L'imputato, la cui colpevolezza sembra sempre più
incerta...
a cura di Maurizio Melis
A differenza dell'aviaria, che si è
annunciata per mesi senza mai arrivare, la nuova epidemia
influenzale si è materializzata improvvisamente,
con la comunità scientifica mobilitata per dare
un'identità al nuovo virus, che però non
è ancora chiara. Moebius seguirà gli sviluppi
della vicenda, come sempre, con attenzione per gli aspetti
più strettamente tecnici e scientifici.
29-04
Abbiamo intervistato Mauro Giacca, direttore
dell'ICGEB di Trieste. ICGEB sta per Centro Internazionale
di Ingengeria Genetica e Bioingengeria, una struttura
internazionale che ha sede anche in India e in Sudafrica.
Gli abbiamo chiesto di aiutarci a capire
alcuni aspetti dell'epidemia in corso. Le domande le
trovate quì sotto. Per le risposte, ascoltate
l'audio...
E' chiaro, a questo punto, che siamo di fronte a
un caso di ricombinazione. Il virus H1N1 responsabile
della febbre suina, o meglio della Nuova Influenza,
ha un patrimonio genetico che è un mix tra
due ceppi influenzali suini di origine asiatica e
americana, un ceppo di aviaria e infine un ceppo dell'influenza
umana. Come e quando avviene la ricombinazione?
Si è detto che il passaggio attraverso i
suini potrebbe anche aver depotenziato il virus. In
che modo?
Come si spiega l'elevata mortalità tra i
giovani in messico, quando questa sembra praticamente
pari a zero in tutti gli altri paesi?
La differenza tra pandemia ed epidemia non è
solo numerica, ce la spiega?
Quali sono i fattori chiave che decideranno l'evoluzione
dell'epidemia?
sebbene sia stato poco sottolineato, si è
assisito a un piccolo miracolo. In pochi giorni si
è fatta luce su un nuovo, per quanto semplice,
essere vivente. Cosa ha permesso questa rapidità?
================
Quì
trovate un articolo di Ilaria Capua, responsabile
del Centro di referenza nazionale per l'influenza aviaria
e la malattia di Newcastle e dell' Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezie.
Vi si sostiene quanto segue: "A quanto
sembra di capire il passaggio nel suino potrebbe aver
determinato una riduzione della sua virulenza per l'uomo,
rispetto a quella osservata nei casi di aviaria. Fermo
restando che si tratta di un'impressione iniziale, che
potrebbe essere smentita nei prossimi giorni dal precipitare
degli eventi, al momento in cui si scrive pare che la
novantina di decessi registrati in Messico sia frutto
dell'infezione di migliaia di persone. [...]
Non sembra quindi che si possa parlare per ora di un
virus simile a quello responsabile della "spagnola",
la terribile pandemia che nel 1918 seminò milioni
di morti. Emoagglutinina e neuroaminidasi, i due antigeni
che caratterizzando il sottotipo identificano la sigla
con cui si chiamano i diversi virus influenzali, sono
infatti solo due degli antigeni presenti nel virus,
le cui caratteristiche possono essere determinate anche
da molti altri fattori. E' più probabile che
quello attuale, pur essendo un H1N1 come quello del
1918, si comporti piuttosto come i virus che nel 1957
e nel 1968 provocarono pandemie estese a tutto il mondo,
ma con un numero di vittime assai più limitato.
E' possibile quindi che l'ora della pandemia annunciata
sia giunta, ma c'è ragione di sperare che non
sarà il flagello tanto temuto."
28-04
Di seguito l'intervista a Vittorio
De Micheli, esperto di virus e in particolare proprio
di influenza, e attualmente direttore sanitario della
Regione Piemonte.
Non più Febbre Suina, ma Nuova
Influenza. Cambiare nome alle cose non serve a modificarne
l'essenza, ma certo è utile a chiarire la natura
del fenomeno. Il virus che occupa le prime pagine di
quasi tutti i media, e il cui nome tecnico è
H1N1, è infatti imparentato con due diversi ceppi
di virus suino provenienti da America e Asia, ma anche
con un virus aviario e uno di provenienza umana. Ricombinazione
è il termine tecnico per definire il fatto che
alcuni virus, come è noto da anni, possono svilupparsi
inglobando frammenti di DNA provenienti da altri virus,
producendo una sorta di mix. Ma sono diversi i motivi
che lasciano supporre che l'attribuzione ai suini dell'epidemia
iniziata in Messico sia stata un po' troppo frettolosa.
Ne abbiamo parlato con De Micheli poche ore prima che
l'Europa suggerisse di cambiare nome alla malattia.
In casi come questi il rischio è
che prevalga il panico sulla ragione, inducendo a scelte
sanitarie peggiori del male stesso. Il primo pericolo
verrebbe da un'utilizzo ingiustificato di farmaci antivirali
(due su quattro di quelli disponibili semrano funzionare
egregiamente). Ciò, infatti, creerebbe i presupposti
per lo sviluppo di una variante del virus resistente
ai farmaci stessi. Il secondo pericolo è che
vi sia un eccessivo ricorso all'ospedalizzazione, che
facilmente può contribuire ad accellerare la
pandemia.
L'AIDS italiano finisce in tribunale
Non hanno trovato un modo migliore, i due massismi esperti nazionali della
malattia, per dirimere una controversia
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Moebius è andato sulla Luna!
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