A scuola ci hanno sempre insegnato che l'etrusco fosse
una lingua sconosciuta, di cui non si sapesse nulla
ne' grammatica ne' pronuncia. Non è così!
Nel 1978 Massimo Pallottino, padre degli etruscologi
italiani, curò la prima edizione del dizionario
etrusco 'Thesaurus linguae etruscae' contenente
ottomila lemmi.
Pochi giorni fa è stata presentata la seconda
edizione aggiornata con cinquemila voci in più
e curata con un nuovo approccio critico da Enrico Benelli,
ricercatore dell'Istituto di studi sulle civiltà
del Mediterraneo antico (Iscima)
del CNR di Roma. Le nuove acquisizioni si devono al
fatto che gli studi, a partire dagli anni '70, non solo
sono aumentati, ma si sono estesi anche territorialmente
interessando aree nuove. Se fino agli anni '50 il bacino
di provenienza dei reperti e delle testimonianze era
limitato all'Etruria settentrionale, corrispondente
alle province di Grosseto, Arezzo, Siena e Perugia,
nei decenni successivi, le indagini si sono allargate
all'Etruria meridionale (viterbese e parte dell'Umbria)
ricca di testimonianze dal settimo al IV secolo a.C.
Ma che tipo di parole contiene questo dizionario? Per
la maggior parte sono nomi di persona e termini tratti
dal lessico funerario e sacro.
Enrico Benelli ci svela tutti i segreti di questa lingua
affascinante.
Etruschi
e toscani non sono parenti
Una ricerca di genetica, condotta un'equipe internazionale,
esclude che i toscani odierni siano i diretti discendenti
degli etruschi.
Moebius è andato sulla Luna!
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