|
tra bufale e verià, Moebius fa il punto sulla diossina
presente negli alimenti. I dati sono meno scontati e allarmanti
di quello che è apparso in queste settimane.
Parliamo della diossina e degli effetti fisiologicamente
positivi che infinitesime dosi hanno sulle nostre cellule
con Antonio Malorni dell'Istituto
di scienze dell'alimentazione del Cnr
Ascolta
l'intervista ad A. Malorni
realizzata da Barbara Gallavotti
Dichiarazioni di A. Malorni a proposito del dibattito
sulla diossina contenuta nelle mozzarelle di bufala:
Credo che per un ricercatore sia un dovere contrastare l'allarmismo
e il terrorismo scientifico. Come esperto del Cnr ho monitorato
per più di due anni, dal 2003 al 2005, i prodotti
del "Consorzio per la tutela del formaggio mozzarella
di bufala campana" e posso affermare che l'87% dei
campioni controllati erano da considerarsi incontaminati.
Infatti, per convenzione, tali sono da considerarsi tutti
gli alimenti che contengono meno di 1 picogrammo di tossicità
equivalente per grammo di grasso (1 pgTEQ/g), dal momento
che alimenti con livelli di diossine zero non esistono e
probabilmente non sono mai esistiti. Del 13% rimanente,
l'11% aveva un tenore di diossine compreso nell'intervallo
1-2 pgTEQ/g di grasso e solo il 2% superava il valore di
2 pgTEQ/g di grasso, rimanendo comunque sotto il livello
di legge che è fissato per motivi di precauzione
a 3 pgTEQ/g di grasso.
Avendo anche seguito le analisi di autocontrollo dei produttori,
posso tranquillizzare i consumatori: la mozzarella di
bufala campana, almeno quella con il marchio di tutela del
consorzio, è assolutamente sicura.
Va chiarito anche che con il termine generico di diossine
indichiamo normalmente 210 sostanze chimiche diverse, chiamate
congeneri, appartenenti alla famiglia delle policlorodibenzo-p-diossine
(Pcdd) e alla famiglia dei policlorodibenzo-furani (Pcdf).
A questi congeneri bisogna poi aggiungerne 209 appartenenti
alla famiglia dei policloro-bifenili (Pcb), prodotti industrialmente
in grande quantità, a differenza delle diossine che
sono, invece, prodotti indesiderati di processi industriali,
quali alcune produzioni chimiche (Cvm, Pvc, clorosoda, etc.),
e di attività antropiche, quali la combustione di
rifiuti e di materiali organici.
Diossine e Pcb sono sostanze organiche molto stabili e presenti
ovunque. Le diossine, però, a diffferenza dei Pcb
sono preesistenti nell'ambiente alla vita animale. Infatti,
esse sono contenute in quantità apprezzabili anche
in diverse rocce sedimentarie, come il caolino e l'argilla.
Nel caolino americano, è presente una quantità
totale di diossine di 200 milioni di volte maggiore di quella
presente nella mozzarella di bufala campana con il marchio
del consorzio di tutela. La presenza in questi minerali
non ci dà però alcun fastidio, giacché
non va a contaminare la catena alimentare.
La pericolosità biologica delle diossine risiede
nel fatto che, essendo - come già accennato - molecole
molto stabili e persistenti, e accumulandosi principalmente
nei tessuti grassi animali, esse vengono trasferite nella
catena alimentare producendo un fenomeno di accumulo nella
zona terminale della catena stessa nella quale si trova
l'uomo. Le diossine, anche se con distribuzione diversa
tra i vari congeneri, sono state sempre presenti nella catena
alimentare a livello di tracce e devono essere considerate
alla stregua degli oligoelementi, che svolgono importantissime
funzioni biologiche a livello di tracce, mentre possono
essere estremamente tossici in dosi massive. Le diossine,
insomma, non sfuggono all'assioma di Paracelso, che dice:
"Dosis sola facit ut venenum non sit" (E'
la dose che fa il veleno).
Per bassa dose si intende quella quantità di diossine
che svolge una funzione fisiologica senza diventare causa
di patologie. La prova indiretta di tale possibilità
ci viene fornita dalle ricerche sulla proteina AhR, un recettore
presente nelle nostre cellule con un alto grado di conservazione
durante l'evoluzione del mondo animale, vale a dire che
esso è presente in tutti gli animali, dall'uomo fino
a scendere giù nella scala del regno animale. Studi
successivi su tale proteina, compiuti sui ratti, hanno dimostrato
che le diossine svolgono persino un'azione chemio preventiva
e chemio protettiva nei tumori della mammella.
|