Copiare a scuola, copiare la musica
delle canzoni, copiare le strategie di uno sport
Ci sono infinite situazioni in cui si può copiare
o meglio emulare i comportamenti di qualcun altro.
E questa, dei copioni, è proprio una strategia
vincente. Ce lo dice uno studio pubblicato su Science.
Alla ricerca internazionale ha preso parte anche un
ricercatore del dipartimento di psicologia dell'università
di Bologna, Stefano Ghirlanda (è stato
già nostro ospite quando vinse il premio
IgNobel 2008). Ghirlanda ci spiega il significato
di questi risultati e le modalità insolite
con cui si è svolto lo studio.
Che si tratti di guadagnare soldi, conquistare
potere, accumulare conoscenza, o primeggiare nello
sport, in ogni circostanza in cui si tratti di decidere
come meglio allocare il proprio tempo per compiere
le scelte vincenti tra una varietà di opzioni
possibili e in un ambiente in continuo cambiamento,
le migliori strategie sembrano essere proprio quelle
che fanno ampio ricorso allemulazione dei propri
simili. Tra la possibilità di apprendere da
soli, ad esempio per tentativi ed errori, e quella
di imparare osservando gli altri, sostengono gli scienziati,
è questultima ad avere immancabilmente
la meglio. Con buona pace dei nobili sentimenti e
delletica del sacrificio. Sacrificio in realtà
necessario al successo collettivo, laddove però
i maggiori benefici non vanno a chi più ha
rischiato, ma ai più opportunisti e scaltri,
a chi copia di più e sa dare più valore
alle informazioni più recenti, abilità
questultima in cui proprio la specie umana primeggia
nel regno animale.
Per studiare in modo analitico lefficacia
delle diverse strategie, gli studiosi hanno indetto
una vera e propria competizione internazionale:
un torneo di astuzia che ha visto coinvolti oltre
cento gruppi costituiti per lo più, ma non
esclusivamente, da professori e ricercatori universitari.
In palio, giusto per stuzzicare lo spirito agonistico,
10mila euro. A ciascun gruppo è stato chiesto
di sviluppare una strategia di successo (codificata
in un programma informatico eseguito da un computer),
nellambito di un sistema competitivo matematicamente
controllabile. Ad ogni turno i concorrenti dovevano
scegliere tra un centinaio di diverse azioni quella
che potesse garantire il maggior guadagno.
Una specie di slot-machine a cento leve.
Ma poche erano le scelte davvero lucrose, e la maggior
parte si risolveva in un buco nellacqua. Ad
ogni mano, ogni concorrente aveva tre possibilità:
agire (tirare una leva), osservare o innovare. La
prima opzione consisteva nellattuare uno dei
comportamenti già conosciuti, incassando leventuale
guadagno. La seconda e la terza erano scelte di apprendimento:
osservando le giocate degli altri in un caso, oppure
ricevendo informazioni su una mossa ancora ignota
nellaltro. A complicare e rendere più
realistico il tutto, la possibilità di incorrere
in errori di copiatura, e la mutevolezza delle condizioni
ambientali: una mossa rivelatasi vincente in passato
poteva cessare di esserlo a vantaggio di unaltra
ignota, ancora da scoprire.
Gli studiosi hanno così messo
in gara i vari sfidanti osservandone il successo,
misurato attribuendo un valore monetario alle varie
scelte. E non si sono limitati ad osservare le prestazioni
dei vari concorrenti nel corso della loro "esistenza",
ma hanno voluto riprodurre un modello simile a quello
evolutivo, per valutare limpatto sul lungo periodo,
generazione dopo generazione, delle varie strategie.
Ad ogni giro, un paio di concorrenti degli oltre cento
"morivano", venendo rimpiazzati da copie
di quelli che avevano riscosso punteggi più
alti nel corso della loro vita. In questo modo le
strategie di maggior successo prosperavano e si moltiplicavano,
a svantaggio di quelle fallimentari.
I risultati dello studio - il più
ampio, complesso e generale sin qui condotto sulle
strategie di apprendimento - hanno colto di sorpresa
un po' tutti: studiosi, supervisori della competizione
e concorrenti. Contrariamente a quanto predetto dalle
precedenti teorie, a vincere si sono rivelate non
le strategie con il giusto mix di apprendimento sociale
(basato cioè sullosservazione e linterazione
con gli altri) e individuale (tentativi ed errori),
bensì quelle che si affidano quasi esclusivamente
allemulazione. Quella classificatasi prima,
con un distacco di quasi il doppio sulla seconda e
di diverse lunghezze su tutte le altre, in particolare
non sceglie mai di innovare, di sperimentare cioè
in prima persona, ma sempre e solo di copiare gli
altri, a meno che non ci sia proprio nessuno da copiare.
Lopinione precedentemente diffusa
era che lapprendimento sociale fosse più
conveniente solo quando consentisse di ridurre i costi,
in termini di sforzi e rischi, di quello individuale,
ma non è stato così nellesperimento
in questione. Si pensava inoltre che copiare fosse
vantaggioso, ammesso che lo si facesse in modo selettivo,
scegliendo bene come e quando, mentre dallo studio
è emerso che non è tanto importante
chi si osserva, purché ovviamente si badi ad
imitare solo quei comportamenti che risultino più
efficaci, rispetto a quelli già noti. La superiorità
delle strategie parassitarie, quelle che fanno affidamento
quasi unicamente sulla sperimentazione altrui, si
è rivelata schiacciante e resistente anche
in condizioni estreme. Aumentando di molto ad esempio
il rischio degli errori di copiatura, oppure limitando
ad uno solo il numero massimo di contendenti osservabili
ogni volta.
Tra gli altri aspetti salienti messi
in luce dalla ricerca, il fatto che lapprendimento
è tanto più funzionale quanto più
uniformemente distribuito lungo tutto larco
dellesistenza e, soprattutto, quanto più
si concentra nei momenti di crisi collettiva. Nei
frangenti di cambiamento delle condizioni ambientali
infatti, quando cioè le azioni fino a quel
momento lucrative perdono improvvisamente di valore
e il profitto medio crolla, la risposta più
competitiva si è dimostrata quella di guardarsi
attorno per scoprire, osservando gli altri, nuovi
comportamenti premianti. I super strateghi insomma,
hanno questa capacità di capire quando smettere
di agire, e iniziare a studiare le scelte altrui.
Alcuni lieviti in natura sembrano adottare un comportamento
simile. Finché cè cibo in abbondanza,
continuano a riprodursi in modo asessuato, mantenendo
inalterate le informazioni genetiche del loro Dna.
Quando invece il nutrimento inizia a scarseggiare,
passano alla riproduzione sessuata, approfittando
della capacità di produrre nuovi enzimi e di
digerire e assimilare così nuovi alimenti,
grazie alla nuova ricombinazione delle informazioni
genetiche conseguente alla riproduzione sessuale.
Altra peculiarità dei "profittatori
di successo" è inoltre quella di saper
dare più valore alle informazioni recenti,
rispetto a quelle più datate. Sanno cioè
"pesare" le informazioni sulla base di quanto
tempo è trascorso dal momento in cui sono state
apprese. In un ambiente in evoluzione infatti, le
ultime dritte sono più affidabili di quelle
carpite in passato, che hanno una maggior probabilità
di essere state superate. Questa, osservano gli studiosi,
è unabilità spiccatamente umana,
mentre gli altri animali non hanno sin qui dato grandi
prove a riguardo. Potrebbe addirittura trattarsi di
un ingrediente utile ad interpretare lenorme,
e per certi versi smisurato, successo demografico
della nostra specie.
Ogni orecchio sente un mondo diverso
La corteccia uditiva è adattata e sintonizzata in ogni individuo in
modo diverso a seconda dell'ambiente che lo circonda
Neuroni Specchio. Lo specchio
dell'altro
Su di loro si raccontano storie diverse: Giacomo Rizzolatti, che li ha scoperti,
ci racconta quelle vere e quelle false