THI è un indice che ben rappresenta
il disagio animale in condizioni climatiche estreme
prodotte dalla concomitanza di alte temperature ed umidità
elevata. THI = (1.8Tdb +32)-(0.55-0.55*RH/100)*[(1.8Tdb
+ 32)-58], dove Tdb ed
RH sono, rispettivamente, la temperatura di bulbo secco
(°C) e lumidità relativa (%)
a cura di Chiara Albicocco
Loro, proprio come noi, soffrono il caldo.
Ma sono sicuramente più vulnerabili. Sto parlando
degli animali soprattutto quelli da allevamento. Uno
studio dell' IBIMET (Istituto di Biometeorologia
del CNR) ha individuato le zone del nostro paese in
cui le condizioni meteorologiche sono più rischiose. Marina Baldi, la coordinatrice dell'istituto
ci racconta che tipo di analisi meteorologiche sono
state svolte e quali sono i risultati.
La ricerca
L'Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale
delle Ricerche (Ibimet-Cnr) partecipato al progetto
CLIMANIMAL voluto dal Ministero delle politiche
agricole alimentari e forestali, i cui risultati finali
sono stati illustrati oggi a Viterbo. Il progetto ha
lo scopo di individuare le zone sul territorio italiano
in cui le condizioni termo-igrometriche possono essere
rischiose per gli animali durante la stagione estiva
L'intensificarsi della frequenza con cui le ondate
di calore colpiscono le nostre latitudini ed in particolare
l'Italia ha portato ad un sempre maggiore interesse
verso lo studio degli effetti che queste provocano sulla
salute dell'uomo e degli animali.
Uno studio recente ha mostrato che negli Stati Uniti
le perdite economiche nel settore zootecnico, dovute
alle ondate di calore possono essere comprese fra 1.69
e 2.36 miliardi dollari. Alcune stime parlano di un
costo economico totale per l'Europa per l'evento 2003
di circa 12 miliardi di Euro, in gran parte dovuto alle
perdite in agricoltura, incluso il settore zootecnico,
dovute alla siccità e alla lunga ondata di calore
verificatasi in quell'anno (da giugno a settembre, con
brevi interruzioni), una delle più lunghe ed
intense mai verificatesi nel nostro Paese. In particolare,
nel campo dell'agricoltura e della zootecnia è
noto che le condizioni ambientali, come la concomitanza
di alte temperature ed umidità per più
giorni consecutivi, possono causare condizioni di stress
per gli animali e avere un impatto negativo sulla loro
riproduzione, produzione e salute. Nel nostro Paese,
in cui il numero di allevamenti di bestiame, sia piccoli
che grandi, e' altissimo ed in cui la industria ad esso
associata rappresenta una grossa fetta della economia
nazionale, le perdite dovute a condizioni di disagio
degli animali possono essere notevoli e, se questo e'
vero per tutti gli animali da allevamento, lo e' ancor
più per le vacche.
L'Istituto di Biometeorologia ha partecipato ad un progetto
di ricerca voluto dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, denominato CLIMANIMAL, i cui
risultati finali sono stati illustrati nel corso di
un Convegno che si è tenuto oggi a Viterbo, presso
il Centro Congressi Pianeta Benessere, nel corso del
quale sono state consegnate le targhe di partecipazione
agli Allevatori coinvolti.
Il progetto CLIMANIMAL - coordinato dal Dip.to di Scienze
Animali della Università della Tuscia e a cui
partecipano esperti nel campo della salute, produzione
e riproduzione di questi animali quali AIA (associazione
Italiana Allevatori) e ANAFI (Associazione Nazionale
Allevatori Frisona Italiana) - ha lo scopo di individuare
quali sono le zone sul territorio italiano in cui le
condizioni termo-igrometriche possono essere rischiose
per gli animali, ed in particolare per le vacche, durante
la stagione estiva ed individuare eventuali strumenti
di gestione delle situazioni di disagio e/o rischio
dovuti a fattori climatici.
Per far questo, l'IBIMET ha considerato la combinazione
di due grandezze meteorologiche che sono la temperatura
e la umidità dell'aria e ha ricostruito l'andamento
del cosiddetto indice termoigrometrico o di disagio
per 100 stazioni meteorologiche distribuite sul territorio
nazionale per i mesi estivi, negli ultimi 30 anni. Nel
caso in cui questo indice superi determinati valori
di soglia, possiamo avere rischio Nullo, Minimo, Medio
o Massimo.
Il territorio italiano risulta quindi suddiviso in aree
'bioclimaticamente omogenee' e ciascuna zona e' stata
assegnata ad una determinata 'classe' di appartenenza.
Per ciascuna classe quindi e' stato calcolato il numero
di giorni in cui l'indice di disagio nelle estati a
partire dal 1971 fino al 2006 incluso ha superato i
diversi valori di soglia.
Per le zone in classe elevata, ad esempio, e' molto
elevato il numero di giorni a rischio massimo, mentre
le zone in classe bassa (classe 1 o 2) sono caratterizzate
da un numero molto basso di giorni a rischio elevato.
La pianura Padana, in cui si ha una altissima densità
di allevamenti di bestiame e di caseifici, e', ad esempio,
in una classe per cui il numero di giorni a rischio
medio e/o massimo e' sufficientemente elevato.
Dallo studio svolto all'Ibimet emerge inoltre una indicazione
molto importante ovvero che il numero di giorni ad alto
rischio che comportano quindi maggior disagio per il
bestiame e' significativamente aumentato nel corso degli
ultimi anni, a partire dal 2001, rispetto al periodo
precedente (1971-2000), segno, presumibilmente, di un
clima che sta cambiando.
Questo risultato e', ai fini gestionali degli allevamenti,
molto importante, in quanto indica come vi sia una alta
probabilità che sia necessario adottare delle
opportune contromisure, come, ad esempio, il raffrescamento
delle stalle, una appropriata distribuzione di acqua
e di mangime, operando sia sulla quantità che
sulla qualità del mangime stesso, la necessita'
di tenere il bestiame all'interno delle stalle piuttosto
che al pascolo.
IBIMET ha anche curato per tutta la durata del progetto
la messa in opera e il funzionamento di otto stazioni
meteorologiche presso altrettante aziende agricole laziali,
nonché la raccolta ed elaborazione dati meteorologici
raccolti. Ha quindi valutato l'andamento dell'indice
termoigrometrico nei mesi estivi presso le aziende.
Sono attualmente in corso di elaborazione le analisi
della correlazione fra tale indice e le prestazioni
e lo stato di salute degli animali. Lo studio proseguirà
nel corso dell'estate 2009, in modo da avere un quadro
più completo delle correlazioni.