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La Bomba, il cavallo, la ricercatrice


 
   
 

La nostra storia inizia con un giallo: Vienna, 1992, in un appartamento, vengono trovati i resti mummificati di due anziane sorelle. Dalle rilevazioni della scientifica è subito chiaro che sono morte da anni, e che non si è trattato di morti violente. Nè le due sorelle erano indigenti. Cosa è successo allora? La prima domanda a cui è necessario rispondere è quale delle due sorelle fosse morta per prima.

La scientifica si rivolge a Walter Kutshera, un fisico che lavora all'Environmental Research Accelerator di Vienna e si occupa di datazione al radiocarbonio: quella che si usa per datare i reperti archeologici di origine organica. Ma Kutshera spiega che non può funzionare. Il metodo non è abbastanza accurato: ha una precisione secolo più secolo meno. Kutshera, però, ha un'idea brillante. Come è noto, il metodo al radiocarbonio si basa sul fatto che il carbonio 14, un isotopo del Carbonio leggermente radioattivo, è presente nell'aria con una concentrazione costante, perché da una parte se ne forma costantemente di nuovo nell'alta atmosfera, a causa dei raggi cosmici, dall'altra viene consumato costantemente dagli organismi viventi, a terra, il che ha prodotto una situazione di equilibrio.

Tuttavia, lo storico equilibrio del C14 atmosferico si è rotto negli agli anni cinquanta, quando Russi e Amricani hanno infilato una serie di centinaia di test nucleari, conclusasi solo con il trattato del '63, che vietava gli esperimenti atmosferici.Il risultato è che nel '63 il C14 presente in atmosfera era raddoppiato. Da allora ha preso a calare con regolarità, mano a mano che gli organismi viventi lo assorbono fissandolo nei propri tessuti, e tornerà ai livelli storici nel 2020 (per inciso: i posteri non potranno usare il metodo del radiocarbonio per datare resti della nostra epoca, perché i conti si sono incasinati non poco).

Ma ecco l'idea di Kutshera: se si riesce a misurare la concentrazione di C14 in qualcosa basato sul carbonio che le sorelle hanno generato nel proprio organismo appena prima di morire, allora, comparandolo col livello storico di C14, che dagli anni 50 non è più costante, si può stabilire quando è avvenuto il decesso.
Ebbene Kouscera ce la fa, e stabilisce che le due sorelle sono morte a circa un anno di distanza. Il mistero è risolto, Kouscera torna a datare vecchie ossa e antichi resti vegetali, e la nostra storia subisce una battuta d'arresto.

Bisogna aspettare il 2001 perché si riaccenda l'interesse sulla vicenda delle due sorelle di Vienna. Questa volta la protagonista è la giovane neuroscienziata australiana Kristy Spalding. Ha appena finito il dottorato, parte per l'Europa e si unisce al gruppo di ricercatori Svedesi guidato da Jonas Frisen, del'Istituto Karolinska di Stoccolma. Frise si occupa soprattutto di neurogenesi, cioè della formazione dei neuroni nel cervello.

Il primo lavoro che Frise assegna alla Spalding punta a tracciare la neurogenesi nel Pesce Zebra, una delle cavie più popolari nei laboratori di tutto il mondo, ma la ricerca non va bene. Tuttavia Kristy si dimostra una ricercatrice intraprendente, una che sa prendersi dei rischi; Frise allora decide di assegnarle un tema difficile, uno di quelli che molti scienziati avevano preferito evitare per non infilarsi in un roveto. Il punto è se nell'uomo, e più in generale nei mammiferi, la formazione di cellule nel cervello prosegua durante la vita adulta o cessi invece con i primi anni dello sviluppo. E' un tema di importanza cruciale, per esempio per tutto ciò che riguarda le malattie neurodegenerative, e fino a pochi anni fa era molto dibattuto.

Frisen conosce il lavoro di Kutshera sulle due sorelle morte a Vienna, e pensa che possa essere utile. L'idea è che quando una cellula si forma, si forma anche il suo DNA, che resta lo stesso per tutta la vita della cellula. Il DNA perciò contiene una specie di istantanea della concentrazione di C14 presente nell'ambiente al momento della formazione della nuova cellula. Una sorta di certificato di nascita. Quindi, pensa Frise, se si riescono a isolare le cellule nervose e a misurare il contenuto di C14, se queste cellule hanno tutte la stessa età dell'organismo vuol dire che si sono formate tutte assieme, se invece ci sono cellule di età diversa, significa che se ne sono formate di nuove durante la vita dell'organismo stesso. Sembra una via promettente, e la Spalding si butta nel progetto.

Prima di tutto bisogna scegliere un animale su cui fare gli esperimenti, e la scelta cade sul cavallo, anche perché ha una vita abbastanza lunga, comparabile con quella umana: circa 25 anni. Inizia una stagione surreale per la Spalding, punteggiata da frequenti pellegrinaggi al macello della città.

Lei lo racconta divertita, di quando arrivava, osservava il povero cavallo entrare con le sue zampe nel macello, e poco dopo ne vedeva uscire la testa mozza, che un signore gli consegnava senza troppe cerimonie. La Spalding allora, preso in consegna il macabro carico, se ne tornava in laboratorio, a rimestare nel cranio della vittima equina. Insomma, un momento di scienza non proprio aulico.

Sta di fatto che in un anno di lavoro la Spalding riesce a mettere a punto una tecnica per separare i neuroni dal resto della materia cerebrale e riesce a portare a termine l'esperimento. E' un'impresa più facile a dirsi che a farsi: il cervello è un impasto di grasso, glie, fibroplasti, neuroni e così via, non facili da separare. E serve un bel po' di campione per le misure, dato che il C14 è un elemento molto scarso: una parte su mille miliardi, approssimativamente. La Spalding però ce la fa, e con il suo lavoro chiude definitivamente la questione: ora possiamo dire con certezza che nel cervello non si ha una formazione di nuovi neuroni durante la vita adulta.

In seguito, la Spalding ha lavorato ad altri problemi con la stessa tecnica. Quando nel 2004 lo Tsunami che devastò l'Oceano Indiano uccise anche 500 turisti svedesi, ha collaborato al riconoscimento dei cadaveri, ridotti in uno stato talmente pietoso che non era possibile distinguere i vecchi dai ragazzini. In seguito ha concluso un altro lavoro fondamentale, riuscendo a determinare che anche le cellule adipose, che si credeva durassero per tutta la vita una volta formate, avevano in realtà un periodo di ricambio di circa 8 anni. Un elemento fondamentale nella terapia dei casi di obesità. Oggi la sua tecnica viene utilizzata persino per determinare l'età del vino.

La Spalding è sempre in prima linea su questo fronte, che però potrebbe esaurirsi piuttosto in fretta. Nel 2020, infatti, la concentrazione di C14 tornerà ai livelli storici. L'effetto del fallout radioattivo degli anni '50 si sarà del tutto esaurito, e una delle tecniche che più ha prodotto risultati negli ultimi anni diverrà inutile. C'è chi scommette che in futuro sapremo rilevare con più precisione il C14, prolungando così la vita utile di questa metodologia, ma per lo più gli scienziati si stanno affrettando per sfruttare questi ultimi anni.
La Bomba, per il momento, nessuno ha intenzione di riproporla.

 

 

 

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