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Mario Orso Corbino: l'uomo dietro ai ragazzi di via Panisperna


 
 

Orso Mario Corbino
1876-1937
 
 

a cura di Maurizio Melis

<<Sono diventato senatore, sono diventato ministro, ma la scienza la rimpiango ancora; rimpiango soprattutto i giorni tranquilli passati tra le esperienze e le macchine, e rimpiango che dopo la morte di Augusto Righi la fisica italiana purtroppo non gli abbia saputo trovare un successore>>. Orso Mario Corbino - sono parole sue - non poteva sapere che quel successore lo avrebbe trovato proprio lui. E' il 1922, e di lì a quattro anni Corbino avrebbe istituito la prima cattedra italiana di Fisica Teorica, vinta dal futuro premio Nobel Enrico Fermi. Scienziato, direttore dell'istituto di Fisica dell'Università di Roma dal 1918 al 1937, senatore e Ministro, e intanto anche dirigente industriale ai massimi livelli;

Orso Mario Corbino - Mario per gli amici - fu uno dei pochi uomini capaci di navigare tra le vicende politiche italiane del ventennio fascista con onestà intellettuale. Fu uomo di potere, certamente, e senza dubbio il suo fu un gioco di equilibrismo. Non si piegò mai passivamente al regime totalitario ma accettò alcuni compromessi che riteneva necessari per poter perseguire i progetti che aveva per l'Università, la scuola e l'Industria Italiana. Anche dopo che fu nominato ministro da Mussolini, si rifiutò di iscriversi al partito Fascista, e non mancò di votargli contro quando lo riteneva giusto, ma non fece mai mancare la propria partecipazione alle più importanti iniziative economiche del regime.

Corbino nasce nel 1876 in provincia di Siracusa. Sua madre era una donna di grande intelligenza. Imparò a leggere da sola all'età di 57 anni. I suoi familiari se ne resero conto quando trovarono la presunta analfabeta mentre sfogliava il Corriere delle Sera. Laureatosi a Palermo, ottiene una serie di importanti risultati nel campo dell'elettrodinamica, che gli fruttano la carica di professore di Fisica Complementare nel 1907, a Roma. Nel 1918 diventa direttore dell'Istituto di Fisica, quello famoso di via Panisperna, che farà toccare all'Italia le vette più alte della ricerca in fisica nucleare.

Nel frattempo, parallelamente, Corbino è chiamato a diversi incarichi pubblici, dimostrandosi un ottimo amministratore, il che gli apre le porte alla carriera politica. Quando nel 1921 diventa ministro della pubblica istruzione nel primo Governo Bonomi, la notizia è accolta calorosamente dalla comunità scientifica. Infatti era dal 1862 che uno scienziato non reggeva quel ministero - una buona pratica, questa, non del tutto metabolizzata nemmeno al giorno d'oggi.

Dei successi di Fermi e dei Ragazzi di via Panisperna si è detto e scritto molto; non altrettanto di Corbino. Eppure senza il suo impegno costante, volto a creare le condizioni materiali e culturali, a Roma e in Italia, perché si potesse fare ricerca in fisica, niente di tutto ciò sarebbe stato possibile. Le potenzialità creative del miglior gruppo di ricercatori non possono nulla in assenza di precise condizioni di tipo accademico, finanziario e organizzativo. Tutte materie che Corbino maneggiava. Senza contare che non perse occasione per fare pesare la sua influenza sull'industria italiana per raccogliere risorse per la ricerca.

Gli anni passavano però, e nel frattempo la situazione politica italiana si faceva sempre più turbolenta, prendendo una piega che difficilmente avrebbe potuto vedere un ministro "non allineato" sedere al tavolo del governo. Ma Corbino non sperimentò mai gli anni più oscuri del regime: le leggi razziali, lui che tra gli ebrei aveva colleghi eccelsi e amici carissimi. Morì stroncato da un polmonite in pochi giorni, nel 1937, poco prima che tutto ciò accadesse. Non sappiamo cosa avrebbe fatto. Nessuno può. Ma la sua storia ci suggerisce che avrebbe saputo distinguere tra leale collaborazione e zelo servile.

 

 

 

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