Mamma russa e papà egiziano, mamma italiana
e papà sloveno Provate a pensare a che
confusione può avere in testa un figlio che si
trova, ogni giorno, a doversi destreggiare con accenti
e idiomi di lingue diverse. Potrebbe verificarsi un
ritardo cognitivo? Niente affatto risponde la ricerca
scientifica. Un recente articolo apparso sulla prestigiosa
rivista Science* ci rivela che il bambino
che deve districarsi tra la lingua paterna e quella
materna, in realtà, sviluppa un'acutezza e un
stato cognitivo superiore ai coetanei monolingui.
L'articolo è firmato da Jacques Mehler,
docente di neuroscienzee direttore del Laboratorio Linguaggio,
cognizione e sviluppo della SISSA di Trieste,
ci racconta della scoperta prodotta nei suoi laboratori.
La ricerca
Oggi molti bambini, in tutto il mondo, crescono in un
ambiente familiare bilingue, imparando a destreggiarsi
tra la lingua del papà e quella della mamma.
Con quali conseguenze?
Crescere in una famiglia in cui si parla più
di una lingua conferisce al bambino un vantaggio cognitivo:
accresce infatti alcune funzioni cognitive, le cosiddette
funzioni esecutive. Ovvero quei processi fondamentali
per eseguire ciascun tipo di compito, non solo verbale.
Determinanti per gestire e pianificare attività,
che permettono di coordinare delle azioni e inibirne
delle altre, spostando lattenzione da un aspetto
a un altro a seconda del compito da eseguire. Come,
per esempio, inibire le tecniche proprie della discesa
libera per praticare con successo lo sci di fondo. Lo
spiega su Science* Jacques Mehler insieme
ad Agnes Melinda Kovàcs, della Scuola Internazionale
Superiore di Studi Avanzati di Trieste.
Ancora prima di iniziare a parlare, un bambino che
è esposto a due idiomi fin dalla nascita sa distinguere
la lingua materna da quella paterna e riesce ad apprendere
regolarità linguistiche più velocemente
di un bambino monolingue. Il cervello di un bambino
esposto a due lingue, infatti, è più duttile
perché è allenato a distinguere gli stimoli
verbali della lingua paterna da quelli della lingua
materna, senza che le due lingue interferiscano tra
loro. Questo non significa che sia più intelligente,
ma come un maestro di scacchi è più veloce
di un neofita nel memorizzare diverse configurazioni
sulla scacchiera, così un bilingue è in
grado di acquisire più velocemente e distinguere
diverse strutture linguistiche rispetto a un coetaneo
monolingue. Perchè è allenato a farlo.
E il suo sviluppo cognitivo ne trae vantaggio. Insomma,
se un bambino cresce fin dalla culla in un ambiente
bilingue apprenderà in maniera naturale due differenti
idiomi grazie a una proprietà generale del cervello,
la plasticità. E grazie alla ricchezza dellambiente
linguistico, migliorano alcuni meccanismi di apprendimento.
Il bilinguismo infatti è positivo per lo sviluppo
cognitivo. Ma ciò non vuol dire che bisogna forzare
lapprendimento di una seconda lingua per rendere
tutti i bambini dei bilingui. I neuroscienziati della Sissa hanno realizzato in
laboratorio una serie di esperimenti con bambini di
12 mesi - metà bilingui, metà monolingui
impegnandoli in un compito che richiede il controllo
delle funzioni esecutive, in modo da poter confrontare
la loro performance, e verificare se i bilingui sono
effettivamente più bravi nellapprendere
simultaneamente diverse strutture linguistiche.
Lesperimento
Nella situazione sperimentale, ai bambini sono stati
presentati stimoli verbali diversi. Ovvero sequenze
trisillabiche aventi differenti strutture: alcune dalla
struttura linguistica ABA, come lobalo o
mubamu, in cui la prima sillaba è
diversa dalla seconda, ma è uguale alla terza,
altre invece dalla struttura linguistica AAB, come per
esempio loloba e mimifu, in
cui la prima sillaba è uguale alla seconda, che
è diversa dalla terza. Subito dopo lascolto
dello stimolo sonoro, sullo schermo appariva un pupazzo:
a sinistra se la struttura era del tipo AAB, a destra
se era del tipo ABA. Lesperimento era finalizzato
a testare la capacità dei bambini di anticipare
il lato dello schermo cui sarebbe apparso il pupazzo
in seguito allo stimolo sonoro.
Per riuscire correttamente nel compito, dunque, i bambini
dovevano cogliere le regolarità strutturali presenti
negli stimoli verbali e associare a ciascuna struttura
linguistica un lato dello schermo su cui spostare lo
sguardo. I ricercatori hanno constatato che il bambino
bilingue apprende con maggiore facilità due strutture
linguistiche simultaneamente e riesce a reagire al cambiamento
di situazione. I bambini cresciuti in un ambiente bilingue
si sono rivelati infatti più capaci dei loro
coetanei monolingui nel prevedere il lato dello schermo
dove sarebbe comparso il pupazzo subito dopo aver ascoltato
gli stimoli sonori. I bambini monolingui, invece, sono
riusciti a eseguire il compito correttamente solo con
una struttura, la struttura verbale AAB.
Il vantaggio dei bambini bilingui può essere
ricondotto alle abilità di selezionare e monitorare
gli stimoli, che li rende capaci di prendere in considerazione
solo ciò che ha importanza in un determinato
contesto. Come in fondo fanno gli adulti bilingui: devono
di volta in volta accendere linterruttore di una
lingua e spegnere laltra, al fine di parlare quella
più appropriata allo scopo. Per chi cresce imparando
due lingue, passare da una all'altra è naturale.
«I bambini che crescono in una famiglia in cui
non si parla una sola lingua, riescono a monitorare
più velocemente differenti stimoli linguistici
ancora prima di imparare a parlare, e così riescono
ad apprendere le proprietà fondamentali della
lingua di entrambi i genitori. Così da poter
gestire senza difficoltà due idiomi diversi.
Infatti anche se un bambino bilingue grosso modo deve
imparare il doppio dei vocaboli rispetto a un suo coetaneo
monolingue, perché deve apprendere due lingue
anziché una, non manifesta alcun ritardo nello
sviluppo delle capacità linguistiche. E produrrà
le sue prime parole come i bambini monolingui: la prima
parola indicativamente intorno a un anno, fino a produrne
una quindicina intorno ai diciotto mesi di vita.
Articolo scientifico Science* Flexible Learning of Multiple
Speech Structures in Bilingual Infants
Agnes Melinda Kovacs and Jacques Mehler
Published online July 9 2009; 10.1126/science.1173947
(Science Express Reports)
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Gli autori
Jacques Mehler è professore di neuroscienze
cognitive alla Scuola Internazionale Superiore di Studi
Avanzati di Trieste, dove dal 2001 dirige il Laboratorio
Linguaggio, cognizione e sviluppo.
Nato a Barcellona, ha studiato in Argentina, in Inghilterra
e negli Stati Uniti dove ha conseguito nel 1964 il Phd
alla Harvard University. Prima di arrivare a Trieste
ha diretto il Laboratorio di scienze cognitive e psicolinguistica
all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales-CNRS
di Parigi.
Il Language, Cognition and Development Lab che dirige
alla Sissa è un luogo di ricerca dove con il
suo team è impegnato a comprendere i meccanismi
attraverso i quali impariamo, memorizziamo e acquisiamo
il linguaggio. Conduce studi con i neonati, con i bambini
monolingui e bilingui e anche con gli adulti. Finora
sono migliaia le famiglie che hanno collaborato, accompagnando
i bambini in laboratorio per condurre alcuni esperimenti.
Tuttora le porte del laboratorio sono aperte per tutti
i soggetti interessati a partecipare agli esperimenti,
assolutamente non invasivi.
Agnes Melinda Kovàcs a maggio 2008 ha
conseguito il dottorato in neuroscienze cognitive alla
Sissa di Trieste e ora continua la sua attività
di ricerca al Central European University di Budapest
e presso lHungarian Academy of Sciences.
Ogni orecchio sente un mondo diverso
La corteccia uditiva è adattata e sintonizzata in ogni individuo in
modo diverso a seconda dell'ambiente che lo circonda
Neuroni Specchio. Lo specchio
dell'altro
Su di loro si raccontano storie diverse: Giacomo Rizzolatti, che li ha scoperti,
ci racconta quelle vere e quelle false