'Il giallo di Van Gogh' se fosse un libro
noir si potrebbe intitolare così! Ma non ci occupiamo
di letteratura bensì di pittura. Infatti un recente
studio europeo ha scoperto che alcuni quadri del
celebre pittore stanno progressivamente perdendo la
brillantezza, in particolare il colore giallo, molto
caro all'artista come sappiamo, si sta spegnedo.
All'esame ci sono due quadri conservati al Van Gogh
Museum di Amsterdam e sono Le rive della Senna (1887)
e Vista di Arles con Iris (1888).
Nell'equipe dello studio anche una ricercatrice italiana
che ci aiuta a capire che cosa sta succedendo ai pigmenti
di pittura e in che modo la ricerca e la tecnologia
potrebbero porre rimedio ad un danno che sarebbe inestimabile.
Costanza Miliani è ricercatrice dell'Istituto
di scienze e tecnologie molecolari del Cnr di Perugia.
FOTO
1 - Bank of the Seine - Le rive della
senna (1887), uno dei due dipinti di Vincent Van
Gogh dai quali sono stati prelevati i microcampioni.
Credit: Vincent van Gogh Museum, Amsterdam.
FOTO
2 - Questa illustrazione mostra cme i raggi
X sono stati usati per l'esperimento.
In alto: Il dipinto è stato suddiviso in
tre parti e colorato artificialmente per simulare
il possibile stato del quadro nel 1887, nel 2011
e nel 2050.
In basso a sinistra: il frammento microscopico
prelevato dal dipinto e inserito in un blocchetto
di plexiglass.
In basso al centro: il punto in cui è stato
prelevato il campione.
In basso a destra: Il microscopio a raggi X pronto
per la scansione del microcampione.
Credit: ESRF/Antwerp University/Van Gogh Museum
FOTO 3 - Vista aerea del
centro di Grenoble ESRF (European Synchrotron
Radiation Facility), France. La circonferenza
esterna è di circa 1 km.
Credit: ESRF.
FOTO
4 - Sullo sfondo il microscopio a raggi X
sincrotrone.
In primo piano i frammenti di pittura montati
su blocchetti di plexiglass. Il tubetto di tempera
contiene lo stesso giallo di cromo usato da Van
Gogh nel XIX sec. prelevato dalla collezione personale
di M. Cotte.
Credit I. Montero/ESRF.
Lo studio
Un gruppo di ricercatori europei appartenenti all'Istituto
di scienze e tecnologie molecolari del Consiglio nazionale
delle ricerche (Istm-Cnr), al Dipartimento di Chimica
dell'Università di Perugia, ai Dipartimenti di
Chimica e Fisica dell'Università di Anversa,
all'Università di Tecnologia di Delf (TUDelft)
e all'Esrf (European Synchrotron Radiation Facility)
di Grenoble è sceso in campo per studiare il
fenomeno di degradazione del colore giallo cromo che
minaccia i più celebri capolavori di Vincent
van Gogh. Gli importanti risultati sono stati pubblicati
oggi sulla rivista Analytical Chemistry.
La problematica è nota da tempo. Le varie sfumature
del giallo, tipiche della vibrante pittura di Vincent
van Gogh e di molti altri impressionisti come Seraut,
Pissarro, Manet e Reinoir, sono a rischio. I gialli
a base di cromato di piombo (giallo cromo), a dispetto
della bellezza e intensità delle tinte, sono
caratterizzati da una scarsa stabilità chimica
e fotochimica che si manifesta nel tempo con un marcato
imbrunimento. I pittori del diciannovesimo secolo furono
immediatamente attratti dalle possibilità espressive
dei pigmenti di nuova formulazione che vennero introdotti
nel mercato grazie all'evoluzione della chimica di sintesi.
Alcuni di questi pigmenti moderni hanno mostrato nel
tempo una maggiore reattività rispetto agli agenti
atmosferici come luce, temperatura e umidità,
rispetto ai materiali naturali dell'arte tradizionale
che invece furono selezionati empiricamente nel corso
dei secoli dagli antichi maestri.
I ricercatori hanno affrontato congiuntamente la questione,
coordinando il lavoro e svolgendo indagini spettroscopiche
su campioni originali di pittura e altri di riferimento
invecchiati artificialmente. I preziosi micro-campioni
originali in sezione stratigrafica sono stati prelevati
dai dipinti Banks of the Seine (1887) e View
of Arles with Irises (1888), conservati al van Gogh
Museum di Amsterdam, che mostrano in modo evidente l'alterazione
del giallo di cromo. Sono state utilizzate le tecniche
µ-XANES (micro X-Ray Absorption Near Edge Spectroscopy),
µ-XRF (micro X-Ray Fluorescence), EELS (Energy
Electron Loss Spectroscopy), micro-FTIR e micro-Raman
(QUI
trovate il video della simulazione dell'esperimento).
L'analisi dei dati ottenuti ha permesso di dimostrare
che l'annerimento è legato alla riduzione del
Cromo VI a Cromo III. In particolare il Cromato di piombo
(PbCrO4) degrada formando Ossido di cromo (Cr2O3 .2H2O)
come principale prodotto di degrado, accompagnato da
altri composti del Cr(III) come solfati o acetati idrati.
Inoltre, è stato dimostrato che queste specie
di degrado di Cr(III) sono confinate in un sottile strato
di spessore pari a 1-2 microns e che la loro formazione
è catalizzata dalla presenza nello strato pittorico
di ioni solfato.
I ricercatori puntano adesso a comprendere quali condizioni
favoriscano il processo e le possibilità per
rallentarlo. Infatti non tutti i dipinti di van Gogh
hanno subito la stessa alterazione, ad esempio nella
serie dei Girasoli la versione conservata presso la
National Gallery di Londra mantiene le tonalità
vibranti del giallo non alterato mentre la versione
del van Gogh Museum di Amsterdam presenta un marcato
viraggio al marrone.
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