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Il fattore "C" in astronomia


 
 

Il lampo di raggi X intercettato dal satellite SWIFT
 
 

a cura di Maurizio Melis

Per una coincidenza impensabile osservati i primi secondi dell'esplosione di una supernova. Era uno degli eventi più attesi in astronomia, sfuggito fino ad ora perché, nonstante tutti gli sforzi, osservare con lo strumento giusto, nel posto giusto e al momento giusto, resta una "questione di C...."

Ascolta l'intervista a Patrizia Caraveo,
direttore di ricerca dell'INAF


Scarica l'intervista in mp3

L'Universo è il più grande e ricco laboratorio che si possa desiderare, ma è un laboratorio in cui non è possibile programmare gli esperimenti. Questo è un dato fondamentale della ricerca astronomica. Gli eventi astronomici accadono in un certo luogo, in un certo momento, ma in maniera del tutto imprevedibile.

Per far fronte a questa intrinseca incertezza, gli astronomi organizzano campagne di osservazione estenuanti, nelle quali il cielo, in tutto o in parte, viene passato al setaccio; poi si ripete l'operazione, poi di nuovo e così via: insomma, lo si monitora costantemente, nella speranza di guardare nel posto giusto al momento giusto. Cosa che però non è affatto garantita. Spesso, infatti, a far la differenza è quello che Patrizia Caraveo (Direttore di Ricerca dell'INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica) ha definito il fattore "C", dove "C", per chi avesse dubbi, è proprio l'iniziale di quella parte anatomica che spesso utilizziamo come sinonimo di fortuna.

La storia inizia con una supernova chiamata 2007uy. E' stata scoperta il 31 dic 2007 nella galassia Ngc2770, ed è nel mirino di SWIFT, un satellite da ricerca dotato di speciali sensori in grado di scattare immagini del cielo nei raggi gamma, nei raggi X e negli UV. Si tratta di un'ossevazione di routine, una di quelle che si fanno normalmente nei giorni successivi all'esplosione di una supernova.

E qui abbiamo la prima coincidenza: l'osservazione viene programmata per una certa e precisa ora del 9 di Gennaio, ma la scelta del giorno e dell'ora è in un certo senso casuale. Infatti lo strumento ha i secondi contati e il suo tempo è conteso da moltissimi ricercatori; inoltre, deve puntare sempre lontano da oggetti che potrebberro offuscarne la visuale o addirittura danneggiarlo: in specie Terra, Luna e Sole. Insomma: molte diverse variabili di cui tener conto, con il risultato che un'osservazione viene assegnata, rispetto alla richiesta dei ricercatori, in un intorno che può essere anche di qualche giorno. Sta di fatto che viene stabilito di puntare l'occhio a raggi X di SWIFT verso l'obbiettivo alle ore 15 e 25 (e 50 secondi) ora Italiana: non prima, non dopo.

Detto fatto, ecco che lo strumento inizia a registrare una forte emissione di raggi X (vedi foto di apertura) ad opera di una sorgente sconosciuta. L'emissione inizia a scemare quasi subito, e dopo 10 minuti cessa, sostituita dopo un'ora da una sorgente di raggi UV, e a 24 ore di distanza dall'apparizione, registrata da molti telescopi con base a terra, di una nuova Supernova. L'emissione di raggi X registrata inizialmente, corrispondeva ai primi minuti della catastrofe, e non era mai stata osservata.

Se questa sequenza di eventi non vi ha impressionato, proviamo a riflettere assieme su quante possibilità c'erano di osservare la supernova nel preciso istante in cui esplodeva (o forse 10 secondi dopo). Abbiamo già detto della casualità con cui viene puntato SWIFT. E' la minore delle coincidenze: vediamo le altre due.

Anzitutto la vita delle stelle che si trasformano in Supernova si misura in qualche decina di milioni di anni. Ma l'evento esplosivo, quello in cui la stella viene distrutta dall'onda d'urto che la divora partendo dal nucleo verso gli strati esterni, dura una decina di minuti in tutto, durante i quali vengono emessi grandi quantitativi di raggi X. 10 minuti su 10 milioni di anni. E questa è la prima coincidenza.

La seconda, riguarda la frequenza con cui esplodono supernove nelle galassie. In media, una ogni cento anni. Nella nostra galassia, l'ultima è esplosa nel 1604, quando ancora non esisteva il telescopio. Nella galassia osservata (sempre lei, Ngc2770, sorridente nella foto quì a fianco) ne sono esplose due in 10 giorni. Un caso a dir poco improbabile.

Se infine mettiamo assieme tutte queste casualità, otteniamo che la probabilità che si verifichino contemporaneamente è una su svariati miliardi, cioè praticamente zero. Ma d'altra parte, l'Universo è il più grande e ricco laboratorio che si possa desiderare. E le sorprese non mancano.

 

 

 

 

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