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a cura di Maurizio Melis
20 kilometri hanno diviso David Martill, paleobiologo dell'Università
di Portsmouth, da un successo che è arrivato solo
ora, 25 anni dopo la prima spedizione nel deserto del Sahara
alla ricerca di specie vissute sulla terra milioni di anni
fa. Ma questa volta è andata meglio, appunto, e in
collaborazione con lo University College di Dublino e l'Università
Hassan II di Casblanca, Martill ha portato a casa in un
solo mese di scavi due nuove specie preistoriche vissute
circa un centinaio di Milioni di anni fa. Nuove e rare:
uno pterosauro - un rettile volante quindi - e un grande
sauropode, che dai resti trovati doveva essere un grosso
erbivoro lungo almeno una ventina di metri.
Ulteriori indagini stabiliranno se si tratta effettivamente
di due nuove specie, ma la cosa è quasi sicura. Proprio
la tipologia dei ritrovamenti, che non assomigliano a nulla
di già visto o ritrovato in quella regione del globo,
costituiscono un elemento fortemente a favore di questa
ipotesi.
Dello pterosauro è stato trovato il becco, cosa
rarissima, mentre del sauropode un osso lungo un metro che
ha creato non pochi problemi di trasporto al team di ricercatori.
Anche perché, ricordiamolo, un osso fossile è
di fatto un blocco di pietra. Così, non solo ci sono
voluti 5 giorni per estrarlo dal terreno e trasportarlo
giù per la collina su cui è stato ritrovato,
ma una volta caricato sulla Jeep la faceva affondare nella
sabbia. Alla fine, però, dopo una traversata degna
di un film di Indiana Jones, tra allagamenti e tempeste
di sabbia, il gruppo di ricercatori è riuscito a
portare in salvo i reperti, che costituiscono probabilmente
il più grosso ritrovamento nell'area degli ultimi
50 anni.
I due pezzi forti li abbiamo citati, ma non sono l'unico
risultato ottenuto dal gruppo, che alle sabbie del deserto,
ha strappato anche un po' di ossa di coccodrillo preistorico
e i fossili di alcuni pesci, anche questi appartenenti,
con tutta probabilità, a nuove specie.
Ritrovamenti come questi ci rimandano un'immagine del deserto
del Sahara come di una foresta tropicale, che ospitava una
biodiversità analoga a quella che adesso ritroviamo
in amazzonia, o nella foresta del Congo. Ma la lontananza
nel tempo a cui queste antiche testimonianze risalgono,
non deve farci pensare ai fenomeni climatici come a un processo
che si sviluppa necessariamente in milioni di anni. E' quasi
certo infatti, che al posto della sabbia, l'area che oggi
ospita il deserto fosse coperta di prateria fino a 10.000
anni fa. Mentre 4000 anni fa il deserto era più o
meno come lo conosciamo oggi. Una parentesi breve, anche
paragonata alla già breve storia della specie umana,
impegnatissima a far sì che simili cambiamenti possano
avvenire ancora più in fretta. Se così sarà,
lo stabilirà forse un paleontologo del futuro. Sperando
che sia un futuro lontano.
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