Il lemure pigmeo topo: è il più piccolo
dei lemuri (30g di peso) e sembra un cricetone. Invece è
un primato, l'Ordine a cui appartengono le scimmie, i lemuri e
l'uomo.
Angelo Tartabini, psicologo evoluzionista
all'Università di Parma, ha lavorato per diversi
anni nello stesso dipartimento universitario di Dian
Fossey, la ricercatrice che diede la vita per salvare
i Gorilla di Montagna che vivono sui monti Virunga,
nell'Africa orientale. Tartabini la ricorda, e ne
ricorda il coraggio, come primo atto del suo intervento
al Festival di Genova, dove è venuto a presentare
il suo ultimo libro: Il mondo in Bilico, Mursia
editore.
Il libro, a detta del moderatore, è
dai toni a dir poco cupi. All'orizzonte si staglia
la prospettiva di un mondo in cui il genere Homo
avrà perso tutti i suoi parenti più
stretti: i primati. Non solo i gorilla, ma gli scimpanzé,
gli oranghi, i cebi. Sono tutti in pericolo. Lo sono
le scimmie e i lemuri nella loro totalità.
Sono in pericolo come non come singole specie, ma
come intera famiglia: come Ordine.
Catastrofismo a buon mercato? Può
essere. Ma solo se troviamo tutto sommato accettabile
che il numero delle specie di primati esistenti al
mondo subisca un drammatico ridimensionamento. Infatti
è improbabile che spariscano tutte: certamente.
Ma a diecine di specie sì. Alcune sopravviveranno
negli zoo, eradicate dall'ambiente che li ha forgiati
evolutivamente e ne ha consolidato le abitudini...
Meglio che niente, ma è una magra consolazione.
Il punto è che i primati sono
i figli delgi alberi. E' da lì che vengono.
La foresta li ha partoriti milioni di anni fa (come
dire che è da lì che veniamo anche noi)
e dalla foresta dipendono in tutto e per tutto. Ma
la foresta è in pericolo. La deforestazione
procede su tutto il globo a un ritmo vertiginoso,
e l'habitat dei primati, nel suo complesso, si sta
restringendo.
Come ogni realtà complessa, a
fronte di una forte pressione generale sull'eco-sistema
foresta, ci sono punti più critici, e altri
di relativa tranquillità. A volte i paesi più
insospettabili sono in prima fila nella difesa dei
primati. Come l'Uganda, che ospita una riserva delle
più grandi e meglio gestite, sebbene poco oltre
i suoi confini consenta di tutto.
Per criticità, invece, spiccano
le isole, specialmente le piccole isole tropicali,
come le Mauritius o le Comore: luoghi considerati
paradisi per vacanzieri. Su queste isole spesso vivono
specie uniche, e a causa della superficie ridotta
gli effetti del disboscamento sono amplificati. Pochi
chilometri quadrati in più o in meno di foresta
possono perciò significare l'estinzione di
una specie.
La perdita dei nostri parenti più
stretti sarebbe incalcolabile, è evidente,
sul piano biologico. Ma altrettanto, se non più
grave, sarebbe la perdita sul piano psicologico e
culturale. In questi che fatichiamo a definie animali,
si scorge chiaramente il nucleo della sfera emotiva
e intellettuale umana. E la comunicazione, con loro,
raggiunge una profondità impossibile con gli
altri animali, consentendo di "entrare in ciò
che pensano, che provano e che sentono". E' un'esperienza
che non ha eguali, sostiene Tartabini. Ed è
forse un'esperienza che tutti dovremmo fare, per sentire
sulle spalle l'imperativo a salvare i nostri cugini,
e in un certo senso, a salvare noi stessi.