Mediterraneo. L'impatto
ambientale non conosce confini
La
nave oceanografica israeliana Mediterranean Explorer
a cura di Chiara Albicocco
La ricerca oceanografica unisce i popoli che si
affacciano sul Mediterraneo: questo è il
significato del progetto 'L'impatto ambientale non conosce
confini' promosso e ideato dalle associazione Environmental
Ocean Team (Italia) e Ecoocean
(Israele).
Si tratta di un workshop teorico e pratico per studenti
universitari provenienti da Israele, Palestina, Italia,
Libano, Grecia, Turchia, Malta e Tunisia per realizzare
un'unica ed omogenea esperienza di apprendimento sullo
stato di salute del Mediterraneo e sui pericoli ambientali
che corrono coste ed ecosistemi marini.
Dopo un fase iniziale di conferenze e lezioni teoriche
svolta presso la sede dellEnea di Santa Teresa
La Spezia, i dodici studenti partecipanti sono stati
suddivisi in due imbarcazioni per la ricerca pratica
sul campo. Sulla barca a vela Adriatica (quella
di Velisti per Caso) i ragazzi erano
chiamati ad effettuare ricerche di bioacustica e avvistamenti
di cetacei. La barca era munita di un idrofono sottomarino
per il rilevamento delle vocalizzazioni dei cetacei.
Il team poteva contare sul supporto del Centro Interdipartimentale
di Bioacustica e Ricerche Ambientali (CIBRA) dellUniversità
di Pavia. Mentre sulla nave oceanografica israeliana
Mediterranean Explorer la ricerca era incentrata
sulla misurazione dei parametri dell'acqua (salinità,
pH, turbolenza, etc.) e la valutazione ella componente
biologica in sospensione. Qui la supervisione era affidata
al National Oceanography Centre di Southampton (UK).
Moebius si è imbarcato per
voi insieme agli studenti!!
Ascolta il servizio e le voci degli
organizzatori: intervengono nell'ordine Emilio
Tesi, coordinatore del progetto e membro di Environmental
Ocean Team; Roberto Meloni, membro di Environmental
Ocean Team; Claudio Fossati e Giovanni Caltavuturo
del CIBRA.