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a cura di Federico Pedrocchi
"Il bello della bicicletta"
di Marc Augè
Ed. Bollati-Boringhieri
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Marc Augé, antropologo francese, si occupa
di "tribù" contemporanee. Per esempio
quelle che vivono nelle città. Pagine di grande
efficacia ha scritto sui luoghi attraversati e/o occupati
da queste tribù (che poi siamo noi): gli aeroporti,
gli stadi, i metrò, strutture che Augé
suggerisce anche di chiamare "non luoghi".
Ma poi lui si dedica anche a comportamenti e strumenti,
e il suo ultimo lavoro riguarda la bicicletta, sulla
quale ragiona in un piccolo libro, Il bello della
bicicletta, edito da Bollati-Boringhieri.
Qualcosa di profondo - anzi, tante cose profonde - sono
cambiate nel comportamento della nostra specie dopo
l'avvento della bicicletta. E' stato un mezzo di trasporto
per centinaia di milioni di persone in tutto il mondo;
si pensi alla Cina ma anche all'Europa dei primi decenni
del secolo scorso. In Italia negli anni '50 circolavano
non più di 400 mila automobili, mentre fuori
dalle fabbriche si potevano scorgere delle intere pianure
occupate dalle due ruote, e Vittorio De Sica vinceva
un Oscar con Ladri di biciclette. La bicicletta è
stata anche il simbolo di uno sport con eroi omerici,
ai tempi di Coppi e Anquetil, prima del collasso contemporaneo
fatto di droghe dilaganti.
Come non ricordare - Augé lo fa - cosa significa
la bicicletta nella vita dei piccoli umani. E' il primo
mezzo di trasporto, ci chiama a una sfida difficile
con la gestione del senso di equilibrio, è uno
strumento fondamentale per mille giochi diversi (quando
i maschietti giocano a Star Trek, le due ruote diventano
i caccia della Enterprise).
Alla Fiera del Libro di Torino, Marc Augé ha
presentato il suo libro. Lo ha fatto in compagnia di
Bruno Gambarotta, uno dei nostri più abili
autori di programmi radio e tv, e ad Antonio Cederna,
attore e scrittore. Entrambi sono grandi appassionati
delle due ruote.
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