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Geotermia, una risorsa poco sfruttata


 
   
 

A cura di Maurizio Melis

Il calore della terra è abbondate e continuo. Si può raccogliere a partire da qualche metro di profondità fino ad arrivare a qualche chilometro per le temperature più alte. Ma lo sviluppo di questa risporsa è scarso. Facciamo il punto con Piero De Paola, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

Ascolta l'intervista a Pietro de Paola

Scarica il file in mp3

La terra funziona un po' come una coperta isolante messa su un calderone. Più si scende, e più la temperatura sale: circa un grado ogni 30 metri, anche se varia da luogo a luogo. Scavando a fondo si arriva a centinaia di gradi, ma basta scendere di pochi metri per trovare, come nelle grotte, una temperatura +- costante per tutto l'anno: più fresca che all'esterno d'estate, più calda che all'esterno d'Inverno. Se poi c'è dell'acqua - e l'acqua c'è un po' dappertutto - si ha una fonte di calore ideale per climatizzare un ambiente, o alimentare un processo industriale.
Per ottenere acqua più calda di quella della falda si può usare una pompa di calore: praticamente un frigorifero. Se mettete una mano dietro a un frigo sentite che emana calore: è la somma del calore sottratto dall'interno del frigo, e dell'energia consumata per eseguire questo compito. Con le pompe di calore, infatti, per ogni unità di energia usata, mediamente se ne tirano fuori tre di calore: termicamente parlando, è un bell'affare.
I tecnici chiamano questa risorsa, geotermico a bassa entalpia, ovvero a bassa temperatura. Sulla Repubblica del 5 Agosto è uscito un articolo in cui si denunciava il ritardo dell'Italia nell'adozione di questa tecnologia.

Poi c'è tutto un altro versante, quello dell'alta entalpia, ma in questo caso il ritardo è mondiale. Qui si parla di produrre energia elettrica, e quindi di fonti di calore tra i 200 e i 300 gradi. Anche quì, basta scavare e prima o poi ci si arriva. Ma è evidente che conviene concentrarsi sui territori più favorevoli. A Lardarello per esempio, dove sono nate le prime centrali geotermiche del mondo, l'acqua calda arriva in superficie e infatti è sfruttata da tempo. Salvo questi casi piuttosto rari, si tratta di scendere da uno a 4 / 5 km. Evidentemente si tratta si un'operazione su scala industriale, abbastanza complessa anche se di routine, per esempio, nel campo dell'estrazione degli idrcarburi.

Nella ricerca sul fotovoltaico, per esempio, si sono spesi e si spendono capitali immensi, forse perché c'è dietro l'industria del silicio. Uno sforzo simile, nel geotermico, non è mai stato fatto. Come mai? Ne parliamo con il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi: Pietro de Paola (ascolta l'intervista a inizio pagina).

 

 

 

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