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a cura di Maurizio Melis
<<Sono diventato senatore, sono diventato ministro,
ma la scienza la rimpiango ancora; rimpiango soprattutto
i giorni tranquilli passati tra le esperienze e le macchine,
e rimpiango che dopo la morte di Augusto Righi la fisica
italiana purtroppo non gli abbia saputo trovare un successore>>.
Orso Mario Corbino - sono parole sue - non poteva sapere
che quel successore lo avrebbe trovato proprio lui. E' il
1922, e di lì a quattro anni Corbino avrebbe istituito
la prima cattedra italiana di Fisica Teorica, vinta dal
futuro premio Nobel Enrico Fermi. Scienziato, direttore
dell'istituto di Fisica dell'Università di Roma dal
1918 al 1937, senatore e Ministro, e intanto anche dirigente
industriale ai massimi livelli;
Orso Mario Corbino - Mario per gli amici - fu uno dei pochi
uomini capaci di navigare tra le vicende politiche italiane
del ventennio fascista con onestà intellettuale.
Fu uomo di potere, certamente, e senza dubbio il suo fu
un gioco di equilibrismo. Non si piegò mai passivamente
al regime totalitario ma accettò alcuni compromessi
che riteneva necessari per poter perseguire i progetti che
aveva per l'Università, la scuola e l'Industria Italiana.
Anche dopo che fu nominato ministro da Mussolini, si rifiutò
di iscriversi al partito Fascista, e non mancò di
votargli contro quando lo riteneva giusto, ma non fece mai
mancare la propria partecipazione alle più importanti
iniziative economiche del regime.
Corbino nasce nel 1876 in provincia di Siracusa. Sua madre
era una donna di grande intelligenza. Imparò a leggere
da sola all'età di 57 anni. I suoi familiari se ne
resero conto quando trovarono la presunta analfabeta mentre
sfogliava il Corriere delle Sera. Laureatosi a Palermo,
ottiene una serie di importanti risultati nel campo dell'elettrodinamica,
che gli fruttano la carica di professore di Fisica Complementare
nel 1907, a Roma. Nel 1918 diventa direttore dell'Istituto
di Fisica, quello famoso di via Panisperna, che farà
toccare all'Italia le vette più alte della ricerca
in fisica nucleare.
Nel frattempo, parallelamente, Corbino è chiamato
a diversi incarichi pubblici, dimostrandosi un ottimo amministratore,
il che gli apre le porte alla carriera politica. Quando
nel 1921 diventa ministro della pubblica istruzione nel
primo Governo Bonomi, la notizia è accolta calorosamente
dalla comunità scientifica. Infatti era dal 1862
che uno scienziato non reggeva quel ministero - una buona
pratica, questa, non del tutto metabolizzata nemmeno al
giorno d'oggi.
Dei successi di Fermi e dei Ragazzi di via Panisperna si
è detto e scritto molto; non altrettanto di Corbino.
Eppure senza il suo impegno costante, volto a creare le
condizioni materiali e culturali, a Roma e in Italia, perché
si potesse fare ricerca in fisica, niente di tutto ciò
sarebbe stato possibile. Le potenzialità creative
del miglior gruppo di ricercatori non possono nulla in assenza
di precise condizioni di tipo accademico, finanziario e
organizzativo. Tutte materie che Corbino maneggiava. Senza
contare che non perse occasione per fare pesare la sua influenza
sull'industria italiana per raccogliere risorse per la ricerca.
Gli anni passavano però, e nel frattempo la situazione
politica italiana si faceva sempre più turbolenta,
prendendo una piega che difficilmente avrebbe potuto vedere
un ministro "non allineato" sedere al tavolo del
governo. Ma Corbino non sperimentò mai gli anni più
oscuri del regime: le leggi razziali, lui che tra gli ebrei
aveva colleghi eccelsi e amici carissimi. Morì stroncato
da un polmonite in pochi giorni, nel 1937, poco prima che
tutto ciò accadesse. Non sappiamo cosa avrebbe fatto.
Nessuno può. Ma la sua storia ci suggerisce che avrebbe
saputo distinguere tra leale collaborazione e zelo servile.
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