Scoperta la fibra cerebrale
che ci permette di ricordare i nomi
a cura di Chiara Albicocco e Federico
Pedrocchi
Quante volte ci fermiamo in strada a parlare con qualcuno
di cui non riusciamo a ricordare il nome? Chi, anche
solo per qualche secondo, non ha avuto difficoltà
ad associare il nome al volto di un noto personaggio
televisivo? Il cervello è dotato di un circuito
complesso che permette ad una persona di elaborare questo
tipo di informazioni: dallarea orbito-frontale
laterale parte linput per la ricerca verso il
polo temporale che lo recepisce. Il collegamento di
questo circuito dei nomi è il fascicolo
uncinato, il ponte che collega le due
aree del cervello che servono per richiamare i nomi
propri. E' stata Individuata la fibra del cervello che
permette di ricordare i nomi propri. Lo ha rivelato
una ricerca dellUniversità di Milano-Bicocca
pubblicata sulla rivista Brain.
Ascolta l'intervista a Costanza
Papagno, docente di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica
presso lUniversità di Milano-Bicocca e
responsabile della ricerca
Lo studio dei ricercatori dellUniversità
di Milano-Bicocca, coordinati dalla professoressa Costanza
Papagno, ha appurato che attraverso il fascicolo uncinato
passa linformazione che fa selezionare il nome
proprio che corrisponde a un determinato volto. Secondo
una delle teorie più diffuse, la regione temporale
anteriore è la sede intermediaria dove convergono
le informazioni concettuali, per esempio quelle biografiche
di una persona, che vanno implementate nel nome corrispondente.
Dalla corteccia prefrontale, attraverso il fascicolo
uncinato, partirebbe il comando per scegliere il nome
del volto che corrisponde a quelle informazioni biografiche.
Larticolo, che verrà pubblicato sul numero
di dicembre della rivista Brain (è già
possibile leggerlo online
sul sito di Brain), è stato realizzato dal
dipartimento di Psicologia dellUniversità
di Milano-Bicocca in collaborazione con il dipartimento
di Scienze Neurologiche dellUniversità
degli Studi di Milano e il dipartimento di Neuroradiologia
e CERMAC, dell Università Vita-Salute San
Raffaele.
La ricerca è stata condotta su 44 pazienti destrimani
(26 maschi e 18 femmine) sottoposti a rimozione di un
tumore a sinistra, in sede frontale (cioè la
parte anteriore dell'emisfero cerebrale) o in sede temporale
anteriore (polo temporale). Quando lintervento
chirurgico lo ha richiesto, il fascicolo uncinato è
stato rimosso per permettere lasportazione del
tumore. I pazienti sono stati testati prima dell'intervento,
nella settimana successiva e a tre mesi dall'operazione
(in alcuni casi anche a sei mesi).
Tutti i pazienti, nella settimana successiva all'intervento,
sono peggiorati in molte funzioni cognitive, per poi
recuperare poco dopo. I pazienti che hanno subito l'asportazione
del fascicolo uncinato hanno mostrato incapacità
a dare un nome ai volti famosi, pur essendo capaci di
riconoscere quei personaggi indicando il nome corretto
tra le alternative proposte. I test di controllo sulle
altre attività cerebrali (cognizione spaziale,
memoria a lungo termine, aprassia, comprensione di parole
e frasi), non ha evidenziato differenze tra i pazienti
a cui era stato rimosso il fascicolo uncinato e quelli
in cui la natura del tumore permetteva di preservarlo.
I ricercatori ipotizzano che quel fascio di fibre sia
fondamentale per recuperare il nome di una persona.
Di conseguenza, qualora fosse possibile, il neurochirurgo
dovrebbe intervenire cercando di preservare il fascicolo
uncinato: questo migliora notevolmente la qualità
della vita, soprattutto per certe professioni in cui
ricordare i nomi è fondamentale.
La scoperta delle funzioni del fascicolo uncinato è
stata possibile anche grazie a una moderna tecnica chirurgica
che adottano i ricercatori dellUniversità
degli Studi di Milano-Bicocca e i medici del Policlinico
di Milano, in particolare lequipe di Lorenzo Bello,
permettendo al paziente, dopo lasportazione del
tumore, di recuperare molte funzionalità. Nel
corso dellintervento chirurgico, il paziente viene
svegliato in modo da controllare la sua capacità
di compiere movimenti, di parlare o di leggere. Il neurochirurgo,
supportato da uno staff di neuropsicologi, trova quindi
il sentiero per evitare di ledere quei punti del cervello
che, se danneggiati, causerebbero la perdita di alcune
funzioni.