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Non solo i Gorilla sono in pericolo


 
 

Il lemure pigmeo topo: è il più piccolo dei lemuri (30g di peso) e sembra un cricetone. Invece è un primato, l'Ordine a cui appartengono le scimmie, i lemuri e l'uomo.
 
 

a cura di Maurizio Melis

Ascolta l'intervista a Angelo Tartabini

Scarica l'intervista a Angelo Tartabini (mp3)

Angelo Tartabini, psicologo evoluzionista all'Università di Parma, ha lavorato per diversi anni nello stesso dipartimento universitario di Dian Fossey, la ricercatrice che diede la vita per salvare i Gorilla di Montagna che vivono sui monti Virunga, nell'Africa orientale. Tartabini la ricorda, e ne ricorda il coraggio, come primo atto del suo intervento al Festival di Genova, dove è venuto a presentare il suo ultimo libro: Il mondo in Bilico, Mursia editore.

Il libro, a detta del moderatore, è dai toni a dir poco cupi. All'orizzonte si staglia la prospettiva di un mondo in cui il genere Homo avrà perso tutti i suoi parenti più stretti: i primati. Non solo i gorilla, ma gli scimpanzé, gli oranghi, i cebi. Sono tutti in pericolo. Lo sono le scimmie e i lemuri nella loro totalità. Sono in pericolo come non come singole specie, ma come intera famiglia: come Ordine.

Catastrofismo a buon mercato? Può essere. Ma solo se troviamo tutto sommato accettabile che il numero delle specie di primati esistenti al mondo subisca un drammatico ridimensionamento. Infatti è improbabile che spariscano tutte: certamente. Ma a diecine di specie sì. Alcune sopravviveranno negli zoo, eradicate dall'ambiente che li ha forgiati evolutivamente e ne ha consolidato le abitudini... Meglio che niente, ma è una magra consolazione.

Il punto è che i primati sono i figli delgi alberi. E' da lì che vengono. La foresta li ha partoriti milioni di anni fa (come dire che è da lì che veniamo anche noi) e dalla foresta dipendono in tutto e per tutto. Ma la foresta è in pericolo. La deforestazione procede su tutto il globo a un ritmo vertiginoso, e l'habitat dei primati, nel suo complesso, si sta restringendo.

Come ogni realtà complessa, a fronte di una forte pressione generale sull'eco-sistema foresta, ci sono punti più critici, e altri di relativa tranquillità. A volte i paesi più insospettabili sono in prima fila nella difesa dei primati. Come l'Uganda, che ospita una riserva delle più grandi e meglio gestite, sebbene poco oltre i suoi confini consenta di tutto.

Per criticità, invece, spiccano le isole, specialmente le piccole isole tropicali, come le Mauritius o le Comore: luoghi considerati paradisi per vacanzieri. Su queste isole spesso vivono specie uniche, e a causa della superficie ridotta gli effetti del disboscamento sono amplificati. Pochi chilometri quadrati in più o in meno di foresta possono perciò significare l'estinzione di una specie.

La perdita dei nostri parenti più stretti sarebbe incalcolabile, è evidente, sul piano biologico. Ma altrettanto, se non più grave, sarebbe la perdita sul piano psicologico e culturale. In questi che fatichiamo a definie animali, si scorge chiaramente il nucleo della sfera emotiva e intellettuale umana. E la comunicazione, con loro, raggiunge una profondità impossibile con gli altri animali, consentendo di "entrare in ciò che pensano, che provano e che sentono". E' un'esperienza che non ha eguali, sostiene Tartabini. Ed è forse un'esperienza che tutti dovremmo fare, per sentire sulle spalle l'imperativo a salvare i nostri cugini, e in un certo senso, a salvare noi stessi.

Scarica l'intervista a Angelo Tartabini (mp3)

 

 

 

 

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