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Il ruolo importante degli italiani nel ripopolamento post-galciale


 
 

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a cura di Mariachiara Albicocco

A pochi giorni dalle elezioni europee dove l'Italia riveste un ruolo rilevante, ecco che esce un articolo in letteratura scientifica che conferisce agli italiani una posizione importante anche nel contesto Europeo post-glaciale, sì, mi sto riferendo in realtà a circa 10.000 anni fa, le questioni politiche attuali erano assai distanti, ma gli europei attraversarono un periodo di glaciazione intenso che mise a dura prova la sopravvivenza della popolazione, che si rifugiò nelle regioni meridionali del continente.
Durante l'ultimo picco glaciale che risale a circa 21.000 anni fa, le popolazioni rimasero isolate nei territori con le condizioni climatiche più sostenibili, in questa situazione che ci fu un vero e proprio sconvolgimento genetico degli europei paleolitici.
E in questo contesto arriva lo studio di alcuni genetisti dell'università di Pavia, che hanno studiato il ruolo degli italiani nel ripopolamento avvenuto dopo l'era glaciale.
Ne parliamo con Antonio Torroni docente del dipartimento di Genetica e Microbiologia dell'Università di Pavia che ha diretto i lavori.

Ascolta l'intervista a Antonio Torroni

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La ricerca
Il ripopolamento post-glaciale dell'Europa Occidentale ha rappresentato un momento chiave nell'evoluzione del patrimonio genetico degli europei moderni. Tra le aree di rifugio individuate quella italiana è stata a lungo considerata di importanza secondaria nel processo di ripopolamento umano, almeno fino ad oggi. Lo studio condotto da un gruppo di ricerca internazionale, guidato dal professor Antonio Torroni (Dipartimento di Genetica e Microbiologia) dell'Università di Pavia - pubblicato sul numero di giugno della prestigiosa rivista "The American Journal of Human Genetics" - ha individuato per la prima volta le tracce genetiche di un evento di espansione umana originatasi nel rifugio italiano. Lo studio, incentrato su un marcatore genetico a trasmissione materna (aplogruppo mitocondriale U5b3), ha rivelato che questa linea femminile ebbe origine nell'area di rifugio italiana all'inizio dell'Olocene da dove, in seguito, diffuse lungo le coste del Mediterraneo, principalmente verso la vicina Provenza (Francia Meridionale). In questa regione, tra 7 e 9000 anni fa, si differenziò poi un sotto-ramo che giunse in Sardegna in associazione con il commercio di ossidiana che legava le due regioni.
Il primo popolamento dell'Europa da parte dell'Uomo moderno risale a circa 45.000 anni fa, successivamente, durante l'ultimo picco glaciale datato ~21.000 anni fa, il patrimonio genetico degli europei paleolitici venne sconvolto. I dati archeologici attestano infatti un progressivo abbandono delle regioni settentrionali e centrali dell'Europa, a favore delle regioni meridionali del continente che servirono da aree di rifugio. Le popolazioni umane rimasero racchiuse entro i rifugi fino al miglioramento delle condizioni climatiche, avvenuto tra 13.000 e 10.000 anni fa. Durante il lungo isolamento le varianti genetiche delle popolazioni paleolitiche furono preservate (o perdute) in modo indipendente in ciascun rifugio, dando origine alla variabilità genetica ancora oggi rintracciabile negli europei moderni. Attualmente sono ormai numerosi i dati genetici che attestano il ruolo fondamentale svolto da alcuni rifugi glaciali localizzati in Europa meridionale (Iberia, Balcani e Ucraina), come sorgente del ripopolamento umano del continente. Al contrario sono inesistenti (almeno dal punto di vista umano) i dati relativi all'area di rifugio italiana, la cui presenza è stata finora sostenuta esclusivamente sulla base di dati paleontologici animali e vegetali. Questa lacuna ha portato in passato a ritenere che il rifugio italiano abbia avuto ruolo scarso, se non addirittura nullo, nel ripopolamento post-glaciale dell'Europa.
L'analisi del DNA mitocondriale, in particolare di una linea denominata U5b3 - condotta dai genetisti di Pavia in collaborazione con diversi gruppi di ricerca Italiani ed internazionali - ribalta questa convinzione, gettando nuova luce sugli eventi di ripopolamento post-glaciale che interessarono l'Europa occidentale ed assegnando, per la prima volta, un ruolo tutt'altro che marginale all'area di rifugio localizzata nella penisola italiana.
Nel corso dello studio è stato dimostrato, grazie ad una dettagliata analisi popolazionistica (oltre 35.000 individui provenienti da 81 popolazioni europee e medio-orientali) ed al sequenziamento completo di 52 genomi mitocondriali, che la linea mitocondriale U5b3 è distribuita, sebbene a bassa frequenza, praticamente in tutta Europa e che la sua diffusione a partire dalla penisola italiana iniziò circa 10.000 anni fa. L'origine nel rifugio glaciale italiano è avvalorata dall'osservazione che il picco di variabilità genetica è ancor oggi osservabile in Italia e non in altre regioni europee. A differenza delle espansioni da altri rifugi europei, quella verso Nord dei cacciatori-raccoglitori del rifugio glaciale italiano fu ostacolata dalla barriera alpina, pertanto la linea mitocondriale U5b3 si sarebbe diffusa principalmente lungo le coste tirreniche verso occidente attraverso la Provenza, e verso Est, con impatto nettamente ridotto, lungo le coste adriatiche.
I nuovi dati molecolari hanno inoltre fornito nuove informazioni sul popolamento della Sardegna. Un sottoinsieme ben definito della linea mitocondriale uscita dalla penisola italiana si osserva infatti solo in Sardegna. Questa sotto-linea (denominata U5b3a1a) presenta una caratteristica inattesa, essa infatti non mostra il massimo di somiglianza con le linee italiane come atteso dalla prossimità geografica, ma con una linea (denominata U5b3a1b) che si riscontra solo nella Francia meridionale. Questo indica un legame genetico più stretto tra la componente sarda e quella francese che, sulla base dei dati molecolari, si sarebbero separate tra 6 e 9.000 anni fa. Dati archeologici attestano che in quel periodo la Sardegna era "connessa" alla Francia Meridionale, in particolare alla Provenza, tramite il fiorente commercio dell'ossidiana, come testimoniato dal fatto che quasi l'80% dell'ossidiana rinvenuta nei siti francesi derivi dal Monte Arci in provincia di Oristano. Il presente studio propone che l'antenato molecolare della linea mitocondriale attualmente tipica dei Sardi, dopo l'uscita dall'Italia, si sia differenziato lungo le coste Mediterranee del Sud della Francia, da dove poi raggiunse la Sardegna con i commercianti di ossidiana. Il lungo isolamento che ha caratterizzato la Sardegna avrebbe poi consentito un'evoluzione locale del ramo sardo che oggi caratterizza in maniera esclusiva circa quasi il 4% della popolazione sarda.

APPROFONDIMENTO
Il DNA mitocondriale: una prospettiva al femminile dell'evoluzione umana
Nella cellula umana quasi tutti i geni (circa 25.000) sono confinati nel nucleo in duplice copia e sono trasmessi in parti uguali dai genitori secondo le leggi di Mendel. I 37 geni del DNA mitocondriale (mtDNA) si trovano, invece, nei mitocondri, organizzati in una piccola molecola di DNA circolare (lunga circa 17.000 coppie di basi). Questa molecola è presente in ogni cellula in centinaia o migliaia di copie ed è trasmessa esclusivamente dalla madre. Il DNA mitocondriale umano è inoltre caratterizzato da un più elevato tasso evolutivo che è 10 - 20 volte quello dei geni del nucleo. Perciò, la sua variazione di sequenza si è generata lungo linee di radiazione materna esclusivamente per l'accumulo sequenziale di nuove mutazioni. Questo significa che l'mtDNA umano è un archivio molecolare della storia e delle migrazioni delle donne che lo hanno trasmesso alle generazioni successive. Poiché questo processo di differenziazione molecolare è relativamente veloce e ha avuto luogo principalmente durante e dopo il recente processo di colonizzazione e diffusione dell'Uomo moderno in diverse regioni e continenti, i diversi rami (aplogruppi) dell'albero evolutivo mitocondriale tendono a essere circoscritti a differenti aree geografiche e a differenti popolazioni umane. Quindi studiando quante e quali mutazioni caratterizzano un individuo si può risalire alla storia genetica dei suoi antenati femminili: il numero di mutazioni che separano due individui è indice della distanza temporale che li separa dall'antenata comune, mentre l'analisi degli aplogruppi permette di ricostruire gli spostamenti antichi dell'Uomo, o meglio delle Donne, attraverso i continenti e le varie regioni del mondo.

13.06.09

 

 

 

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