Un passo avanti verso la fusione nucleare è
arrivato da Padova. Un grammo di idrogeno sottoposto
a fusione produce milioni di volte più energia
di quella che si produce bruciandolo. Perciò
la fusione, come molti sanno, è la grande speranza
del futuro per avere energia pulita e virtualmente illimitata.
Attualmente c'è una specie di competizione per
sviluppare la tecnologia più adatta, ma la direzione
in cui si è andati più avanti, è
decisamente una sola: il cosiddetto confinamento magnetico.
Il punto, infatti, è che per realizzare la fusione
bisogna prendere un gas di idrogeno e portarlo a temperature
altissime, dell'ordine di decine o centinaia di milioni
di gradi. In questo stato l'idrogeno è un plasma
rovente e la difficoltà principale sta nel contenerlo;
tenerlo chiuso da qualche parte, insomma. Attenzione:
non nel senso che può esplodere. Anzi, il problema
è mantenerlo acceso. Il contenimento del plasma
è un gioco di equilibri molto delicato: appena
qualcosa va storto il plasma si disperde, si raffredda
e la reazione si spegne. E' un po' come tenere in equilibrio
una scopa sulla punta delle dita: appena ci si allontana
dall'equilibrio la scopa cade.
Ebbene, la notizia è che al consorzio RFX di
Padova, dove si studiano i plasmi e si sperimenta un
particolare tipo di confinamento magnetico - ce ne sono
diversi. Questo è un dato importante per la nostra
discussione - il gruppo guidato dal Prof. Piero Martin
dell'Università di Padova e dalla Dr.ssa Maria
Ester Puiatti del CNR, è riuscito a fare assumere
a un plasma da fusione a 15 milioni di gradi una forma
ad elica dotata di una sorta di equilibrio spontaneo.
Insomma: qualcosa che renderebbe più facile contenerlo.
Ci facciamo
raccontare tutto da Francesco Gnesotto, direttore
del consorzio RFX.