di quella teoria piuttosto barocca che oggi usiamo per spiegare il mondo subatomico e che si chiama modello standard.

D: Oggi tutti attendono con ansia i risultati degli esperimenti che presto inizieranno a Ginevra grazie al più grande acceleratore mai costruito: LHC (pronuncia: elle acca ci). Cosa stanno aspettando i fisici?
R: Intanto diciamo che stiamo aspettando da molto tempo: negli anni sessanta, e anche negli anni settanta e ottanta la fisica della particelle è stato un campo molto eccitante dal punto di vista degli esperimenti in corso, mentre negli anni successivi è diventata stagnante, perché aspettavamo di poter disporre di un nuovo strumento. Prima aspettavamo il Supercollisore chiamato SSC (esse esse ci) che doveva essere costruito negli Stati Uniti, ma il progetto è morto più o meno nel 1992-93, quando è stato cancellato dal Congresso. A quel punto la nostra sola speranza era la costruzione di un macchina non altrettanto grossa allestita in Europa e penso fosse circa il 1996 quando gli europei hanno deciso di costruire LHC, stanziando quella che io ritengo fosse una cifra insufficiente. E nonostante le carenze finanziarie sembra che questa macchina sarà finita presto e che funzionerà da questa estate. Per venti anni abbiamo atteso i nuovi dati sperimentali che potrà produrre LHC e finalmente è giunto il giorno in cui noi teorici potremo avere nuovi indizi sui quali basare teorie più avanzate.

D: Lei ha appena ricordato il triste destino del Supercollisore che avrebbe dovuto essere costruito negli Stati Uniti, e poi il fatto che il finanziamento stanziato per LHC fosse troppo ridotto. Per decenni le più importanti scoperte della fisica sull'infinitamente piccolo sono state fatte grazie agli acceleratori di particelle, ma oggi questi strumenti sono diventati sempre più grandi e costosi: secondo lei la fisica con gli acceleratori ha ancora un futuro oppure sarà necessario immaginare esperimenti che ne facciano a meno?
R: Il futuro della fisica delle particelle attraverso gli acceleratori è piuttosto difficile da prevedere. In primo luogo bisogna vedere cosa accadrà con LHC. Se questo strumento produrrà dati importanti allora ci sarà un successore, e noi ne conosciamo già il nome, è l'International Linear Collider (pronuncia: collàider). Però non è chiaro se vogliamo veramente costruirlo. Dipende veramente dai risultati di LHC: se usciranno dati sperimentali affascinanti che potrebbero essere approfonditi da uno strumento come l'International Linear Collider, allora nel mondo ci sarà un sacco di supporto in suo favore; in caso contrario sarà inutile costruirlo. Altre persone stanno pensando a tecniche innovative per costruire nuovi modelli di acceleratori di particelle, più economici. Ad esempio il Cern ha sognato per molto tempo un oggetto chiamato CLIC, ma non è chiaro se sarà mai realizzato. Al momento l'unica realtà è LHC, che entrerà in funzione fra breve e tutti speriamo che ci darà molto da fare. Quanto a ciò che avverrà dopo, non lo so.

D: In effetti l'International Linear Collider era stato concepito per essere in risultato di uno sforzo in scala mondiale, ma recentemente prima l'Inghilterra e poi gli Stati Uniti hanno sostanzialmente ritirato il loro supporto finanziario agli studi preparatori. Negli Stati Uniti c'è stato in realtà un pesantissimo taglio che ha gravemente colpito la fisica della particelle. Cosa pensa di questi tagli?
R: Quello che è accaduto negli Stati Uniti è inusuale, e riflette l'insolita natura della politica americana. Il presidente Bush aveva costruito un bilancio che era molto generoso con la ricerca, però poi quando il Congresso lo ha esaminato ha aggiunto molti piccoli finanziamenti extra che hanno reso la somma totale sempre più grande, fino a divenire insostenibile. Quindi è stato necessario ridurla, ma ciò non è stato fatto eliminando i piccoli finanziamenti extra, bensì tagliando sulla scienza più essenziale. Non è stato nulla di pianificato, ma una conseguenza accidentale dovuta alla natura della politica americana. Penso che il danno sarà riparato. Al momento noi siamo fuori dal progetto internazionale ITER per la fusione nucleare, dagli studi preliminari per l'International Linear Collider e inoltre è stato ridotto il finanziamento per i Laboratori di fisica delle particelle sul territorio degli Stati Uniti. Tutto questo non era previsto in passato e spero che le decisioni in proposito saranno annullate dal prossimo governo americano.

D: Forse però gli effetti negativi di queste decisioni potrebbero avere conseguenze anche irreversibili sulla ricerca in altri Paesi, in particolare in Europa, perché si tratta quasi sempre di collaborazioni internazionali che si reggono su equilibri piuttosto delicati…
R: Si, è un brutto precedente. Anche l'Inghilterra si è ritirata dagli studi per l'International Linear Collider e ciò potrebbe indurre anche Paesi come Italia, Francia e Germania a ritirare a loro volta il supporto. Spero che non lo faranno e spero che il prossimo presidente americano, chiunque egli o ella sia, farà degli sforzi per raddoppiare il bilancio della National Science Foundation, come il Presidente Bush aveva già promesso di fare.

D: Uno dei suoi lavori più importanti è lo studio che ha portato a predire l'esistenza di un quark chiamato quark charm. Il lavoro è stato fatto nel 1970 in collaborazione con il francese John Iliopoulos e l'italiano Luciano Maiani, da poco eletto alla presidenza del Cnr, il più importante istituto di ricerca italiano. La scelta di Maiani è stata motivata soprattutto dall'eccellenza del suo lavoro come scienziato. Voi siete rimasti molto amici…
R: Si, siamo molto amici e la storia connessa con la nostra teoria è molto articolata e ha parti antecedenti al lavoro da lei citato e anche successive. Il primo passo penso sia stato quello compiuto da Nicola Cabibbo che ha inventato il cosiddetto angolo di Cabibbo e ne ha sviluppato la teoria in modo tale da consentire poi di ipotizzare che esistessero quattro quark, invece di tre come si era pensato. Poi è venuto fuori che i quark esistenti in natura sono sei e questa volta la scoperta non si deve a scienziati italiani ma a due giapponesi. Kobayashi e Maskawa, che hanno esteso la teoria. Quindi è una storia lunga e io ho il più grande rispetto per le persone che hanno lavorato su questi temi, inclusi ovviamente Cabibbo e Maiani.

D: C'è qualcosa che lei vorrebbe augurare a Luciano Maiani, nel suo nuovo ruolo di presidente CNR?
R: Credo che sarà una notevole sfida, perché ci sono forze contrastanti, ci sono opposizioni, c'è chi chiede di aumentare i fondi disponibili, c'è chi vuole che i finanziamenti vengano ridotti, non c'è accordo su come si dovrebbe spendere i fondi. È una posizione di grande responsabilità e penso che Maiani avrà un compito difficile e che l'Italia dovrebbe essere fiera del fatto che una persona con le sue competenze sia disponibile a dedicare le proprie energie a un compito così complicato.

D: C'è stata una polemica a proposito della presidenza del CNR, a un certo punto a Luciano Maiani è stato quasi rimproverato il fatto di non aver vinto un premio Nobel. Lei lo ha vinto, ma insomma, il valore di uno scienziato si misura proprio dall'aver vinto il Nobel?
R: Non ci sono abbastanza premi Nobel e ci sono molti fisici altamente qualificati. Ed Witten ad esempio, poi il nippo-americano Nambu, o gli italiani Nicola Cabibbo e lo stesso Luciano Maiani meriterebbero un premio Nobel, ma non lo hanno. Ci sono grandissimi fisici che non lo vinceranno mai, semplicemente non ci sono Nobel a sufficienza per tutti. E poi le regole per vincere il Nobel sono scritte in modo tale da conferirlo per una specifica scoperta, mentre molti non hanno contribuito allo sviluppo della scienza in modo così specifico bensì in modo più ampio, gettando le basi per fondamentali sviluppi successivi. Niels Bohr ad esempio non è noto per una singola scoperta scientifica ma per molte ricerche, anche se in effetti lui è stato anche un Nobel.

D: Grazie a Sheldon Lee Glashow e buona sera
R: Grazie molte

 

 

 

 

    home   
 
 
MOEBIUS VA IN ONDA SU
vai alle Trasmissioni
[an error occurred while processing this directive]
Inserisci titolo 1

Inserisci contenuto e ricorda:
1) seleziona tag DIV
2) metti display a ""

Campagna 3

Inserisci contenuto e ricorda:
1) seleziona il pannello da angolo in alto a sinistra
2) seleziona "MostraPannello" nella finestra degli stili CSS

Inserisci titolo 2

Inserisci contenuto e ricorda:
1) seleziona tag DIV
2) metti display a ""

Campagna 3

Inserisci contenuto e ricorda:
1) seleziona il pannello da angolo in alto a sinistra
2) seleziona "MostraPannello" nella finestra degli stili CSS

Inserisci titolo 3

Inserisci contenuto e ricorda:
1) seleziona tag DIV
2) metti display a ""