Periodicamente riemerge l'idea di portare l'uomo su
Marte. Quasi sempre, per ragioni che probabilmente hanno
a che fare più con la psicologia che con la scienza
e la tecnica, si dice che ci vorranno vent'anni. Ebbene,
su Limes di Maggio è apparso un articolo in controtendenza,
che guarda alla conquista di Marte come a un'impresa
che richiederà cinquant'anni, con un serie significativa
di passaggi intermedi.
Il numero di Limes titola "Eurussia il nostro futuro?"
ed è una riflessione sul futuro rapporto tra
Europa e Russia, a partire dal dato che la Russia è
un paese Europeo a tutti gli effetti, e che per questa
e altre ragioni è utile immaginare un futuro
assieme, similmente a come i padri fondatori dell'unione
europea fecero alla fine della seconda guerra mondiale.
L'articolo invece si intitola "Eurussia può
conquistare Marte", ed è a firma Giovanni
F. Bignami, che è stato fino a poco tempo fa
presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana.
L'articolo
si apre con una riflessione sulla Stazione Spaziale
Internazionale (ISS), la cui aspettativa di vita è
piuttosto breve se si considera che verrà completata
l'anno prossimo e che la NASA ha già dichiarato
che intende dismettere le proprie attività a
bordo della SSI nel 2015. Avrà quindi circa 5
anni di vita operativa a piena capacità: assai
poco rispetto alle previsioni inziali.
Inoltre, anche se può apparire paradossale,
il grave ritardo con cui è stata realizzata fa
sì che oggi risulti scarsamente utile. La scienza
che si può fare a bordo della ISS è tutto
sommato abbastanza limitata, e in compenso è
molto costosa. Nata come laboratorio spaziale, la ISS
non è adatta ad essere riconvertita ad altri
scopi. Ne è utilizzabile come base logistica
per la costruzione di ciò che servirebbe per
inaugurare una stagione di esplorazione planetaria umana:
un cantiere spaziale in cui assemblare le astronavi
dirette verso Marte e la Luna.
La ragione principale di questa impossibilità
risiede in quello che potremmo definire il peccato originale
della ISS: l'inclinazione dell'orbita rispetto all'equatore.
Infatti, per spedire un'astronave sul Marte o sulla
Luna partendo dall'orbita, è necessario che questa
si trovi il più possibile allineata con il piano
dell'eclittica: il piano su cui orbitano, grado più
grado meno, tutti i pianeti del sistema solare. Tale
piano ha un'inclinazione di 23 gradi sull'equatore celeste,
mentre la SSI giace su un'orbita inclinata di 51 gradi.
E' il risultato di una decisione politica.
L'orbita di un satellite intorno alla Terra forma
un certo angolo (i) con l'equatore, detto appunto inclinazione
orbitale. Questo angolo non può mai essere inferiore
alla latitudine da cui avviene il lancio, a meno di
non spendere una quantità enorme di energia per
modificarne l'orbita una volta già in volo.
Dopo il crollo del muro americani e russi decisero
di lavorare assieme nello spazio, perciò, per
sfruttare le basi di lancio russe e la MIR - la stazione
spaziale Russa che ha fatto da alloggio agli astronauti
fino a poco tempo fa - fu deciso di costruira la SSI
su un'orbita inclinata di 51 gradi, poco più
della latitudine del più importante base di lancio
Russa: il cosmodromo di Bajkonur.
Infatti, insegna la meccanica celeste, l'inclinazione
minima con cui si riesce a mandare in orbita un oggetto
partendo dalla superficie terrestre è uguale
alla latitudine della base di lancio. Una volta raggiunta
l'orbita, modificarla è possibile, ma richiede
moltissimo combustibile, anche più di quello
consumato per andare nello spazio. Non c'è invece
problema a lanciare con una inclinazione orbitale superiore
alla latitudine (basta puntare il razzo un po' a Nord
o a Sud e il gioco è fatto). Ecco perchè
è meglio avere la base di lancio il più
possibile vicino all'equatore: solo dall'equatore, infatti
possibile decidere liberamente l'inclinazione orbitale
con cui lanciare un qualsiasi apparato destinato all'orbita
terrestre.
I pianeti del sistema solare, come anche la Luna,
giacciono più o meno sullo stesso piano, detto
piano dell'eclittica.
Per raggiungerli partendo dall'orbita terrestre è
necessario che anche quest'orbita giaccia sul piano
dell'eclittica.
Ma è proprio dall'orbita che è necessario
partire se si vuole arrivare su Marte. Assemblare una
nave sufficientemente grande sulla terra, con tanto
di motore nucleare, e convincerla ad alzarsi dal suolo,
è infattu un'impresa impossibile, mentre è
certamente possibile portare su i pezzi uno alla volta,
in totale sicurezza, e montarli in orbita.
Oggi l'Europa dispone di uno dei lanciatori più
potenti del mondo, l'Ariane, e di una base di lancio
in Nuova Guinea a Kourou (praticamente all'equatore,
quindi in posizione strategica). La Russia, che già
da quella base lancia i propri razzi Soyuz, ha invece
grande esperienza nel volo umano e nel docking, ovvero
l'aggancio in orbita. E si potrebbe continuare. C'è
una quasi totale complementarietà tra i punti
di forza della UE e della Russia nelle tecnologie spaziali.
Insieme, si potrebbe dar vita a un programma pluridecennale
volto alla realizzazione del cantiere astronavale da
cui infine far decollare la missione per Marte.
Costo dell'operazione: circa 500 miliardi in 50 anni:
un bel po', ma assai meno di quanto speso in pochi mesi
per far fronte alla crisi economica. Senza contare che
progetti come questi producono ricadute sotto forma
di tecnologia che, tipicamente, valgono 3 volte tanto
(in effetti, questo è un dato che si registra
anche a proposito della SSI, costata circa 100 milardi).
Eurussia può dunque conquistare Marte. Se lo
farà davvero, o se lascerà che sia qualcun'altro
a farlo per primo, è una decisione politica che
riguarda soprattutto l'Unione Europea. Perchè
pare proprio che la Russia, più consapevole della
UE di rischiare lo schiacciamento tra Cina e USA, sarebbe
d'accordo.