Albert Einstein, una delle menti
più acute del XX secolo, era fermamente convinto
che ogni fenomeno fosse deterministico, ovvero
prevedibile purchè si conoscessero tutte le
condizioni iniziali ed ogni forza coinvolta. Da qui,
la sua celebre frase: "Dio non gioca a dadi
con l'universo", per sottolineare che non
esiste alcuna componente probabilistica nei fenomeni
scientifici studiati, ma solo un rumore di fondo dovuto
al nostro limite di conoscenze: il caso, appunto.
Ad oggi molti passi avanti nel campo
delle scienze sono stati effettuati ma il "fantasma
caso" sembra ancora aleggiare indisturbato in
alcune discipline scientifiche.
Gli studi sulla vita
artificiale, ad esempio, che cercano di riprodurre
l'evoluzione biologica tramite il computer o i robot,
simulano addirittura il caso perché, si sostiene,
esso sia alla base del processo evolutivo . D'altro
canto anche i meteorologi, nelle previsioni del
tempo, tralasciano il caso, che si esprime in
un numero praticamente infinito di possibili variabili,
e si concentrano solo su una parte di realtà,
un sottoinsieme dell'universo dei fenomeni.
Ma allora come stanno le cose? Il caso è veramente solo il confine tra
quello che sappiamo e quello che ignoriamo oppure
è intrinseco alla realtà e quindi ineludibile?
Per chiarirci le idee abbiamo fatto
un breve viaggio insieme a Domenico Parisi,
ricercatore presso l'Istituto di Psicologia
del CNR di Roma e studioso della vita artificiale
e Antonio Politi, direttore dell'Istituto
dei Sistemi Complessi del CNR di
Firenze, attraverso alcune delle aree di studio maggiormente
influenzate dalla casualità.
A guidarci per questi tortuosi sentieri anche Mauro
Dorato, filosofo della scienza del Dipartimento
di Filosofia dell'Università degli Studi Roma
tre che ci ha infine spiegato come l'imprevedibilità
non sia tuttavia incompatibile con il determinismo.