Il calore della terra è abbondate e continuo.
Si può raccogliere a partire da qualche metro di profondità
fino ad arrivare a qualche chilometro per le temperature più
alte. Ma lo sviluppo di questa risporsa è scarso. Facciamo
il punto con Piero De Paola, presidente del Consiglio Nazionale
dei Geologi.
La terra funziona un po' come una coperta isolante messa su un
calderone. Più si scende, e più la temperatura sale:
circa un grado ogni 30 metri, anche se varia da luogo a luogo.
Scavando a fondo si arriva a centinaia di gradi, ma basta scendere
di pochi metri per trovare, come nelle grotte, una temperatura
+- costante per tutto l'anno: più fresca che all'esterno
d'estate, più calda che all'esterno d'Inverno. Se poi c'è
dell'acqua - e l'acqua c'è un po' dappertutto - si ha una
fonte di calore ideale per climatizzare un ambiente, o alimentare
un processo industriale.
Per ottenere acqua più calda di quella della falda si può
usare una pompa di calore: praticamente un frigorifero. Se mettete
una mano dietro a un frigo sentite che emana calore: è
la somma del calore sottratto dall'interno del frigo, e dell'energia
consumata per eseguire questo compito. Con le pompe di calore,
infatti, per ogni unità di energia usata, mediamente se
ne tirano fuori tre di calore: termicamente parlando, è
un bell'affare.
I tecnici chiamano questa risorsa, geotermico a bassa entalpia,
ovvero a bassa temperatura. Sulla Repubblica del 5 Agosto è
uscito un articolo in cui si denunciava il ritardo dell'Italia
nell'adozione di questa tecnologia.
Poi c'è tutto un altro versante, quello dell'alta entalpia,
ma in questo caso il ritardo è mondiale. Qui si parla di
produrre energia elettrica, e quindi di fonti di calore tra i
200 e i 300 gradi. Anche quì, basta scavare e prima o poi
ci si arriva. Ma è evidente che conviene concentrarsi sui
territori più favorevoli. A Lardarello per esempio, dove
sono nate le prime centrali geotermiche del mondo, l'acqua calda
arriva in superficie e infatti è sfruttata da tempo. Salvo
questi casi piuttosto rari, si tratta di scendere da uno a 4 /
5 km. Evidentemente si tratta si un'operazione su scala industriale,
abbastanza complessa anche se di routine, per esempio, nel campo
dell'estrazione degli idrcarburi.
Nella ricerca sul fotovoltaico, per esempio, si sono spesi e
si spendono capitali immensi, forse perché c'è dietro
l'industria del silicio. Uno sforzo simile, nel geotermico, non
è mai stato fatto. Come mai? Ne parliamo con il presidente
del Consiglio Nazionale dei Geologi: Pietro de Paola (ascolta
l'intervista a inizio pagina).