La lunga chioma bionda dolcemente mossa dal soffio
di Zefiro, il vento fecondatore, la nascita da una conchiglia
cullata dalle onde, il mantello fiorito porto dalla
ninfa della primavera. Elementi eleganti, soavi e straordinariamente
piacevoli rendono la Nascita di Venere del Botticelli
un capolavoro oggettivamente bello. Le linee eleganti,
armoniche danno a chiunque osservi il dipinto una sensazione
di benessere e serenità. Questo a livello di
percezione visiva ma in realtà succede
qualcosa anche a livello neurologico. Un gruppo di
ricercatori baresi ha studiato il rapporto tra il Bello
o il Brutto e il nostro cervello. Studiando anche
come il valore estetico possa influenzare la percezione
del dolore.
A fine '800 Pierre Auguste Renoir inviava in
prestito i suoi dipinti agli amici ammalati, ritenendo
che l'arte potesse attutire il dolore e favorire il
processo di guarigione. E' davvero così? Come
mai gli ospedali, che sono i centri per la cura del
dolore, sono sempre brutti e poco curati esteticamente?
Lo chiediamo a Marina De Tommaso del Dipartimento
di scienze neurologiche e psichiatriche dell'Università
di Bari, che ha condotto gli studi.
L'esperimento Nello studio in questione, i ricercatori hanno chiesto
ad alcuni giovani laureati della Facoltà di medicina
dell'Università Bari di osservare sul monitor
di un pc una successione di 300 famosi dipinti - realizzati
da Botticelli, Leonardo, Van Gogh, Klimt e molti altri
- e altrettante figure geometriche, e di attribuire
a ciascuno un giudizio estetico usando un'apposita scala.
In particolare si chiedeva ai volontari di scegliere
le 20 opere ritenute più belle e le 20 più
sgradevoli. Ampio successo hanno riscosso la Venere
del Botticelli (nella foto in alto) e Le Ballerine di
Degas; tra le meno gradite invece risultavano L'urlo
di Munch, Il bacio di Klimt, Botero e l'ultimo Picasso.
La prova è stata poi ripetuta applicando alcuni
elettrodi sul cuoio capelluto dei volontari, per registrare
un elettroencefalogramma (Eeg) mentre le immagini venivano
giudicate. In una fase successiva era prevista infine
l'introduzione di una variabile, ossia una lieve stimolazione
dolorosa su un polpastrello, dapprima acuta e poi applicata
in modo costante. Quando i volontari si trovavano di
fronte a immagini artistiche considerate "belle",
percepivano il dolore in maniera più blanda e
anche la registrazione dell'Eeg rivelava la reazione
in maniera chiara: una ridotta risposta cerebrale in
presenza delle immagini più belle.
Questa ricerca avrà un seguito. Al dipartimento
di neuroscienze di Bari stanno già lavorando
per realizzare la fase n.2 di questo prgetto, lo scopo
è quello di passare dall'immagine a due dimensione
alla reatà virtuale, per cui il volontario
si troverà immerso in diverse scene e in diverse
situazioni, come ad esempio la sala di un ospedale più
o meno gradevole a livello estetico. Verrà nuovamente
registrata la reazione al dolore attraverso l'elettroencefalogramma.
Chissà che questa nuova fase della ricerca non
porti poi all'applicazione in campo medico, concretizzando
la possibilità di realizzare ospedali più
piacevoli almeno alla vista...
Ogni orecchio sente un mondo diverso
La corteccia uditiva è adattata e sintonizzata in ogni individuo in
modo diverso a seconda dell'ambiente che lo circonda
Neuroni Specchio. Lo specchio
dell'altro
Su di loro si raccontano storie diverse: Giacomo Rizzolatti, che li ha scoperti,
ci racconta quelle vere e quelle false