Le stime più pessimistiche, pubblicate su Science
un paio di anni fa, parlavano di un collasso generalizzato delle
popolazioni ittiche entro il 2048, e indicavano la pesca eccessiva
fra le cause principali del fenomeno. Eppure, consumare pesce
in modo sostenibile si può. E l'associazione ambientalista
Greenpeace ha pubblicato una guida proprio con l'obiettivo di
illustrare ai consumatori consapevoli quali sono le specie da
evitare e quali si possono mettere invece nel piatto.
Ascolta l'intervista ad Alessandro Giannì,
responsabile della campagna mare di Greenpeace
Cinque le specie nella lista nera: il tonno pinna gialla,
il tonno rosso del Mediterraneo, il pesce spada,
il merluzzo dell'Atlantico e i gamberoni tropicali.
E se per le prime quattro il problema è nella riduzione
della popolazione o nei metodi di pesca scarsamente rispettosi
dell'ambiente, per i gamberoni il no è dovuto ai metodi
di allevamento, che spesso comportano la distruzione di foreste
di mangrovie e anche la deviazione di fiumi (pratica che priva
la popolazione locale di risorse idriche fondamentali).
In generale, è meglio orientarsi sul pesce azzurro (alici,
sardine, sgombri) e sulle cozze. Mentre fra i pesci allevati,
l'organizzazione ambientalista consiglia di scegliere quelli provenienti
dall'Italia, oppure il salmone scozzese e svedese.