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Guardate il video!

Harry, il robot protagonista del video, è dotato di dita meccaniche che vengono infilate nei fori della boccia, ha una mano controllata completamente via computer, ha sistemi idraulici, elettronici e ad aria compressa che guidano il movimento del braccio. Su un lato della pista, poi, è collocata una sequela di laser, e questo permette di registrare tutta la traiettoria della palla.

Il braccio non è altro che lo strumento terminale di una complessa installazione che registra ogni possibile variazione nel lancio e nel percorso della boccia. Cosa sta venendo fuori da questa indagine? E' semplice: se si mettono in atto alcuni interventi tecnologici , i materiali delle superfici di gara per esempio, ne esce che il loro comportamento fisico può diventare assolutamente standard. Una superficie che presenta una condizione di attrito assolutamente uniforme diventa anche - attenzione a questo concetto - completamente prevedibile. Una boccia che analogamente risulta rispondere in modo fortemente standard ad ogni input rotatorio, bene, ancora una volta si presenta come uno strumento che chiunque impara ad usare commettendo pochissimi errori. Perché poi è qui il punto cruciale: un eccesso di tecnologia fa sì che tirare giù i birilli, tutti, al primo colpo e ad ogni colpo, diventa un gioco da ragazzi.
L'Associazione Americana del Bowling sta quindi cercando di capire quali "dosi" di tecnologia inserire, prima che il bowling diventi un sport nel quale si va a vedere come giocano le bocce e non chi le tira.

Problemi analoghi, non identici, stanno emergendo anche da altre parti. I costumi dei nuotatori ne sono un ulteriore esempio. Lo si è visto a Pechino: in ogni finale si sono battuti decine di record da parte di decine di nuotatori, anche quelli che arrivavano quarti. La fluidodinamica studiata per questi costumi dà evidenti vantaggi. Ma si è già capito che il peso del nuotatore è un fattore cruciale. Chi pesa di più (naturalmente non 150 kg) è avvantaggiato. Meglio: non è raggiungibile, in pratica, proprio per la fluidodinamica espressa da questi costumi. Dove ci si sta dirigendo, allora?
Siamo in uno sport dove si vince per centesimi di secondo e già si è capito da anni che nuotatori e nuotatrici devono avere corpi molto simili per entrare nelle competizioni, perché è con quei corpi che si ottiene il massimo. Se a questi standard fisiologici si aggiunge una tecnologia che esalta ulteriori aspetti del fluidodinamica del copro finiremo per avere, alle Olimpiadi e per parlare solo dei maschi, soltanto atleti con 1,87 di altezza, orecchie leggermente a sventola, 78 kg di peso, piedi n° 44, braccia di 94 centimetri, e, chissà, privi del mignolo in entrambe le mani. Solo loro potranno arrivare nei primi 10 posti delle finali mondiali.

 

 

 

 

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