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a cura di Maurizio Melis
Ascolta
l'intervista a Daniele Daffonchio
I batteri preferiscono la democrazia. La curiosa notizia
(qui c'è odore di IgNobel) è stata pubblicata
su Nature Online, e annovera tra i firmatari un italiano:
Daniele Daffonchio, in forza alla Università
degli Studi di Milano (facoltà di Agraria).
In un centimetro cubo di terra vivono migliaia di specie
diverse di microbi (in genere del tutto innocui per
l'Uomo). Nel loro complesso, l'insieme di queste popolazioni
viene definito "comunità microbica".
In qualunque ambiente sia presente la vita, infatti,
si osserva la presenza di microscopici ecosistemi formati
da centinaia o migliaia di specie batteriche diverse,
ognuna composta da un diverso numero di rappresentanti.
Lo studio - che titolo a parte è serissimo -
si è concentrato proprio su questo particolare
aspetto: ovvero come la maggiore o minore uniformità
numerica delle specie influenzi la vita delle comunità
microbiche nel loro complesso.
L'esperimento si è svolto creando ad hoc tanti
piccoli microcosmi, ognuno con 18 diverse specie batteriche
che nuotavano in un brodo ricco di nutrienti. Ognuno
di questi campioni misurava si e no un millilitro, e
aveva concentrazioni differenti per le diverse specie
di microbi. In alcuni casi si trattava di mix equilibrati;
in altri erano invece presenti delle specie dominanti,
decisamente più numerose delle altre. A questo
punto, le piccole comunità sono state sottoposte
a uno stress, e si è visto come reagivano.
Lo stress che è stato scelto è un improvviso
aumento di salinità. Non tutti i batteri reagiscono
allo stesso modo alla presenza del sale: alcuni vanno
avanti come niente fosse, mentre altri vanno in grande
difficoltà o muoiono.
Nei campioni più disomogenei, in cui tuttavia
le specie dominanti erano resistenti al sale, prevedibilmente
non è successo granché; mentre quando
queste erano sensibili al sale la comunità ne
risultava sconvolta, e non riusciva recuperare facilmente
(le specie meno numerose, cioè, non riuscivano
a occupare efficacemente lo spazio vitale liberatosi
per la scomparsa della specie dominante).
Ma soprattutto, si è visto che le comunità
più equilibrate, quelle in cui ogni specie era
rappresentata pressappoco dallo stesso numero di individui,
si riprendono molto più rapidamente dallo stress.
Vale a dire che la condizione di uniformità tra
le varie specie che formano questa sorta di comunità
multietnica, è un fattore di stabilità
per tutta la comunità microbica, la quale reagisce
meglio alle difficoltà.
Questo dato ha implicazioni in vari fenomeni. Le comunità
batteriche, come abbiamo detto, sono praticamente onnipresenti,
ma sono anche altrettanto importanti. Esse sono il fulcro
della vita sulla Terra. Lo stesso organismo umano, per
funzionare, deve ospitare nel corpo più batteri
di quante non siano le cellule umane. I batteri sono
responsabili di alcune delle reazioni biochimiche più
importanti: dalla fissazione dell'azoto alla fermentazione
della birra alla produzione di metano. Imparare a gestire
meglio queste comunità può perciò
essere estremamente utile anche in termini applicativi.
Per esempio, i batteri vengono usati per "mangiare"
petrolio e inquinanti in casi di riversamento in mare
o sulla terra. Tuttavia, una volta liberati sul luogo
dell'incidente, i batteri rapidamente "svaniscono".
Più o meno lo stesso accade quando, in preda
al mal di pancia, si assumono fermenti lattici. Questo
studio evidenzia come ciò potrebbe essere dovuto
al fatto che è necessario tenere conto dei "numeri"
della comunità microbica a cui i microbi estranei
(spazzini o fermenti lattici che siano) vengono aggiunti.
E' così che vanno le cose quando, tra i batteri,
vige la democrazia.
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