Cena in Emmaus
Michelangelo Merisi da Caravaggio (1596-98)
a cura di Maurizio Melis
E' uno scanner multispettrale all'infrarosso realizzato
dall'INO-CNR di Firenze, che ha portato alla luce il
disegno sottostante alla Cena in Emmaus e un significativo
pentimento dell'artista
La ricerca del disegno nei dipinti di Caravaggio è
sempre stata una sfida per gli studiosi dell'artista,
nel tentativo di convalidare o contraddire alcune fonti
storiche sul fatto che il pittore non ricorresse alla
fase grafica preliminare. La scoperta dell'underdrawing
nella "Cena in Emmaus", capolavoro conservato
nella Pinacoteca di Brera, getta nuova luce sulla genesi
dell'opera di Caravaggio. La 'rivelazione' si deve allo
studio effettuato da parte dell'Opificio delle Pietre
Dure (OPD) e ad una sofisticata tecnologia, lo scanner
Multi-NIR (Scanning Multispectral IR reflectography)
realizzato dall'Istituto Nazionale di Ottica
(INO) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze
che da oltre vent'anni collabora con le oprintendenze
e gli istituti di restauro nel settore della diagnostica
dei Beni Culturali.
Ascolta l'intervista a Luca Pezzati,
responsabile del Gruppo Beni Culturali dell'INO-CNR
"Mai come in questo caso una scoperta storico-artistica
è stata fortemente voluta e perseguita, in un
intreccio d'intuizione storica, concretezza dell'analisi
delle pratiche di lavoro e avanzamento scientifico",
afferma Cecilia Frosinini Direttore Storico dell'Arte
dell'Opificio delle Pietre Dure. La sorprendente realtà
si è concretizzata sotto gli occhi degli studiosi
dell'Opificio delle Pietre Dure, dove ha sede uno dei
laboratori dell'INO-CNR: lo Scanner Multi-NIR come un
terzo occhio ha indagato il dipinto a livelli di profondità
e con una risoluzione mai raggiunti prima.
Questa apparecchiatura realizzata grazie ai finanziamenti
del progetto europeo EU-Artech e alla stretta collaborazione
tematica con l'OPD è in grado di acquisire l'immagine
all'infrarosso in 14 lunghezze d'onda, raggiungendo
i 2300 nanometri, anziché i 1050 dei mezzi tradizionali.
Il risultato è una successione di immagini monocromatiche,
multi banda, perfettamente sovrapponibili, rivelatrici
di numerose caratteristiche delle parti nascoste, come
l'underdrawing, pentimenti e tecnica esecutiva. La potenza
dello strumento è tale da poter visualizzare
un disegno nero su preparazione scura.
Dall'indagine sono infatti affiorati i contorni grafici
del volto di Cristo, degli apostoli, delle mani, oltre
alla presenza di incisioni tipiche della fase giovanile
del Caravaggio.
Si può quindi sintetizzare che Caravaggio, sebbene
non avesse bisogno di una lunga preparazione preliminare,
non rinunciasse a fermare idee e modelli sulla tela
tramite dei segni.
Il dato assume quindi un rilievo che va al di là
del singolo quadro e induce ad intervenire con uguali
indagini nelle restanti opere autografe con la rospettiva
di importanti sorprese.
All'inizio delle ricerche tecniche sull'artista, la
riflettografia (a causa delle limitazioni della strumentazione
disponibile) non offrì risultati immediati o
eclatanti come quelli della radiografia e la si abbandonò,
scambiando per una risposta negativa («non c'è
un disegno preparatorio») quello che invece era
un limite strumentale. I risultati oggi possibili grazie
allo scanner Multi-NIR di Opificio delle Pietre Dure
e INO-CNR sono quindi perseguibili su tutto il corpus
dell'artista. Lo scanner del CNR ha svelato anche la presenza di
un significativo pentimento di Caravaggio. Sul lato
sinistro è riaffiorata una finestra da cui si
scorge un paesaggio dominato da un albero frondoso.
Tale apertura era fonte di luce naturale che si posava
sui personaggi illuminandoli. Nella stesura definitiva
Caravaggio occultò questi elementi spaziali e
naturalistici, a favore di uno sfondo scuro, adatto
alla resa di un'atmosfera più raccolta e spirituale,
rischiarata da una luce 'innaturale' rivelatrice della
presenza divina. Grazie ai risultati del Multi-NIR CNR,
gli studiosi oggi possono affermare che tale dipinto
si pone come spartiacque delle due differenti poetiche
ravvisabili nel corpus caravaggesco e, in questo caso,
nella stessa tela. Secondo Isabella Lapi Ballerini,
Soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure, essa
rappresenta infatti "la boa intorno alla quale
avviene la virata da un'espressione implicata nel naturalismo
al denso e teatrale spiritualismo degli ultimi anni".
La 'Cena in Emmaus' fu infatti dipinta da Caravaggio
nel 1606, all'indomani dell'omicidio che lo portò
alla fuga da Roma, durante il rifugio presso la famiglia
Colonna, nei feudi laziali. La stesura finale anticipa
quegli elementi stilistici riscontrabili nella fase
della maturità dominata dagli eventi tragici:
l'approdo a Napoli, a Malta, in Sicilia, fino alla morte
avvenuta a Porto Ercole il 18 luglio 1610.
Infine, indagini non invasive mediante la fluorescenza
a raggi X, eseguite dall'Università di Perugia
e dall'Istituto di scienze e tecnologie molecolari del
Cnr, hanno potuto acquisire ulteriori dati sulla composizione
dei materiali pittorici. Che confermano la presenza
di un paesaggio verdeggiante oltre l'apertura sullo
sfondo.
La matematica in cucina
In scena al Teatro di Verdura in via Senato a Milano "La matematica in
cucina".
Il dilemma del prigioniero
In scena al Teatro Arsenale il dramma di Riccardo Mini. Intervista con la
protagonista e direttrice del progetto "Scienza in Teatro"